giovedì 1 maggio 2008

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde






....Dietro tutte le cose squisite che esistone cìè qualche cosa di tragico: bisogna che il mondo sia in travaglio, perché possa sbocciare il più umile dei fiori...Come era stato delizioso la sera prima, a pranzo, seduto in faccia a lui al circolo, con gli occhi spalancati e le labbra semiaperte, con un piacere misto di spavento, mentre i paralumi rossi macchiavano di un rosa più intenso la vivente meraviglia del suo volto! Parlare con lui era come sonare un violino perfetto; rispondeva a ogni tocco, a ogni fremito dell'arco... Quando si esercita un'influenza si prova qualche cosa di terribilmente inebriante; non esiste altra attività come quella. Gettare l'anima di una persona entro una forma graziosa e lasciarvela riposare per un momento; sentir riecheggiare le proprie concezioni intellettuali, con l'aggiunta di tutta la musica della passione e della giovinezza; trasferire in un altro il proprio temperamento come se fosse un fluido sottile o un profumo strano, in tutto questo c'è una vera gioia, forse la gioia più soddisfacente che ci sia rimasta in un'età limitata e volgare come la nostra, un'età grossolanamente carnale nei piaceri e grossolanamente volgare nelle aspirazioni...Ed era un tipo meraviglioso, quel ragazzo, che un caso tanto curioso gli aveva fatto incontrare nello studio di Basil; o almeno di lui si poteva fare un tipo meraviglioso. Aveva la grazia e la candida purità dell'adolescenza e una bellezza pari a quella che ci hanno tramandato i marmi greci. Che peccato che una tal bellezza fosse destinata a svanire!... E Basil, dal unto di vista psicologico, com'era interessante! La sua nuova maniera artistica, il suo nuovo modo di guardare la vita, che gli era suggerito così stranamente dalla semplice presenza visibile di uno che non ne aveva neanche lontanamente coscienza; lo spirito silenzioso che viveva nell'oscurità dei boschi ed errava invisibile per l'aperta campagna e che improvvisamente, simile a una Driade, ma non impaurita, si manifestava perché nell'anima di colui che ne andava in cerca s'era destata quella prodigiosa visione cui solo si rivelano le cose prodigiose; le linee e le forme delle cose che divengono, per così dire, affinate e acquistano una specie di valore simbolico, come se esse stesse fossero modelli di qualche altra e più perfetta forma, della quale trasformano l'ombra in realtà; come era strano tutto questo! Gli torno a mente qualche cosa di analogo nella storia. Non era stato Platone, quell'artista del pensiero ada analizzarlo per primo? Non era stato il Buonarroti a scolpirlo nel marmo colorato di una quartina di sonetto? Ma nel nostro secolo era una cosa strana...


dal libro Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde - ed. De Agostini Novara

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