giovedì 22 maggio 2008

Vincent Van Gogh di J. Lassaigne


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Miracolo. Giungendo ad Arles il 21 febbraio 1888, Van Gogh scopre la Provenza sotto la neve. E quando essa si scioglie, è come se ne restasse qualche fiocco nei primi fiori che nascono sugli alberi. Non si sa per quale motivo Van Gogh abbia deciso di andare ad Arles, ma nessuna scelta poteva essere migliore di quella che cadde su questa cittadina ancora così vicina alla più bella campagna con la sua passeggiata degli Alyscamps, con quella tranquilla rue des Morts, con tutte quelle presenze di cipressi, di ulivi, e con vicino la grande pianura della Crau in cui il sole ingiallisce il frumento ed esalta i cervelli febbrili. Ma agli è una veduta primaverile, la limpidezza di un cielo chiaro che fanno credere a Van Gogh di aver trovato il suo paradiso, il luogo ideale per fondare quel rifugio degli artisti che sogna.
Si è fermato, i primi tempi, in un piccolo hotel-ristorante posto all'entrata della città, la cui modesta camera, nel solaio, dà sulle mura e sui campi vicini. Per mancanza di spazio, dipinge il più delle volte fuori, abbagliato dal nitore che il freddo leggero dà agli alberi e alla vegetazione. Quando i germogli di aprile fioriscono, dipinge senza posa queste fioriture effimere che lo affascinano e la cui fragilità lo commuove. A metà di maggio prende in affitto un appartamento di quattro stanze in rue Lamartine, dove può trovare una sistemazione più economica e appendere ai muri le tele che a mano a mano va eseguendo. Ai primi di giugno, va in pellegrinaggio a Saintes-Maries-de-la-Mer, dove scopre un mare violetto insospettato, delle case ieratiche come i loro abitanti, soprattutto le donne che "hanno la maestosità delle figure di Cimabue e di Giotto". Al suo ritorno, è estate. Vive ora in mezzo ai colori densi e puri che gli ricordano l'oro antico, il bronzo, il rame.

dal libro Vincent Van Gogh di J. Lassaigne

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