domenica 13 aprile 2008

Conturina di Carlo Felice Wolff



Nella valle di Contrin, adagiata ai piedi dell'immensa parete verticale della Marmoléda, vive ancora il ricordo della leggenda di Conturina, la splendida fanciulla vittima della propria bellezza e dell'odio della matrigna.
La matrigna di Conturina era una nobile e ricca signora, padrona di un castello e madre di due brutte ragazze. Molti giovani principi e cavalieri venivano in visita al castello: tutti ammiravano Conturina e nessuno guardava le altre due. La castellana, indispettita di veder le sue figlie sempre trascurate, un bel giorno ordinò a Conturina di non pronunziare più una parola in presenza degli ospiti. E disse a tutti che la ragazza era muta e stupida.
Ma principi e cavalieri continuarono ad ammirare Conturina, e Conturina soltanto. Allora la matrigna ordinò che, quando vi fossero ospiti in casa, Conturina retasse sempre immobile. E disse a tutti che la figliastra era stupida, muta e paralitica.
Ma i giovani visitatori ammirarono anche così la fanciulla bellissima. La castellana, furente, mandò a chiamare una strega, la quale con un incantesimo trasformò Conturina in pietra.
Ma principi e cavalieri s'innamorarono della statua stupenda ed ebbero sguardi soltano per lei. Allora la matrigna diede ordine che la fanciulla impietrita venisse portata sopra una altissima rupe che domina il Passo di Ombretta; che venisse infitta nella roccia e abbandonata lassù. E così fu fatto.
Mesi e anni passarono senza che nessuno sapesse dove fosse andata a finire la povera Conturina. Ma dopo alcuni anni fra i pastori si cominciò a dire che nella solitudine di Valle Ombretta qualche volta si udiva un canto di donna. E una notte un giovane soldato, che faceva la sentinella sul Passo, nel silenzio profondo riuscì a comprendere anche le parole del canto, nel quale Conturina raccontava la sua storia. Il soldato le gridò che allo spuntar del giorno si sarebbe arrampicato fino a lei, per liberarla. Ma Conturina gli rispose che era troppo tardi. Nei primi sette anni la sua liberazione sarebbe stata possibile; ma alla fine del settimo l'incantesimo si era fatto insolubile e nessuna forza umana sarebbe valsa ormai a staccarla da quella rupe, dove era suo destino rimanere per sempre. E così fu. Qualche volta, chi passi per quel deserto di rocce che è la Valle Ombretta, specialmente di sera, ode ancora il mesto canto della povera Conturina.
Questa leggenda era ricordata in particolar modo dalle resteleris, le ragazze che rastrellano il fieno; le quali lavorando nei campi, solevano cantare la canzone di Conturina. Oggi la canzone è quasi tutta perduta; una sola strofa ne sopravvive:
Son de sasse non me meve,
son de crepa en Marmoleda,
son na fìa arbandoneda
e no se per che resòn.

dal libro I monti pallidi di C. F. Wolff - ed. Cappelli

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