giovedì 17 aprile 2008


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La bella storia di Cristina Artuso... di A. Giannini


E’ una delle migliori mezzofondiste italiane del momento. Ha partecipato a numerosi eventi internazionali (come gli ultimi campionati Mondiali Militari di Cross di Thun, in Svizzera) ed è una delle punte di diamante del Gruppo Sportivo Esercito. E’ infine una delle migliori espressioni sportive della mia terra, la Maremma. Ma pochi conoscono la storia di Cristiana Artuso: una storia difficile, che ha attraversato il buio tunnel dell’anoressia. Un tunnel dal quale però anni fa, ha avuto la forza di rivedere la luce e di tornare ad essere più forte di prima, nell’atletica come nella vita.
Oggi Cristiana, 30 anni, sposata con Andrea, corre per professione e per diletto. Nel frattempo trova il modo di portare avanti tanti altri progetti: giornalista pubblicista, gestrice di una palestra per ragazzi diversamente abili e, ultimo ma solo in ordine di tempo, testimonial di Avon Running: il circuito di corse podistiche, che attraversa tutta l’Italia facendo tappa a Bari, Roma, Napoli e Milano, esclusivamente dedicato alle donne. Donne che, come Cristiana, hanno storie da raccontare, o che con la propria esperienza possano contribuire in qualche modo ad aiutare, incentivandolo, l’universo femminile. Ed in questo caso, Cristiana Artuso ha molto da raccontare, ed ha deciso di farlo anche tra noi. (www.andreagiannini.com)

Cristiana, raccontaci la tua storia…

Ero una giovane promessa dell’atletica leggera, ma intorno alla maggiore età la mia sensibilità mi ha portato verso il meccanismo inconscio, e diabolico, della non accettazione di me stessa, e di conseguenza, del mio corpo. Come purtroppo accade di solito, ho cominciato a rifiutare il cibo ed a perdere peso, perché mi detestavo: detestavo il mio corpo e tutto ciò che mi stava attorno.

Come ne sei uscita?

Non è stato facile, ma la fortuna è stata quella di avere intorno a me un’équipe medica (quella di Villa Garda, nei pressi di Verona ndr) di primo livello, che mi ha aiutato sin dal primo momento. E poi non ho mai smesso di crederci.

Prima della tua malattia era una grande promessa dell’atletica italiana. Dopo sei diventata una certezza. Te l’aspettavi?

Nel mio cuore c’è sempre stata la pista di atletica, non mi ha mai abbandonato anche nei momenti più difficili. E’ il mio grande amore, e non l’ho mai dimenticato. Casomai, è cambiato il modo di rapportarmi con lo sport: prima misuravo il valore di tutto in base ai risultati, adesso ho imparato a correre per divertimento, senza troppi patemi.…

Ed i risultati, negli anni, sono arrivati lo stesso. Te l’aspettavi?

Sinceramente no, e nemmeno ci pensavo. Quando sono uscita dall’anoressia ero una persona diversa: provata, ma rinforzata nel carattere. Tornare a correre è stato automatico ma, come detto, con uno spirito diverso. E piano piano sono tornati anche i risultati.

Ricordi qualche momento particolare della tua esperienza?

Quando entrai in clinica ero provata, però cercai subito tutte le informazioni possibili per riprendermi, e cercare di uscire dall’anoressia prima possibile. Da lì mi sono detta che, qualora ne fossi uscita, avrei esternato la mia storia come faccio adesso, grazie ad Avon Running.

E’ difficile uscire dall’anoressia per quanto è facile entrare?

Entrarne è davvero facile. Basta avere una sensibilità particolare che anche il più piccolo disagio diventa un dramma, che poi si trasforma nella non-accettazione di se stessa e del proprio corpo. Uscirne, come detto, è difficile dal punto di vista psicologico, ma non certo impossibile: basta avere molta perseveranze e le persone giuste accanto.

Tu hai scritto un libro ("Ritorno al porto") che parla in maniera specifica della tua esperienza, ed hai avuto uno stretto scambio epistolare con l’allora Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili, Giovanna Melandri, la quale ha apprezzato molto il tuo sforzo nel diffondere la prevenzione. Un grande impegno, insieme alle tue altre attività. Pensi di proseguire in futuro?

Il mio sogno, oltre ovviamente quello di continuare a correre il più a lungo possibile, è quello di portare avanti le mie tante attività. La palestra per i ragazzi diversamente abili è stato una grande conquista, che spero si possa ingrandire ancora di più. Parallelamente, mi piacerebbe restare nell’Esercito, anche come istruttrice, così come mi piace scrivere di atletica e di sport. Ma non dimentico certo l’impegno per cui sono all’Avon Running, sperando che l’anoressia possa diventare solo un incubo da scacciare per migliaia di ragazze.

fonte: Andrea Giannini

http://www.giovannicertoma.it/

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