giovedì 15 maggio 2008

Non ti muovere di M. Mazzantini


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Perchè ti racconto tutto questo? Non ho una risposta da darti. Una delle mie risposte precise, brevi, "chirurgiche", come le chiami tu. E' l'emorragia della vita che bussa alle tempie. Come l'ematoma nella tua scatola cranica. Adesso lo so, Angela, sei tu che stai operando me.
Non cerco il tuo perdono, non sto approfittando del tuo viaggio. Credimi, mi sono giudicato molti anni fa, seduto su quel marciapiede. Ed è stato un verdetto senza ritorno, fermo nelle stagioni come una pietra tombale. Io sono colpevole, le mia mani lo sanno.
Ma sapessi quante volte ho immaginato quel figlio perso. L'ho visto crescere accanto a te come un gemello sfortunato. Ho cercato di dargli sepoltura, vanamente. E' tornato quando voleva, si è infilato nei miei passi, nelle mie ossa che invecchiano. E' tornato in tutti gli esseri disarmati, nei bimbi calvi del reparto oncologia pediatrica, è tornato in un istrice che investii su una strada di campagna. E' tornato nei danni che ti ho fatto.
Ti ricordi il judo? Non volevi andarci, ma io ti ho costretta, a modo mio, con il silenzio, con quei rimproveri muti che prima di piegarti ti rattristano. Circolavo intorno a quella palestra vecchia, di vecchi attrezzi, di vecchi maestri, con il sacco da pugilato, il linoleum scollato. Scendevo dalla macchina, annusavo il sudore, i visi dei combattenti, prendevo gli opuscoli con gli orari. Che dirti, Angela? La solita solfa. Che da ragazzo mi sarebbe piaciuto essere un campione di arti marziali, infilarmi in una palestra come quellea, di notte, con quelle canottiere, quei muscoli veri, quelle facce ruvide, e armarmi, sotto la giacca e gli occhiali delle buone maniere, di una forza invisibile e certa. Due mosse e atterrare qualcuno, un collega, quell'infermiere di una stazza che fa paura a guardarlo. Sogni di un uomo vile, di un bambino flaccido. Potrei dirti così. Ed è vero, questo c'era. Questo cespuglio di sentimenti un pò spregevoli e un pò patetici c'era, ma c'era anche altro. C'era inconfessata la voglia di piegarti, di farti qualcosa di storto, perchè la mia vita storta cadeva sulle tue spalle. E c'erano i presupposti per farla franca. Era un buono sport, anche tua madre non riuscì a trovare controindicazioni sul mio viso paterno. Certo, c'eri tu, che volevi fare danza, e ti muovevi per la casa sulle punte con un foulard di tua madre stretto sui fianchi. Volevi ballare, Angela Ma eri troppo alta per la danza. Eri idonea al judo. E' un buono sport, dissi, una disciplina per lo spirito. Bisogna essere leali, rispettare le mosse, i compagni, maschie e femmine insieme. Ti presi per la manina, ti comprai le ciabatte, e ti portai in quella palestra interrata.

dal libro Non ti muovere di Margaret Mazzantini ed. Mondadori

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