lunedì 28 aprile 2008

Il ventre di Parigi di Emile Zola


http://img211.imageshack.us/img211/4821/xarduinnal7.jpg

....Intanto gli anni passavano. Florente che aveva ereditato lo spirito di sacrificio della madre, teneva Quenu sempre in casa come una ragazza svogliata. Gli risparmiava perfino le più piccole cure domestiche, andava lui a far la spesa, lui rigovernava la casa e faceva la cucina. Diceva che ciò lo sollevava dai tristi pensieri. Era quasi sempre cupo e credeva di essere cattivo. Quando rincasava la sera, tutto inzaccherato, la testa bassa per l'odio che portava ai figli degli altri, s'inteneriva per l'abbraccio di quel ragazzo grande e grosso che trovava intento a giocare alla trottola sul pavimento della camera. Quenu rideva nel vederlo tanto maldestro a preparare una frittata o per la gravità con cui cucinava il lesso. Ma spenta la luce, in letto Florent ridiventava triste, pensava di riprendere gli studi di diritto, si ingegnava di distribuire il tempo in modo da poter assistere alle lezioni della facoltà. Alla fine ci riuscì e fu pienamente felice, ma una febbricola lo costrinse a letto otto giorni e fece un tal vuoto nel suo bilancio che preoccupato, scoraggiato abbandonò per sempre la speranza di finire gli studi. Fu assunto poi come professore in un pensionato di rue de l'Estrapade, a milleottocento franchi di stipendio all'anno. Fu una fortuna. Col denaro risparmiato poteva metter da parte qualcosa per Quenu. A diciotto anni lo trattava ancora come una signorina a cui dovesse fare la dote.
Durante la breve malattia del fratello, anche Quenu aveva fatto le sue brave considerazioni. Un mattino dichiarò che avrebbe lavorato, ormai era abbastanza grande per badare a se stesso. Florent fu profondamente commosso.

dal libro Il ventre di Parigi di E. Zola

Nessun commento:

Posta un commento