sabato 9 febbraio 2008

Omelia del giorno 10 Febbraio 2008 di Monsignor Riboldi

Omelia del giorno 10 Febbraio 2008

I Domenica di Quaresima (Anno A)

Quaresima, richiamo alla serietà


Abbiamo lasciato alle spalle quel momento di euforia - il carnevale - che aveva tutta l’aria di voler come soffocare il senso di incertezza e disagio che sembra ci assedino, e che sono la manifestazione di un bisogno immediato di cambiare rotta in tutto, dai singoli alle famiglie, alla società, all’economia, alla politica.
Ma non si sa da dove incominciare a ricreare la speranza che, di fatto, può venire solo da un cambiamento di mentalità e di vita.
Lo scorso mercoledì, detto ‘delle ceneri’, la Chiesa ci ha ricordato chi siamo: “Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai” e, dopo averci ricordato il nostro ‘essere creature’, ci invita: “Convertiti e credi al Vangelo”.
Sta ora in noi, carissimi, prendere coscienza dell’inutilità di fermarci a elencare i tanti mali che sono la grave ‘malattia’ del mondo, per avere il coraggio di affrontarli con una ‘seria cura’, ritrovando la salute dell’anima e così iniziare, a cominciare da noi, un vero cammino di pace.
Ma l’uomo da solo non è in grado di ‘curarsi’, se non c’è Chi lo prende per mano e gli indica, come medico saggio ed esperto, il modo per guarire...sempre che lo si voglia!
Ci attende il lungo periodo dei quaranta giorni di penitenza, conversione, meditazione e solidarietà; non da soli, ma come presi per mano e guidati dalla Parola di Gesù, che sa quale sia la strada per cambiare vita: Lui è la Via, sempre che vogliamo seguirla!
Confesso che, ogni volta, annuncio con la Chiesa, l’entrata nella Quaresima, provo come un senso di sbigottimento: quello del pensare che un Mistero di Infinito Amore, come il Mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, nostro Signore, che è la sostanza della nostra vita cristiana, possa disperdersi nel nulla, come le notizie di poco conto che ci sfiorano, ma non ci toccano.
“Il mistero pasquale - avverte la Chiesa - risplende al vertice dell’anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale tutti i fedeli per mezzo del ricordo del Battesimo e della Penitenza” (dal messale).
Inizia presentandoci una pagina grande, arcana.
Dopo 30 anni Gesù si accinge ad iniziare la sua predicazione, ma prima si reca al Giordano dove riceve il battesimo dal suo precursore, Giovanni Battista. Poi sale sui monti circostanti, in un ambiente privo di vegetazione, orrido, senza vita, e in una solitudine-isolamento non certo riposante, in un silenzio totale.
Gesù digiuna quaranta giorni e quaranta notti. Ed ecco apparire un personaggio spirituale, ma tremendo ed espressione della tentazione, come si presentò ai nostri progenitori, all’inizio della creazione: è il demonio, che osa tentare addirittura il Salvatore, proponendogli il modo di ‘salvare’ il mondo - alla sua maniera - con la ricchezza, la superbia e il piacere!
Lasciamoci prendere il cuore dalla lettura di questo incredibile inizio della missione di Gesù. Racconta l’evangelista Matteo: “In quel tempo Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. Ma Gesù rispose: Sta scritto: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Allora il diavolo lo condusse con sé, nella città santa, e lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede. Gesù gli rispose: Sta scritto anche: Non tentare il Signore tuo Dio. Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: Vattene, satana! Sta scritto infatti: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano” (Mt 4, 1-11) È un racconto, questo delle ‘tentazioni’ di satana, che davvero mostra come Gesù si sia messo nei nostri panni, in questo mondo, in cui, ogni giorno, noi, deboli come siamo, subiamo il confronto tra il bene e il male. Un confronto duro.
In questo tempo di verità dell’anima di fronte al bene e al male, riflettiamo e troveremo che quanto satana propose a Gesù è ciò che offrì ad Adamo ed Eva e, quotidianamente, propone a noi: una vera sfida tra ‘essere di Dio’ o ‘essere di satana’.
