domenica 9 marzo 2008

Pensieri sull'arte e ricordi autobiografici di Giovanni Duprè


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....La mia premura di vederla ogni sera, l'esattezza nel portarle i risparmi, il rispetto che io le portava nelle parole e negli atti, m'aveva reso ai suoi occhi per innanzi. Una sera eravamo alla finestra del salottino che guardava il giardino, non nostro però; sul davanzale sporgevano fuori della finestra dei vasi di fiori, e fra questi una pianti di cedrina che ella prediligeva fra tutti; io le parlavo dei miei studi delle mie speranze, della felicità che provavo d'esserle vicino, e tanto io le ero vicino, che il mio respiro alitava e si confondeva quasi col suo.

Essa taceva, il viso e gli occhi teneva levati al cielo stellato: il profumo di quei fiori, il silenzio della sera, l'estasi soave e casta di quella creatura, fecero ch'io per forza invincibile appressai le mie alle sua labbra; l'atto fu istantaneo, ma non colse il segno, ch'essa volso il viso all'opposto lato ed io sfiorai colle labbra una ciocca dei suoi capelli; si mosse all'istante e si pose a sedere accanto alla mamma. Dopo ben quarant'anni mel ricordo come se fosse ora. Il suo viso non resò nè accigliato nè lieto, ma aveva un non so che di dolente, e risposea tutti i ragionamenti che io le andavo facendo.....

dal libro Pensieri sull'arte e ricordi autobiografici di Giovanni Duprè

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