sabato 1 marzo 2008

Canto di me stesso di Walt Whitman

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Mare! Anche a te mi abbandono - indovino ciò che vuol dire,
Osservo dalla spiaggia le tue dita ricurve che invitano,
E so che non vuoi allontanarti senza avermi toccato,
Dobbiamo fare un giro, noi due insieme, mi spoglio,
portami in fretta lontano dalla vista della terra,
Fammi da molle cuscino, cullami in un'ondosa sonnolenza,
Spruzzami di pioggia amorosa, saprò ripagarti.

Mare dalle lunghe risacche,
Mare alitante ampi convulsi respiri,
Salmastro mare di vita, di non scavate tombe sempre pronte,
Agitatore e ululatore di tempeste, capriccioso e delicato mare,
Sono parte di te, sono anch'io d'una fase e di tutte le fasi.

Partecipo a influssi e emanazioni, esalto l'odio e la concordia,
Celebro l'amicizia e gli amanti che dormono abbracciati.

Sono colui che testimonia simpatia
(Dovrei redigere la lista oggetti di casa e
la casa che li sostiene?).
Io non sono il poeta della sola bontò, e no ricuso
d'essere il poeta anche della perfidia.

Che tiritera è questa sulla virtù e sul vizio?
Il male mi sospinge, la correzione del male mi
sospinge, io resto indifferente,
Il mio non è il passo di chi critica o respinge,
Io annaffio le radici di tutto ciò che è cresciuto.

Temevate che uscisse qualche scrofola
dall'instancabile gravidanza?
Credevate che le leggi celesti fossero ancora da
elaborare e emendare?
Da un lato trovo un peso, agli antipodi il suo
contrappeso,
Molli dottrine giovano come salde dottrine,
Pensieri e atti del presente il nostro svegliarci e il
mattutino andare.

Questo minuto che mi arriva dai decilioni passati,
Non ce n'è di migliori: è questo ed è ora.

Ciò che agì bene nel passato o agisce bene oggi non
è una gran meraviglia
La meraviglia è, e sarà sempre, che possa esistere
un uomo meschino o un miscredente.

dal libro O Capitano! Mio Capitano! di Walt Whitman


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