domenica 13 aprile 2008

Severina di Ignazio Silone


...."A più tardi!" disse allegramente alla padrona mentre si avviva con passo spedito verso il capolina dell'autobus.
A quell'ora mattutina era l'unica passeggera. Non aveva affatto sonno. Nell'aria rinvigorente, con l'esaltazione di essere trasportata in alto, si sentiva fisicamente rinascere. La funivia mise circa mezz'ora per portarla a Campo Imperatore. Da lì , Severina cominciò a salire lungo la pista serpeggiante che conduceva alla cima. Era erta e sassosa, difficiel al punto da costringerla qualche volta ad aiutarsi con le mani per non sdrucciolare.
Quando arrivò sulla vetta, tutta la natura attorno a lei sembrava appena creata. Avrebbe quasi voluto credere in Dio per poterlo ringraziare della scena miracolosa che da ogni parte si stendeva davanti ai suoi occhi. Dal Velino alla Maiella, il monte sacro dove in secoli lontani si erano rifugiati tanti eremiti, dominava metà dell'Abruzzo. Ad ovest poteva scorgere il mare Tirreno, ad est le era vicino l'Adriatico. Verità e bellezza erano sempre state per lei inseparabilI. Benché non avesse mai trovato alcuna prova convincente dell'esistenza di Dio, le era ovvio che questo splendore di cielo, terra, monti doveva essere la creazione di qualche forza sovrannaturale. Non poteva credere in Dio soltanto per essere salita sul Gran Sasso: ma una speranza segreta, come una minuscola pianticella, stava prendendo radice in lei.
Severina rimase lassù a lungo. Si sentiva infinitamente piccola davanti a quell'immensità, eppure pervasa da una forza immane. Raccolse da terra un sassolino e lo mise in tasca prima di affrontare la discesa....

dal libro Severina di Ignazio Silone

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