domenica 3 febbraio 2008

Quoi? L'Eternité di Marguerite Yourcenar


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Quella primavera parigina si prolungò fino a luglio. Mai, credo, l'atmosfera della grande città era stata più lieta e più piacevole. Altri scrittori del tempo l'hanno detto meglio di come potrei fare io. Le matinées teatrali, i balletti russi si succedevano senza intervalli; ero troppo giovane per questi entusiasmi del momento, ingnorando perfino il nome dei danzatori, ma la mia meraviglia era grande. Il museo Guimet, allora molto simile a un bazar d'Oriente, senza la bellezza quasi scolastica che oggi gli conferiscono le sue sale di sculture, appagava con la sua sovrabbondanza le mie curiosità infantili; le mummie di bassa epoca che Gayet aveva portato da Antinoa, e a quanto pare scomparse in seguito, sembravano emergere da una sabbia che io avrei calpestato solamente qualche decennio più tardi; dei Buddha evocavano l'India dove un giorno sarei andata. un paravaento giapponese, che non ho mai rivisto, è fiorito su tutta la mia vita. Qualche concerto classico al quale Michel, poco melomane, mi condusse per dovere, qualche aria di Gluck, mi insegnarono che esisteva la musica pura. Michel sembrava avere momentaneamente rinunciato alle sue amiche per farsi compagno della sua bambina. Con gli occhi e le narici di una bimba di dieci anni un po' precoce, vidi e fiutai così "gli ultimi bei giorni d'anteguerra".

Michel continuava a "occuparsi di affari". A più riprese due uomini che mi parevano rozzi, con abiti aggressivamente vistosi, vennero a casa per lunghi conciliaboli con lui. A metà luglio, di ritorno da varie visite alle banche, a tavola osservò incidentalmente che le monete d'oro si facevano rare, come si i loro possessori le tesaurizzassero.

La vendita del Mont-Noir era passata quasi inosservata. Molto prima della morte di sua madre Michel si era proposto di sbarazzarsi di quella proprietà dove aveva solo cattivi ricordi. Il notaio del luogo, pur disapprovando quella vendita, si diede da fare: ma i prestiti a tassi da usura che Michel aveva ottenuto dando come garanzia certi poderi, molto prima dell'apertura della successione, complicarono le cose. La cifra offerta da un industriale alla ricerca di beni fondiari era, tutto sommato, considerevole; Michel firmò senza esitare. Per me il Mont-Noir apparteneva già allo sfondo del mio passato. La capra con le corna d'oro, il montone, l'asinello e sua madre, che oggi ricordo così bene, erano momentaneamente dimenticati. Ma al villaggio la vendita fece scandalo. I vallici non amano i cambiamenti. Apprezzarono ancora meno la stupefacente bottega di rigattiere approntata sul prato: i cachemire usati, le lampade a olio d'altri tempi, un busto con le stecche rotte di Noémi, gli attrezzi giudicati senza valore e alcuni dei quali sono oggi pezzi da collezione, i miei giocattoli, fra i quali si vedeva, fortunamente cancellata dalla mia memoria, una grotta di Lourdes illuminata elettricamente, regalo di una cugina ricca e bigotta. Michel non era responsabile di questa esposizione, avendo affidato tutti i dettagli al figlio.

dal libro Quoi? L'Eternité?

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