giovedì 1 maggio 2008

Il sangue degli altri di Simone de Beauvoir

"Non posso darti consigli" disse mia madre tristemente.
Quando eravamo piccoli, ci aveva severamente insegnato a non mentire; ma neanche lei, adesso, era più sicura di niente: né della prudenza, né della carità, né della verità. Perché non mentire? A poco a poco, l'idea si faceva strada. Se non potevo lasciarti libera, se la mia sola esistenza era la tua schiavitù, perché non impradronirmi almeno della situazione che t'imponevo? Ero costretto a decidere per te: benissimo! avrei deciso. Volevo amarti: ti amavo; desideravo che fossi felice: ti avrei resa felice. La menzogna dopotutto era l'unica arma che mi permettesse di sfidare il potere abusivo della realtà. Perché starmene di fronte a te ostinato, stupido, un cuore arido, esattamente com'ero a dispetto di me stesso? potevo plasmare le mie parole, i miei gesti, e ingannare il tuo destino.
Quella sera, un gran vento di festa passava su tutta Parigi, la gente cantava e rideva, gli innamorati si abbracciavano, avevamo abbandonato la Cecoslovacchia alla Germania, e dicevamo di aver dichiarato la pace al mondo.
"Sei contento?" disse Paul. "E' la gente come te che ha permesso dei patti così vergognosi."
Ero nello spogliatoio, con Laurent e Jardinet; mi stavo lavando le mani; Paul e Masson ci squadravano furiosi.
"Quei patti" disse Laurent "sono la pace. Una pace fatta proprio da noi. E la pace è stata possibile proprio perché abbiamo rifiutato di batterci."
"Fate il gioco della borghesia, con il vostro pacifismo" disse Paul. "Con la scusa di evitare la guerra, vi fanno ingoiare qualsiasi pace."
"Con la scusa della rivoluzione, ci butterete in qualsiasi guerra" rispose Jardinet.
"Perché siamo dei rivoluzionari, noi" disse Masson. "E voi, avete paura della rivoluzione."
"No," dissi "ma non vogliamo pagarla con una guerra mondiale. Sarebbe troppo cara."
"Non sarebbe mai troppo cara!" Paul mi guardò con disprezzo. "Non riuscirete a fare mai niente, dato che non volete pagare."
"E' facile pagare con il sangue degli altri."
"Il sangue degli altri è il nostro, è lo stesso sangue" dise Paul.
"Se vuoi arrivare, i mezzi non contano" disse Masson. "Noi sappiamo volere."
"Forse sapete volere, ma non sapete cosa volete" replicai. "Se svendete così la vita degli uomini, che senso ha lottare per la loro felicità e la loro dignità?"
"Tu non sei un operaio" disse Paul. "Per questo non sei rimasto nel partito. Per questo sei pappa e ciccia con i borghesi."
Non ero un operaio, lo sapevo; ciò non toglie che Paul avesse torto. Se gli uomini non erano che materiale da maneggiare senza economia, perché preoccuparsi del loro destino futuro? Se i massacri e la tirannia avevano così poco peso, quanto pesavano la giustizia e la prosperità? Rifiutavo con tutte le forze la loro guerra cieca. Ma quella pace in cui ci stavamo insabbiando non aveva ai miei occhi il colore della vittoria.

dal libro Il sangue degli altri di Simone de Beauvoir

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