sabato 26 aprile 2008

Omelia del 27 Aprile 2008 - Mons. Riboldi


.....Ma forse non pensiamo che Gesù parlava e parla, con tanta effusione, del Suo Amore a noi, oggi! Eppure Gesù sapeva quello che Lo attendeva da lì a poco, ossia la tragica notte della Sua Passione, che avrebbe provocato tanto smarrimento negli Apostoli, uno smarrimento comune a tutti noi.
Non è certamente cosa da poco trovarsi - tutti noi, poveri uomini - di fronte ai compiti che la vita inevitabilmente ci pone.
Ci sono momenti di grande solitudine, a volte creata da chi ci sta attorno, che non si accorge neppure della nostra sofferenza o difficoltà; ci sono quei momenti di ‘angoscia’, perché il ‘sentirsi soli’ nasce dal non capire neppure noi stessi. Sono quelle che chiamiamo ‘crisi’. Quanta gente soffre per questo!
È vero che, a volte, si cerca di evitare questo ‘assordante silenzio dentro di noi’, cercando con il chiasso del mondo di cancellarlo o facendo prevalere la ‘voglia di star bene’, anche se non si sta bene!
Ma viene per tutti, in qualunque situazione, l’impatto con il dolore o con la necessità delle scelte o con la durezza del proprio compito.
Guardare in faccia la propria croce è da gente forte, da gente di autentica fede e di amore. Farsi prendere dallo spavento della solitudine, dell’abbandono è come gettare le armi, prima di averle prese in mano: è rinunciare a vivere, senza avere risolto alcun problema, lasciando sospeso ciò che non può essere lasciato in sospeso.
È in questi momenti che si cerca, si invoca Chi sappia darci una ragione del nostro smarrimento, in altre parole ci riporti alla gioia della vita, anche se da una croce.
Per questo Gesù, quella sera, come gettando lo sguardo avanti, dice ai Suoi, a noi: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché Egli dimora presso di voi e sarà in voi. NON VI LASCERÒ ORFANI, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più: VOI invece MI VEDRETE, PERCHÉ IO VIVO E VOI VIVRETE. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me” (Gv 14, 15-21).
Nella tristezza è la grande notizia, per tutti: “NON VI LASCERÒ ORFANI
!”....

dall'Omelia del 27 Aprile 2008 - Mons. Riboldi

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