lunedì 26 maggio 2008

Dalle belle creature un frutto amiamo di W. Shakespeare



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Dalle belle creature un frutto amiamo,
che mai non muoia di beltà la rosa
ma come al tempo ceda, maturando,
rechi un tenero erede la memoria.
Ma ai tuoi splendenti occhi sposo sei
tu, di te nutri il fuoco tuo, la luce,
dov'è abbondanza carestia facendo,
a te, alla tua dolce essenza crudo.
Tu, l'ornamento fresco ora del mondo,
unico araldo a gaia primavera,
il tuo contento seppellisci in boccio,
tenero avaro, e ammucchiando sperperi.
Pietà del mondo! o quanto al mondo devi
ingordo inghiotti, e nella tomba o in te.

dal libro I Sonetti di W. Shakespeare - ed. Gr. Tasc. Econ. Newton

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