venerdì 14 marzo 2008

Monte Cinque di Paulo Coelho


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...........Dal cielo, il Signore sorride contento, perché era ciò che Egli voleva: che ciascuno avesse nelle proprie mani la responsabilità della propria vita. In fin dei conti aveva dato ai proprio figli il pià grandi di tutti i doni: la capacità di scegliere e decidere i propri atti.
Soltanto gli uomini e le donne segnati nel cuore dalla fiamma sacra avevano il coraggio di affrontarLo. E soltanto questi conoscevano il cammino per tornare al Suo amore, giacché capivano finalmente che la tragedia non era una punizione, ma una sfida.
Ella rivide a uno a uno i suoi passi: dal momento in cui aveva lasciato la falegnameria, aveva accettato la propria missione senza discutere. Anche se fosse stata vera, e lui pensava che lo fosse, Elia non aveva mai avuto l'opportunità di vedere che cosa accadeva nei cammini che aveva rifiutato di percorrere. Perché aveva paura di perdere la fede, la dedizione, la volontà. Riteneva che fosse molto rischioso sperimentare il cammino delle persone comuni: alla fine avrebbe potuto anche abituarvisi e amare ciò che vedeva. Non capiva che anche lui era una persona come tutte le altre, anche se udiva gli angeli e riceveva di tanto in tanto qualche ordine da Dio: era talmente convinto di sapere ciò che voleva da essersi comportato proprio come coloro che non avevano mai preso una decisone importante nella vita.
Era sfuggito al dubbio. Alla sconfitta. Ai momenti di indecisione. Ma il Signore era generoso, e lo aveva condotto sull'abisso dell'inevitabile per dimostrargli che l'uomo deve scegliere, e non accettare, il proprio destino.
Molti e molti anni addietro, in una notte come quella, Giacobbe non aveva permesso che Dio se ne andasse prima di averlo benedetto. Allora il Signore gli aveva domandata :"Come ti chiami?"
Era questo il problema: avere un nome. Quando Giacobbe aveva risposto, Dio lo aveva battezzato Israele. Ciascuno ha un nome fin dalla nascita, ma deve apprendere a battezzare la propria vita con la parola che ha scelto per dare alla vita stessa un significato.
"Io sono Akbar," aveva detto lei.
Erano state necessarie la distruzione della città e la perdita della donna amata perché Elia capisse che aveva bisogno di un nome. E in quell'istante la propria vita Liberazione.

dal libro Monte Cinque di Paulho Coelho

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