sabato 17 maggio 2008

Omelia del giorno 18 Maggio 2008 di Mons. Riboldi


foto da www.giovannicertoma.it

Omelia del giorno 18 Maggio 2008

Santissima Trinità (Anno A)

Solennità della SS.ma Trinità


continuazione
................Diceva Paolo VI - cui mi riferisco spesso come a un grande maestro della fede - “Ma qui, figli carissimi, - figli della luce, tutti vi vogliamo chiamare, figli del giorno non della notte e delle tenebre, come dice S. Paolo (l Ts. 5,7) - una verità fondamentale è da ricordare: Dio è nascosto, come dice Isaia (45, 15). Molti segni, molti stimoli ci parlano e ci conducono alle soglie della Sua ineffabile realtà, ma è pur vero che noi, in questa vita presente, li vediamo di riflesso, nel mistero: la conoscenza razionale che possiamo avere di Dio è per la via della dimostrazione, il che comporta una disciplina semplice, ma rigorosa di pensiero e non lo raggiunge che negando i miti e sublimando le nozioni di perfezioni create che a Lui possiamo applicare; quella poi per fede è più piena, più sicura, più viva, ma ancora priva della visione diretta e beatificante che un giorno speriamo di avere nella Sua beatificante Verità. Dio tace, dice la letteratura moderna; tace al nostro orecchio, ma per farsi cercare e ascoltare per altri mezzi. E allora un primo dovere ci coglie, quello di godere della conoscenza che già abbiamo di Dio, e un secondo, quello di cercarLo,
di cercarLo appassionatamente, dolcemente, come quando Egli si lascia incontrare. È questo il senso profondo della nostra vita presente: una vigilia che spia e attende la Sua luce. Dio non è un’invenzione, è una felice scoperta” (Novembre 1968).
Un giorno ho incontrato giovani appartenenti a fedi orientali, che portavano in fronte un punto ben visibile. In un primo tempo ho pensato che proprio quel punto, al centro della fronte (parte nobile dell’uomo) fosse una delle tante eccentricità del nostro tempo.
La spiegazione che mi dettero mi stupì: “Questo - mi dissero - è il segno che noi siamo di Dio. Con questo punto noi invitiamo noi stessi al rispetto della nostra vita, del nostro corpo, per questa presenza di Dio. Ma invitiamo nello stesso tempo tutti gli altri che incontriamo a ricordarsi chi davvero siamo e, di conseguenza, ad avere massimo rispetto non tanto dell’uomo, quanto di Dio che ha preso possesso di noi”.
Era certamente il senso che dava mia mamma, e chissà quante di voi, ogni volta che, fin da piccoli, ci invitava o accompagnava nel fare il segno della croce, come a ricordarci sempre che ‘siamo figli di Dio’ e così ci ricordiamo che Dio è vicino a noi, sempre.
Ogni volta vado in macchina, l’autista che mi accompagna si fa il segno di croce prima di accendere il motore. Gli chiesi una volta la ragione. “Non c’è guida più sicura in macchina o nella vita che mettersi nelle mani di Dio e io Glielo ricordo con il segno della croce”.
Scriveva il caro vescovo Tonino Bello: “La nostra Chiesa, essendo icona della Trinità, deve essere per chi la guarda occasione di incontro personale con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo, viventi nella comunione. Anzi, uno più guarda la Chiesa più deve essere ricondotto al Mistero Trinitario, con il desiderio di viverne le conseguenze. La ragione d’essere della Chiesa è tutta qui.
Intanto, essendo icona, deve mostrarsi come immagine della Trinità. Deve viverne la logica della comunione, la quale, anche se insidiata dalle contraddizioni e dal peccato, costituisce il ‘filo rosso’ che deve attraversare tutto il suo impegno.
In secondo luogo, della Trinità, la Chiesa non deve essere un’immagine neutra da incorniciare perché faccia da soprammobile, ma un’immagine provocante, che provoca cioè il mondo alla comunione. Infine la Chiesa deve essere anticipo della tavola promessa. Luogo cioè dove si sperimenta, nei segni, la comunione trinitaria cui siamo chiamati a partecipare, in modo definitivo e completo, alla fine dei tempi. Se la Trinità è tavola promessa per tutto il genere umano, la Chiesa ne fa pregustare le vivande.
Questo è il segno della celebre espressione del Concilio quando parla della Chiesa come sacramento o ‘segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano’.
Tra la Trinità e il mondo quindi c’è la Chiesa” (Tonino Bello).
Con Madre Teresa di Calcutta preghiamo:
“O Dio noi crediamo che Tu sei qui. Noi Ti crediamo e Ti amiamo con tutto il cuore e con tutta l’anima, perché sei degno del nostro amore. Noi desideriamo amarTi come i beati fanno in Cielo, noi adoriamo tutti i disegni della Tua Provvidenza. O Gesù, unico Amore del mio cuore, desidero soffrire qualsiasi cosa io soffro e tutto quanto Tu vorrai che io soffra, solamente per amore. Non per i meriti che posso acquisire, ma solo per piacere a Te e lodare Te”.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: http://www.vescovoriboldi.it/
E-mail: riboldi@tin.it

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