venerdì 14 marzo 2008

Lettera a Lucilio di Seneca - Il valore dei buoni esempi nel perfezionamento spirituale


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Parte Prima
Libro I
Lettera 6

Mi accorgo, caro Lucilio, che non solo mi vengo correggendo, ma mi sto anche trasformando. Non che io creda o voglia far credere che in me non resti nulla da mutare. Perché non dovrei avere molti impulsi e sentimenti che debbono essere dominati, frenati o stimolati? Ma anche il vedere i difetti prima ignorati è indizio di un animo che ha fatto progressi. Ci si rallegra con certi malati, quando sono diventuti coscienti della loro malattia. Avrei perciò desiderio di renderti partecipe di questo mio improvviso mutamento: allora comincerei ad avere maggior fiducia nella nostra amicizia, quella vera amicizia che né speranze, né timori, né alcuna preoccupazione del proprio interesse riescono a spezzare; quell'amicizia che non cessa con la morte e per la quale gli uomini sono disposti a morire. Potrei citarti molti ai quali non mancarono gli amici, ma mancò l'amicizia: ciò non può accadere quando gli anima sono uniti da un concorde desiderio di bene. E questo non è forse possibile? Sanno infatti di avere tutto in comune, e soprattutto le sventure.
Non puoi immaginarti quali progressi spirituali io veda in me ogni giorno che passa. "Comunica" mi dirai "anche a me codesti rimedi che hai sperimentato così efficaci." E in verità desidero trasfondere tutto me stesso in te, e godo d'imparare qualcosa, appunto per insegnarla. Né infatti potrebbe recarmi diletto alcuna cosa, per quanto eccellente e utile, se dovessi saperla per me solo. Se mi fosse concessa la saggezza, a patto di tenerla nascosta in me, senza comunicarla ad altri, la rifiuterei: nessun bene ci dà gioia, senza un compagno. Perciò ti manderò questi libri, e perché tu non faccia molta fatica a ricercare qua e là brani più utili, apporrò dei segni, per metterli subito sott'occhio quei passi che destano in me diletto e ammirazione. Tuttavia ti recherà maggior giovamento il poter vivere e conversare insieme, che un discorso scritto: è bene che tu venga qui, anzitutto perché gli uomini credono più agli occhi che agli orecchi, poi perché i progressi ottenuti per mezzo degli ammaestramenti sono lenti, quelli invece che si ottengono con gli esempi sono più immediati ed efficaci. Cleante non avrebbe espresso compiutamente il pensiero di Zenone se si fosse limitato ad udirne le lezioni: egli entrò nella vita del maestro, ne esaminò tutti gli aspetti più segreti, osservò se viveva in conformità della sua dottrina. Platone e Aristotele e tutta la schiera dei filosofi che avrebbero poi seguito vie diverse, trassero più vantaggio dall'esempio di vita che dalla parole di Socrate. Non la scuola di Epicuro, ma la convivenza con lui, rese grandi uomini Metrodoro, Ermarco e Polieno. E non ti faccio venire solo perché tu ne tragga profitto, ma perché tu possa essere di giovamento a me; ci daremo l'un l'altro un grandissimo aiuto.
Intanto, poiché ti debbo il mio piccolo tributo giornaliero, ti dirò che cosa oggi mi è piaciuto in Ecatone. "Mi chiedi" egli scrive "quale è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso." Grande è stato il suo progresso: non rimarrà più solo. Sappi che tutti possono avere quest'amico.Addio.

dal libro Lettere a Lucilio di Seneca

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