lunedì 10 marzo 2008

IX Maratona della città di Roma - 2003: emozioni descrivibili di G. Certomà

IX MARATONA DELLA CITTA’ DI ROMA - 2003: EMOZIONI DESCRIVIBILI - Di Giovanni Certomà

Si corre per passione, per vincere, per non stare soli e forse, anche per vivere. Tutto questo e molto altro c’era domenica 23 marzo a Roma. Spesso quando si vivono circostanze ed emozioni intense e forti si dice che “non è descrivibile”. Non mi ritrovo per nulla in questo principio. Le emozioni che ho provate domenica scorsa non possono, invece che trovare nel linguaggio e nella semantica naturali strumenti di condivisione di codesti stati emotivi. Quando mi sono iscritto a questa nona edizione della Maratona l’ho fatto con il chiaro e preciso motivo di vivere una giornata indimenticabile, una di quelle che resteranno, oltre che nelle foto, nella memoria personale. Immaginavo già da due settimane come sarebbe stato correre da Piazza Venezia, a Piazzale Clodio, costeggiare il Tevere ed entrare in Piazza del Popolo e Piazza di Spagna. Quelle immagini non solo si sono materializzate, ma sono state luce e aria per il fisico e la mente. Roma sin dal primo mattino è stata svegliata dai raggi di un sole primaverile e anch’io mi sono fatto accarezzare dai quei bagliori di luce che penetravano con forza dalle fessure della finestra. Ore 7:00, accurato riscaldamento e tranquillo e prolungato rilassamento muscolare. Alle 8:00, in compagnia di parenti esco di casa e in macchina raggiungiamo la zona di parcheggio. Nell’ardua impresa di trovare un posto, incrocio decine e decine d’atleti che già sono in clima pre-gara e altri che fanno la fila per andare in bagno. Dopo aver raggiunto la linea di partenza dove c’erano i top runner, mi accorgo che sono già le 9:15 ed io ancora devo andare ad incanalarmi nel settore a me assegnato. Ho dovuto, quindi, di corsa, fare tutto il percorso inverso, per individuare l’accesso
http://www.runners.it/public/Documenti/Articoli/274/274_1.jpg
alle diverse gabbie. Entro e mi mescolo in mezzo agli 8228 atleti che hanno formato un autentico e pulsante flusso sanguigno. Ero là, in quel flusso sanguigno che con forza, e visibilmente con un striscione ha comunicato al mondo intero il proprio dissenso alla guerra. Lo starter dà il via ai top runner e noi, come piccole formiche operose, ci muoviamo lentamente verso la linea di partenza. A trenta, quaranta metri da quella linea, l’emozione era talmente forte che ho creduto di piangere. Si parte, inizio una maratona con l’obiettivo di arrivare al 30° chilometro (cosa mai fatta), allo scopo di superare la barriera della mezza e curiosamente verificare la risposta della mente e del fisico. Corro agevolmente, talmente tanto che, al 17° chilometro sogno di poter modificare le mie intenzioni iniziali. Supero la mezza e già ho raggiunto parzialmente il mio obiettivo. Arrivo al 25° chilometro e penso che non ce l’avrei fatta ha raggiungere il miei 30 chilometri, ma la gente, la città, la corsa mi trascinano fino a Piazza di Spagna: 30° chilometro.

http://www.giovannicertoma.it/

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