giovedì 15 maggio 2008

La vita interiore di Alberto Moravia


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Io: Forse eri grassa perché mangiavi troppo.
Desideria: No, al contrario, mangiavo troppo perché ero grassa. Cioè, mangiavo per consolarmi, col cibo, della mia infelicità. E infatti mangiavo anche quando non avevo fame, per una specie di stimol nervoso un pò simile a quello che spinge i fumatori ad accendere una sigaretta dopo l'altra. Per esempio, mentre facevo i compiti, mi poteva avvenire di avvertire un prurito tra le gambe, o sotto il seno. Portavo allora la mano al luogo dove mi prudeva, sentivo quell'enorme grassezza di cui per un poco mi ero dimenticata e, subito, dopo essermi grattata, andavo con la stessa mano ad un cartoccio di dolci che tenevo sempre pronto nel cassetto e me ne mettevo uno in bocca e così dimenticavo di essere grassa mangiando, cioè facendo, appunto, qualche cosa che avrebbe aumentato la mia grassezza. Oppure mi alzavo, andavo in cucina, aprivo il frigorifero e allungavo le mani su quello che ci trovavo, avanzi freddi di carne e verdure, vasetti di miele o di marmellata. Mi rimpinzavo a caso e in gran fretta, poi, con la bocca ancora piena, tornavo in camera mia. La mattina, prima di entrare a scuola, benché avessi fatto da poco la colazione, andavo in una pasticceria e compravo delle paste, da tenere sotto il banco e mangiare via via durante le lezioni. La mia camera era sempre piena di scatole e di sacchetti nascosti un pò dappertutto; sulla mia scrivania, nei cassetti, c'erano sempre delle briciole e degli avanzi. Nello stesso tempo, ero diventata, olte che ghiottona anche ubriacona. Mi piaceva soprattutto il vino che tracannavo direttamente dalle bottiglie, a grandi sorsi, facendo poi schioccare la lingua; ma mi attaccavo anche ai flaconi dei liquori forti che stavano allineati sulle mensole del bar, in fondo al soggiorno............

dal libro La vita interiore di Alberto Moravia - ed.Tasc. Bompiani

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