sabato 10 maggio 2008

Omelia del giorno 11 Maggio 2008 di Mons. Riboldi

Omelia del giorno 11 Maggio 2008

Pentecoste (Anno A)

Pentecoste: “grande ora è questa”!


Oggi è la “grande ora”, che potremmo definire “Natale” della Chiesa.
Sembra di assistere al racconto biblico della creazione dell’uomo, quando Dio, dopo aver composto con il fango questo incredibile frutto del suo immenso amore, che siamo noi, ci ha resi partecipi della sua stessa vita divina, infondendoci il Suo Spirito.
L’uomo non poteva e non doveva essere solo.
Da solo l’uomo non può capire né amare la vita.
Ha bisogno dell’Altro per amare e sentirsi amato.
Lo dice espressamente Gesù: “Senza di me non potete far nulla. Io sono la vite e voi i tralci”.
E per dare un’immagine quasi visibile, che sia comprensibile, ci definisce “dimora”, ossia “casa”, in cui sceglie di abitare lo Spirito Santo.
Così lo Spirito Santo diventa “anima della nostra stessa vita”.
Lo straordinario evento divino della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, che diventano così Chiesa - e con loro i discepoli di tutti i tempi e noi oggi - è raccontato negli Atti degli Apostoli: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro ed essi furono pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo parlare la nostra lingua nativa?” (At. 2, 1-11)
Ed immediatamente, “come nati da nuova creazione”, agli Apostoli, di cui conosciamo la grande debolezza nel momento della prova, si evidenzia il senso profondo di quello che era accaduto a Gesù, - confermati da Lui, che era veramente il Figlio di Dio - e questa consapevolezza si accompagna ad una straordinaria potenza, loro sconosciuta, che li porta a proclamarLo con coraggio nelle stesse piazze da cui, pochi giorni prima, erano fuggiti per paura.
Davvero erano diventati “altra cosa”, di grande potenza, fino al martirio.
Ormai erano diventati “casa dello Spirito”: le loro voci, le loro parole erano voci e parole dello Spirito. Le loro mani, mani dello Spirito, che sapeva compiere prodigi per confermare quanto la voce proclamava. Ed in breve “tutta la terra risuonò” delle opere dello Spirito Santo.
In loro la Chiesa - che allora nasceva e che ora siamo noi - non si muoveva più come povertà dell’uomo, incapace di “fare di un capello bianco un capello nero”, ma come forza e potenza di Dio.
E la Pentecoste non è un evento che si ferma agli Apostoli, ma è ed opera sempre in chi vive la Chiesa. Davanti a tutte le inutili chiacchiere degli uomini, che parlano senza contenuti di speranza e di verità, come non fossero ancora toccati dalla forza dello Spirito, la Chiesa, nata dalla Pentecoste, sempre ha saputo e sa raccontare i grandi prodigi che lo Spirito compie: incredibili e meravigliosi prodigi in ogni angolo della terra, che si compiono sotto i nostri occhi e cancellano la miseria dell’uomo, per fare spazio alle grandi opere che lo Spirito nell’uomo può compiere.
È davvero, questo giorno, la nostra festa: la solennità della Chiesa.
Così cantava Paolo VI:
“Grande ora è Questa, che offre ai fedeli la sorte di concepire la vita cattolica come una dignità e una fortuna, come una nobiltà e una vocazione.
Grande ora è questa, che sveglia la coscienza cristiana dall’ assopimento consuetudinario, in cui, per moltissimi, è caduta e la illumina a nuovi doveri e diritti.
Grande ora è questa, che non ammette che uno possa dirsi cristiano e conduca una vita moralmente molle e mediocre, isolata ed egoista, caratterizzata solo da qualche precetto religioso e non piuttosto trasfigurata dalla volontà positiva, a volte eroica, umile e tenace sempre, di vivere la propria fede in pienezza di convinzioni e di propositi.
Grande ora è questa che bandisce dal popolo cristiano il senso della timidezza e della paura, il demone della discordia e dell’individualismo, la viltà degli interessi temporali soverchianti quelli spirituali.
Grande ora è questa, che fa dei bambini perfino, dei giovani, delle donne, degli uomini di pensiero, degli infermi, schiere di anime vive e ardenti per un messianismo non fantastico, non illusorio del Regno di Dio.
