domenica 3 febbraio 2008

Lo specchio stregato di Nazim Hikmet


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Praga è uno specchio stregato.
Mi guardo e ritrovo i miei vent'anni.
Eccomi come un balzo
come trentadue denti senza carie.

E il mondo è una noce.
Ma io non voglio nulla per me.
Soltanto la donna che amo
che mi tocchi le dita con le sue dita
che svelano tutti i misteri del mondo.

Le mie mani spezzano il pane,
poco per me
molto per gli amici miei dei villaggi di Anatolia.
Bacio gli occhi rosicati dal trocoma.
E cado non so dove in terra lontana
per la rivoluzione mondiale.
Ora portano il mio cuore su un cuscino di velluto
come l'ordine della Bandiera rossa.
Una fanfara suona la marcia funebre.
Seppelliamo i nostri morti ai piedi d'un muro
sotto la terra come semi fecondi.
E le nostre canzoni sono scritte sulla terra
non in turco, in russo o in francese
ma in lingua di canzone.
Lenin è coricato in una foresta nevosa,
corruga le ciglia pensando a qualcuno,
guarda in fondo alle tenebre bianche,
vede i giorni futuri.
Eccomi come un balzo
come trentadue denti senza carie.

E il mondo è una noce
con un guscio d'acciaio gonfio di speranza.

Praga è uno specchio stregato.
Mi guardo
e lo specchio mi mostra sul mio letto di morte
come se la candela fosse colata
con le braccia distese ai fianchi.
La tappezzeria verde, e alla finestra
i tetti coperti di fuliggine d'una grande citta.
Questi tetti non sono d'Istanbul.
I miei occho sono aperti, nessuno ancora li ha chiusi.

Ancora nessuno sa.
Tu chìnati su di me, guarda nelle mie pupille,
ci vedrai una giovane donna
che aspetta alla fermata del tram sotto la pioggia.
Chiudimi gli occhi
e in punta di piedi
esci dalla stanza, compagno.

dal libro Poesie di Nazim Hikmet

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