venerdì 7 marzo 2008

Medioevo di Régine Pernoud


http://www.delfo.forli-cesena.it/ssagrario/home_Itg/medioevo/images/pernoud.jpg

Capitolo VI
La donna priva di anima

..........il diritto romano, non è favorevole alla donna, non più di quanto lo sia al bambino. E' un diritto monarchico, il quale non ammette che un unico termine. E' il diritto del pater familias, del padre, proprietario e, a casa sua, gran sacerdote, capofamiglia il cui potere è sacro e, comunque sia, illimitato per quanto riguarda i suoi figli, sui quali ha diritto di vita e di morte: ne è lo stesso di sua moglie, malgrado limitazioni tardivamente introdotte sotto il Basso Impero. E' avvalendosi del diritto romano che i giuristi come il Dumoulin, con i loro trattati e il loro insegnamento, contribuiscono al tempo stesso a estendere la potenza dello Stato accentratore e, per ciò che qui ci interessa, a restringere la libertà della donna nelle sue capacità di azione e, principalmente, nel matrimonio.
L'impronta di tale diritto romano sarà così forte che nel secole XVI la maggiore età, che un tempo era raggiunta a dodici anni per le ragazze e quattordici per i ragazzi secondo le consuetudini, si trova ricondotta alla stessa età fissata a suo tempo da Roma: ossia ai venticinque anni (a Roma peraltro la maggior età non contava niente, poiché il potere del padre sui figli restava affettivo per tutta la vita). Questo fatto crea una netta regressione rispetto al diritto consuetudinario che permetteva al figlio di acquisire, giovanissimo, un'autentica autonomia, senza con ciò sottrargli la solidarietà della sua famiglia. Nella struttura medioevale, il padre possedeva un'autorità di gerente, non di proprietario: non era in suo potere diseredare il primogenito ed era la tradizione che nelle famiglie, nobili o plebee che fossero, regolava il devolvere dei beni, in un modo che attesta il potere acquisito dalla donna per conservare quanto le apparteneva in proprio: nel caso di unione morta senza un erede diretto, i beni provenienti dal padre andavano alla famiglia paterna, ma quelli della madre tornavano alla famigli materna, secondo il ben noto adagio del diritto consuetudinario: paterna paternis, materna maternis.
Nel XVII secolo si constata già un'evoluzione profonda di questo punto di vista: i figli, ritenuti minorenni sino ai venticinque anni, soggiacciono alla potestà paterna, e si afferma sempre di più alla tendenza della proprietà a diventare monopolio del padre. Il codice napoleonico darà l'ultima mano a questa disposizione, conferendo un senso imperativo alle tendenze che hanno preso ad affermarsi, sin dalla fine dell'epoca medioevale. E' soltanto nel XVII secolo che la donna comincia a dover prendere obbligatoriamente il nome di suo marito; e, inoltre, è soltanto con il Concilio di Trento, nella seconda metà del XVI secolo, che diventa necessario il consenso dei genitori per il matrimonio dei figli: proprio come diventa ora indispensabile la sanzione della Chiesa. Al vecchio adagio dei tempi medioevali:
Boire, manger, coucher ensamble
Font marriage, ce me semble

Ora si aggiunge:
Mais il faut che l'Eglise y passe.

dal libro Medioevo di Régine Pernoud

Nessun commento:

Posta un commento