mercoledì 6 febbraio 2008

Sagittario di Natalia Ginzburg

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Mia madre, quando fu di nuovo per la strada, si sentì di pessimo umore: erano le tre del pomeriggio, cominciava a far caldo, e lei si trovava così per strada senza saper dove andare, con un lungo pomeriggio vuoto davanti a sé. Le era sembrato che Scilla avesse una gran fretta di vederla uscire: e all'ultimo quasi l'aveva spinta verso la porta. E le era sembrato che nella casa, oltre a loro, ci fosse qualcun altro: ma non avrebbe saputo spiegare il perché di questa sensazione.
Dopo aver gironzolato un poco, entrò in un cinematografo: davano un film di un cacce africane, a colori; e lei rimase a guardare, nella sala semivuota, mandrie di bufali, bisonti e elefanti; senza intreccio lei si annoiava, e poi non riusciva a staccare il pensiero da quelle stanze in penombra, dove Scilla s'aggirava stringendosi nella sua vestaglietta; e l'aveva proprio spinta alla porta, e aveva proprio spinta alla porta, e aveva richiuso girando il lucchetto con uno scatto irritato. E quando lei gli aveva detto della lettera di Barbara aveva appena appena ascoltato, come se ora non avesse più voglia di pensare a Barbara, e di stare in pena. Uscendo dal cinema, mia madre vide esposti all'ingresso i cartelloni di un film con Ava Gardner, uguale di misura a quello di Barbara, soffiò con disprezzo.
Venne poi a cercare di me; io avevo una lezione, e restò ad aspettare, seduta in poltrona con l'edizione pomeridiana del giornale, che avessi finito. Di tanto in tanto lanciava commenti sui fatti politici che stava leggendo......

dal libro Sagittario di Natalia Ginzburg

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