lunedì 26 maggio 2008

Il viaggio più lungo di E.M. Forster


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c1/Forster_young.jpg/200px-Forster_young.jpg

"Mi avevi scambiato per la driade?", gli domandò. Ella sedeva e Rickie le posava la testa sul grembo. Ve l'aveva appoggiata un momento, prima di votarsi a morte, ma lei non gli aveva permesso di toglierla di là.
"Vorrei tanto che tu non fossi una donna", egli sussurrò.
"Caro mio, son una donna dalla testa ai piedi. Non scompaio mica nei boschetti, negli alberi. Pensavo che non venissi mai da me."
"Ti aspettavi...?"
"Speravo. Ti chiamavo sperando."
Nella piccola valle non era né gennaio né giugno. Le pareti di gesso escludevano tutte le stagioni e gli abeti non sembravano avvertire il loro passaggio. Solo, di tanto in tanto, gli odori dell'estate arrivavano di soppiatto dal bosco soprastante, a ricordare il declinante anno. Ella si chinò a sfiorarlo con le labbra.
Sussultando, egli esclamò appassionatamente: "Non scordare che la cosa tua più grande è già finita. Io l'ho dimenticato; sono troppo debole, io. Ma tu non devi dimenticarlo. Quel che ti dissi allora è è più grande di quel che ti dico adesso. Quello che lui ti diede, allora, è più grande di quanto tu possa mai ricevere da me".
Ella era spaventata. Di nuovo, ebbe il senso di qualcosa di anormale. Poi disse: "Che sono, tutte queste sciocchezze?". E lo strinse fra le braccia.

dal libro Il viaggio più lungo di E.M.Forster - ed. Gr.Tascab.Newton

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