venerdì 9 maggio 2008

Gente di Dublino di J. Joyce


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"Ogni anno che passa sento più fortemente che non vi è tradizione che onori il nostro paese e che più dovrebbe essere conservata, quanto l'ospitalità. E'una tradizione unica fra le nazioni moderne, secondo quanto può giudicare la mia esperienza, ed ho visitato non pochi paese stranieri. Qualcuno potrebbe insinuare che per noi è piuttosto un difetto anziché una qualità della quale ci sia da vantarsi. Ma anche ammettendo questo, è, a mio parere, un difetto principesco che io spero resterà coltivato tra noi a lungo. Di una cosa, almeno, sono sicuro; fin quando questo tetto accoglierà le buone signorine di cui parlavo or ora - e spero di tutto cuore che sia per molti e molti anni ancora - la tradizione della sincera, calda e cortese ospitalità irlandese, che i nostri avi ci hanno trasmessa e che a nostra volta trasmetteremo ai nostri discendenti, rimarrà sempre viva tra noi".
Un sincero mormorio di approvazione corse per tutta la tavola. Il pensiero che la signorina Ivors se ne era andata in modo poco cortese, gli traversò la mente ed egli disse pieno di fiducia in sé:
"Una nuova generazione cresce fra noi, una generazione animata da nuove idee, da nuovi principi. Essa è seria e piena d'entusiasmo per queste nuove idee ed il suo entusiasmo anche quando sbaglia indirizzo è, io credo, per lo più sincero. Ma noi viviamo in un secolo scettico, e, se posso servirmi dell'espressione, tormentato dal pensiero: e talvolta io temo che questa nuova generazione istruita e iperistruita com'è, debba mancare delle qualità di umanità, di ospitalità, di gentile spirito che erano proprie dei vecchi tempi, Sentendo pronunciare stasera il nome di tutti quei grandi cantanti del passato, mi è parso, devo confessarlo, che viviamo in'epoca meno spaziosa. I tempi d'allora potrebbero essere chiamati, senza tema di esagerazione, i tempi spaziosi; e se essi sono passati senza speranza di ritorno, speriamo almeno che in riunioni come quella di questa sera, se ne parlerà sempre con orgoglio e affetto, che nei nostri cuori ameremo sempre la memoria di quei grandi scomparsi la cui gloria il mondo non lascerà certo perire".

dal libro Gente di Dublino di J. Joyce ed. Ist. Geogr. de Agostini

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