venerdì 23 maggio 2008

Le notti bianche di Fedor Michailovic Dostoevskij


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Era una notte incantevole, una notte quale può forse capitare soltanto quando siamo giovani, mio amabile lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso che, guardandolo, si era costretti a chiedere a se stessi involontariamente: è mai credibile che possano vivere sotto un simile cielo persone irate e capricciose? Anche questa è una domanda da giovane, amabile lettore, da uomo molto giovane; ma che Iddio ce ne mandi di simili più spesso, per rallegrarci l'animo!...Parlando di gente capricciosa e di vari individui di cattivo umore, non ho potuto fare a meno di ricordarmi della mia condotta esemplare durante tutto quel giorno. Fin dalle prime ore del mattino aveva incominciato a torturarmi un'angoscia strana, sorprendente. Mi era parso ad un tratto che tutti stessereo per abbandonarmi, lasciarmi solom e che tutti si allontanassero da me. S'intende, ognuno ha il diritto di chiedere: chi sono dunque tutte queste persone? Poiché, ecco, io vivo da otto anni a Pietroburgo e non son riuscito a procurarmi quasi nessuna conoscenza. Ma a che cosa servono le conoscenze? Anche così tutto mi è noto, di Pietroburgo; ecco perché mi era sembrato che tutti stessero per abbandonarmi, quando tutta Pietroburgo si era alzata e a un tratto era partita per la villeggiatura. Mi spaventava l'idea di rimanare solo, e per tre giorni interi avevo vagato per la città in preda ad una profonda malinconia e non riuscivo in nessun modo a capire che cosa mi fosse successo.....

dal libro Le notti bianche di Fedor Michailovic Dostoevskij

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