Grande ora è questa, in cui la Pentecoste invade di Spirito Santo il Corpo mistico di Cristo e gli dà un rinato senso profetico, secondo l’annuncio dell’apostolo Pietro, nella prima predica cristiana che l’umanità ascoltava: ‘Profeteranno i vostri figli e le vostre figlie, i giovani vedranno visioni, i vecchi sogneranno sogni. E sui miei servi e le mie ancelle, in quei giorni, effonderò il mio Spirito e profeteranno. (At. 2, 17-18)”.
E nello stesso discorso il grande Papa affermava:
“Benché dopo la resurrezione Gesù Cristo si è fatto invisibile ai nostri occhi, nondimeno sentiamo che Egli vive con noi, perché sentiamo il suo respiro. Chiamo respiro di Gesù Cristo l’effusione dello Spirito Santo e la prima volta che il genere umano sentì questo potente respiro fu il giorno di Pentecoste”. (Discorso 1957)
Paolo VI sapeva molto bene ‘profetizzare’ l’evento della Pentecoste che - ieri, oggi e sempre - è lo Spirito Santo che opera in noi in modo meraviglioso e potente.
Quante volte, vedendo o udendo cristiani, vescovi, sacerdoti, laici, le nostre stesse mamme, abbiamo esclamato: “E’ davvero ispirato!”, ossia possiede “il respiro dello Spirito”.
Chi di noi non ha fatto esperienza, se davvero viviamo la fede in modo vero, della Presenza e Forza dello Spirito che ci ha “suggerito” parole che venivano da “un Altro”, o ci ha fatto scoprire in noi un coraggio nell’affrontare certe prove, che superavano la nostra naturale debolezza...e noi stessi ci siamo meravigliati?
È una Presenza, un Respiro che mai mancherà in noi, nella Chiesa, fino alla fine dei tempi.
Lo Spirito Santo “dimora” in chi Lui sceglie e chiama nel tempo, e questi discepoli diventano, se docili strumenti nelle sue mani, la divina “penna” che tra le dita di Dio scrive, anche oggi, la salvezza dell’umanità.
Basta per un istante gettare lo sguardo su tanti che sono stati o sono tra noi e hanno stupito per le opere compiute: Chiara Lubich, di recente ritornata a Dio; don Oreste Benzi, Papa Giovanni Paolo II e tantissimi altri: davvero possiamo dire che la Chiesa è una continua Pentecoste, anche oggi!
Quante volte viene da esclamare: “Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra!”.
A mio parere, mai come oggi, tutto il mondo guarda alla Chiesa che sa parlare - come fosse tornata in possesso di tutte le lingue - a tutti gli uomini, che cercano e sperano di trovare la verità della vita e la forza per viverla.
Quante volte la Chiesa, tramite i suoi ministri, ha posato le sue mani sulla nostra testa per invocare la discesa dello Spirito Santo!
Basterebbe ricordare la nostra Pentecoste, quando il vescovo ci ha amministrato il sacramento della Confermazione o Cresima, ponendo le sue mani sulla nostra testa e ungendoci la fronte con il S.Crisma.
In quel momento lo Spirito Santo è disceso con i Suoi Doni, rendendoci abili ad una vita santa, non solo, ma per essere apostoli del Suo Amore.
Dice S. Paolo oggi:
“Nessuno può dire Gesù è il Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti, e a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”. (1 Cor. 12,3-7)
Che stupore anche solo sapere che ognuno di noi ha un “dono particolare”, ossia una capacità che può diventare manifestazione della potenza dello Spirito!
Ma che responsabilità!
Così la Pentecoste diventa come un grande fiume che, scendendo a valle, si divide in tanti rigagnoli, che poi vanno ad irrigare la campagna, che così torna a vivere.
E questi rigagnoli siamo noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito nella Cresima.
Vivere la nostra fede, soprattutto vivere la pienezza della carità, con l’esercizio dei carismi datici dallo Spirito, è alimentare il torrente di grazie sull’umanità.
Cantiamo con la Chiesa, oggi:
“Vieni Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua Luce.
Vieni Padre dei poveri, vieni Datore dei Doni, vieni Luce dei cuori.
Consolatore perfetto, Ospite dolce dell’anima, dolcissimo Sollievo.
Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto.
O Luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua Forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli, che solo in Te confidano, i Tuoi santi Doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna”.


Antonio Riboldi – vescovo -
Internet: www.vescovoriboldi.it

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