venerdì 7 marzo 2008

Omelia del giorno 9 Marzo 2008 di Mons. Riboldi

Omelia del giorno 9 Marzo 2008

V Domenica di Quaresima (Anno A)

Io sono la Resurrezione e la Vita


Si fa vicino ‘il giorno del Signore’, ossia la Pasqua di resurrezione.
Stiamo entrando in un tempo ‘prezioso’ per quanti, dopo una Quaresima di penitenza e di conversione, vogliono diventare degni di partecipare alla resurrezione di Gesù.
E noi ci accostiamo con cuore sincero, con tanta speranza al grande “giorno”, in cui vogliamo cominciare ad entrare oggi, per essere pronti all’eternità. Così ci avverte il profeta Ezechiele:
“Così dice il Signore: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi resuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese di Israele. Riconoscerete che Io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che Io sono il Signore. L’ho detto e lo faro”. (Ez. 37, 12-14)
Mi è capitato tra le mani un libricino tascabile, che riporta le mie riflessioni quaresimali, giorno per giorno, per aiutare il cammino dei fedeli a me affidati come vescovo. È della Quaresima de11987!
Già allora, sia in Quaresima, come nel mese di Maggio, con i misteri del S. Rosario, cercavo di creare nei miei fedeli quella che poi, anche se in tanti altri modi, è divenuta ‘la scuola della Parola’.
Ne stampammo ben 5000 copie e so che tanti, che andavano a lavorare, portavano con sé il libricino, per non perdere l’ascolto...a volte annotando pensieri su fogli liberi, allegati per ogni giorno.
Rileggendo quanto scrivevo allora, ho pensato farne dono a voi oggi, anche come testimonianza di quanto è bello immergersi nella Parola del Vangelo, una Parola senza tempo.
Il Vangelo che Giovanni Evangelista ci offre questa domenica è il lungo racconto della morte e resurrezione di Lazzaro.
Descrive il profondo e sincero dolore di Gesù, trovandosi di fronte Marta e Maria - a Lui tanto care - fino a non avere timore di piangere in pubblico, come a confermare che la morte causa un distacco che provoca sempre tanta sofferenza, ieri, oggi, ma alla fine, quasi a rafforzarci nella fede, anticipa il grande giorno della Pasqua, resuscitando Lazzaro.
Racconta il Vangelo: “Marta, quando seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà. Gesù le disse: Tuo fratello resusciterà. Gli rispose Marta: So che resusciterà nell’ultimo giorno. Gesù le disse: Io sono la resurrezione e la vita: chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose: Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire in questo mondo”. (Gv.11,1-45)
Così, allora, nella piccola guida quaresimale commentavo:
“Dopo averci rivelato, in questo cammino quaresimale, Gesù come “sorgente di acqua viva” nel racconto con la Samaritana, al pozzo di Giacobbe, e come ‘luce che illumina ogni uomo’, nel miracolo del cieco nato, oggi la Chiesa ci fa riflettere su Gesù ‘resurrezione e vita’ nella vicenda di Lazzaro.
È il punto cruciale del mistero dell’esistenza umana, sotto ogni profilo, temporale ed eterno.
Che senso infatti ha la vita terrena, chiusa dentro un corpo fragile che, se tutto va bene, conosce le brevi stagioni della nascita, della giovinezza, della maturità e del tramonto?
Perché morire? Ma, soprattutto, che senso può avere questa vita che ci sentiamo ‘dentro’, che rifiuta ogni idea di fine e sembra chiamata a vivere per sempre?
Sono le domande che mostrano la maturità dell’uomo; e le risposte che diamo qualificano lo stesso modo di interpretare la vita.
Si può infatti vivere costruendo, giorno per giorno, un’ eternità, con il fatto che si cresce, giorno per giorno, nella fede e nell’amore, ma si può vivere anche svuotati di ogni ‘senso’, tanto da avere la netta sensazione di morire, giorno dopo giorno, per il nulla di vera vita che contengono le cose che facciamo.
Gesù ha dato ampia risposta con la sua vita terrena, con la morte, ma soprattutto con la resurrezione: un vivere con un piede su questa terra e un altro nell’eternità con Dio, sempre pronti a metterli tutti e due in Cielo.
Gesù aveva, tra gli altri, un grande amico, Lazzaro, con cui aveva trascorso i rari momenti di riposo a Betania, la casa dell’amicizia.
Un amico che, forse, cercava proprio nei momenti di tristezza o gioia, quasi ‘un polmone in più’ nelle fatiche messianiche.
Un amico, diremmo noi, da cui non si sarebbe forse mai staccato, che avrebbe voluto sempre vicino, con cui si confidava, pregava: un amico del cuore, come lo erano le sorelle, Marta e Maria.
Mai avrebbe permesso anche un solo graffio che offendesse la loro serenità.
Eppure di fronte alla notizia che Lazzaro stava male, Gesù non si muove da dove è.
