giovedì 1 maggio 2008

Il primo cantico di R. Kipling




Quella donna era mia, ora, la trovai lì nel buio.
Portandola via dal campo ammutolito, la legai.
La sua tribù ci inseguì furente, prima che la toccassi
Udendo il suo riso nel buio, molto l'amai.

Corremmo rapidi nel bosco, nessuno a proteggerci.
Poche e lontani i miei; poi ci bloccò l'inondazione,
figlia del mare (così la chiamiamo), cupa e gonfia.
Aspettammo ansando la morte, predatore e preda.

Ma prima che arrivassero al tiro della mia lancia,
lei balzò su un tronco, lieve, in mezzo all'acqua;
e tenendo sollevate e aperte le pelli che la vestivano
invicò il Dio del Vento in suo soccorso.

L'albero presa vita a quelle parole (lode al Donatore!),
come lontra prese il largo, s'immise nel flusso,
mentre le loro asce cadevano invano, tra guizzi e tonfi.
Stupore e timore mi tennero - ma lei cantava!ù

Bassa laggiù la terra. L'azzurro ci cingeva,
il suolo degli Dei liscio intorno a noi.
Non sussurro, non parola, non ombra o apparizione,
finché la luce s'agitò sulle acque, splendente e crescente.

Allora il dio balzò al suo posto, balenando,
lui, il Reggitore, il Sole, nudo al nostro splendore.
Anzi, neanche a una lega dai nostri occhi abbagliati,
aperse la Porta del Mondo, enorme e stupefacente!

Oh, vedemmo (restando vivi) - l'abisso di fuoco!
Poi il dio parlò all'albero del nostro ritorno;
e si rivolse alla spiaggia della nostra fuga, lento, intrepido,
verso i nostri inseguitori; ma sacri eravamo, ora.

Quegli uomini così furiosi, e le donne che li seguivano,
e i piccoli cui erano promesse le nostre ossa, s'inchinarono
tremebondi. Sulla vinta tribù, piegata e servile,
dall'alba tornammo profeta e sacerdotessa!

dal libro Poesie di R. Kipling - ed. Gr.Tasc.Econ.Newton

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