Una scelta, se vogliamo, incredibile, ma attuale, e di tutti i tempi, e per ogni uomo. Satana contrappone allo stupore del Cielo ‘lo squallido stupore delle cose del mondo’. Rileggiamo il brano della Genesi, che la Chiesa ci ripropone oggi da meditare: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore piantò un giardino nell’Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino? Rispose la donna al serpente: Dei frutti del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete. Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutte e due e si accorsero di essere nudi” (Gn 2,7-9,3.1-7).
Un racconto che è davvero la storia dell’uomo di ogni tempo: una storia del ‘no’ dell’uomo, ingannato da satana: un ‘no’ a Dio e una scelta di vita senza Dio, credendo così di entrare nella felicità... per poi accorgerci, sempre, e a volte troppo tardi, che quel ‘no’ è la storia drammatica dell’umanità di tutti i tempi e della nostra infelicità anche oggi.
Senza Dio, davvero ‘siamo nudi’!
Così descrive questa scelta, sbagliata e attuale, Paolo VI: “L’uomo si adatta ad ogni cosa: è capace di farsi avvocato delle cose cattive pur di sostenere la libertà del proprio piacimento, e che tutto può e deve manifestarsi, senza alcuna preclusione nei confronti del male; una libertà indiscriminata per ciò che è illecito. Si finisce cosi per autorizzare tutte le espressioni della vita inferiore; l’istinto prende il sopravvento sulla ragione; l’interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L’egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell’individuo e di quella sociale. Perché? Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si conosce più la norma assoluta per tale distinzione, vale a dire, la legge di Dio. Chi non tiene più conto della legge del Signore, dei suoi comandamenti e precetti e non li sente più riflessi nella propria coscienza, vive in una grande confusione e diventa nemico di se stesso. È innegabile, infatti, che tanti malanni nostri sono procurati dalle nostre stesse mani, dalla sciocca cattiveria, ostinata nel ricercare non quello che giova, ma quello che è nocivo all’esistenza. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di discernere il bene dal male” (7.3.1965).
Da qui il tempo prezioso della Quaresima. Un tempo che cerca spazio nelle coscienze di tutti noi.
Un tempo sacro che ci aiuti a scoprire la nostra ‘nudità’, alla luce della Parola di Dio, nella meditazione; con la preghiera, che è la sola forza per uscire, per superare le nostre debolezze; la penitenza, che nella solidarietà aiuta a uscire da quel dannato egoismo che si contrappone alla gioia dell’amore.
È grande oggi il grido che si alza, in ogni campo della vita, individuale e sociale, perché ci sia un cambiamento: in altre parole per ridiventare meravigliose creature create per il Cielo e le cose buone, e non schiave del maligno, che sa solo ingannare e dannare.
Ne saremo capaci?
S. Francesco d’Assisi - raccontano le sue biografie - amava fare parecchie ‘quaresime’ all’anno. E noi?
Vorrei fare nostra la preghiera di un carcerato: “Signore, sono davanti a te come una brocca rotta, mi spaventa la mia povertà, però mi consola la tua tenerezza.
Se tu vuoi, con la mia stessa creta, puoi fare un’altra brocca, come ti piace; Signore, cosa ti dirò, quando mi chiederai il conto?
Ti dirò che la mia vita è stata un fallimento: ho volato molto in basso.
La mia vita è come un flauto, piena di buchi, ma prendila tra le tue mani.
Che la tua musica passi attraverso di me e sollevi i miei fratelli, che sia per loro armonia e ritmo, che accompagni il loro camminare: allegria semplice dei loro passi stanchi”.
E allora, amici carissimi, non resta che pregare con voi, che questa Quaresima sia la volta buona per una vita nuova: un profondo, serio e sincero ‘Sì’ a Dio.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

Nessun commento:

Posta un commento