Apparentemente non mostra preoccupazione o ansia. Sa che è morto e dice semplicemente: “Il nostro amico si è addormentato, ma io vado a svegliarlo. Gli dissero i discepoli: Signore, se si è addormentato guarirà. Gesù parlava della morte di lui. Allora disse loro apertamente: Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato lì, perché voi crediate. Andiamo da lui”
L’incontro con Marta e Maria è l’umanissima scena del dolore cui è difficile rimanere indifferenti, soprattutto se tra le persone vi è un forte legame di amicizia.
Quando Gesù vede Maria piangere e i Giudei con lei, “si commosse profondamente, si turbò e disse: Dove l’avete posto?. Gli dissero: Signore, vieni a vedere. ...E Gesù scoppiò in lacrime, mostrando quanto è davvero profonda e vera la sua umanità, che sa mettersi nei nostri panni, nel dolore, fino a condividerlo totalmente.
“Dissero allora i Giudei: Vedi come l’amava! Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: Togliete la pietra. Gli rispose Marta, la sorella del morto: Signore, già manda cattivo odore, poiché è più di quattro giorni. Le disse Gesù: Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?. Tolsero dunque la pietra.
Gesù alzò gli occhi e disse. Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu mi hai mandato. E detto questo gridò a gran voce: Lazzaro, vieni fuori! Il morto uscì con le mani e i piedi avvolti in bende e il volto coperto con il sudario. Gesù disse loro: Scioglietelo e lasciatelo andare. Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quello che aveva compiuto, cedettero in Lui”. (Gv. 11, 1-45)
Tornano alla mente le parole che Lui aveva detto alle sorelle: ‘Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno’.
E così il conforto, che Gesù dà, va oltre la gioia di avere un fratello ritornato dalla morte alla vita - una vita che qui in terra ha sempre necessariamente un termine - è il conforto che ‘vivere di Lui e per Lui è non morire mai.
Una lezione, in questa Quaresima, che ci avvicina alla Pasqua, quando Gesù, risorgendo, apre a tutti noi, già oggi, la porta della resurrezione. Infatti si può vivere qui in piena salute fisica, ma essere letteralmente ‘morti dentro’.
E quante volte capita a noi di sentirci ‘morti’ o per una grande infelicità o per qualche errore commesso da noi o dai nostri cari!
Ho incontrato mamme - quante mamme! - che davanti alla porta di un carcere e recandosi a trovare il figlio detenuto, mi hanno detto in lacrime, ben più amare di quelle di Marta e Maria: ‘Fosse morto, forse me ne sarei fatta una ragione’ oppure ‘Padre, faccia qualcosa perché mio figlio torni ad essere buono, a vivere la bontà che gli avevo insegnato!’ .
Quante volte ho aperto le braccia a uomini, donne, che si sentivano come ‘sepolti’ sotto il peso dei loro peccati, situazioni di errore che davano solo infelicità senza uscita, inferni senza speranza, dove la morte quella ‘dentro’ - la tocchi.
‘Padre, mi aiuti a venirne fuori! Voglio tornare a vivere, con il PERDONO’.
E che differenza passa tra le parole di Gesù, rivolte a Lazzaro - Lazzaro, vieni fuori! - e le parole dette per bocca dei Suoi ministri: “Va’ in pace e non peccare più!”?
È la resurrezione che Gesù ci offre in questa Pasqua.
Ma, diciamocelo francamente: siamo disposti a farci risuscitare da Gesù?
Amiamo davvero la ‘vita eterna’, che inizia già ‘qui’ con il sacramento della Riconciliazione? Tu Signore hai cambiato le carte in tavola, rispondendo alla preghiera e alla fiducia di Marta.
Da una parte volevi dare loro, agli amici, a noi, un segno di inconfondibile amicizia - la resurrezione di Lazzaro - ma, dall’altra, volevi soprattutto affermare il grande tesoro che Tu solo sei la resurrezione: la sola vita possibile è con Te e per Te.
Credere nella tua amicizia, vivere della Tua amicizia, voleva e vuol dire partecipare alla Tua passione per essere con Te nella Pasqua di resurrezione. Amarti vuol dire non morire più.
È difficile tutto questo, o Gesù, per noi davvero poveri uomini.
Anche se è meravigliosamente vero.
Noi siamo portati a vivere di piccole cose - a volte pericolosamente scelte - che pure sappiamo muoiono nello stesso istante in cui le viviamo.
Tante volte attendiamo un piacere illecito con gioia, come vivendo una veglia di festa: pochi momenti che si consumano il più delle volte, lasciando l’amarezza delle cose che non sono più, amore di cose morte.
Quando riesco, o Gesù, a vivere un momento di vero amore, che è vivere e credere in Te, quel momento, quel sacrificio che fa soffrire, poi è pace che vive in me, senza fine.
Credo Gesù, e lo credo con tutto il cuore, che Tu e Tu solo sei la mia resurrezione e per questo voglio vivere di Te e con Te.

Antonio Riboldi –Vescovo –

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