martedì 5 febbraio 2008

L'opera al nero di Marguerite Yourcenar


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La passeggiata sulla duna

Si andava delineando una di quelle belle mattine nella quali il sole spunta a poco a poco dietro la nebbia. Un benessere così vivo che era quasi gioia, pervadeva il viandante. Per gettarsi dietro le spalle, come con una scrollata, le angosce e le preoccupazioni che gli avevano agitato le ultime settimane, sembrava bastasse dirigersi con passo deciso verso un punto della costa ove avrebbe trovato una barca. Il mattino sotterrava i morti; l'aria pura dissipava il delirio. Bruges a una lega dietro di lui avrebbe potuto trovarsi in un altro secolo o in un'altra sfera. Si meravigliava di aver acconsentito a rinchiudersi per quasi sei anni nell'ospizio di San Cosma, insabbiato nella monotona esistenza conventuale, peggiore dello stato ecclesistico, che gli aveva fatto orrore a vent'anni, ingigantendo l'importanza dei piccoli intrighi, degli scandali inevitabili a porte chiuse. Gli sembrava quasi d'aver insultato le infinite possibilità dell'esistenza rinunciando per tanto tempo all'invito del mondo. Il movimento dello spirito che si apre una via in senso inverso alle cose conduceva certamente a sublimi profondità, ma rendeva impossibile l'esercizio che consiste nell'essere. Per troppo tempo si era privato del piacere di procedere diritto davanti a sé, immerso nell'immediato presente, lasciando che il fortuito ridivenisse il suo destino, ignorando ove avrebbe passato la notte e in che modo si sarebbe guadagnato da vivere fra otto giorni. Il cambiamento era stato una rinascita e quasi una metempsicosi. Il moto alternato delle gambe bastava a soddisfargli l'anima. Gli occhi si limitavano appena a dirigere la marcia, benché gioissero del verde intenso dell'erba. L'udito registrava con soddisfazione il nitrire d' un puledro al galoppo lungo una siepe viva e il cigolio insignificante d'un carretto. Dalla partenza scaturiva una libertà totale.
Si avvicinava alla borgata di Damme, vecchio porto di Bruges ove un tempo non lontano, prima dell'insabbiamento di quel tratto di costa, approdavano le grandi navi d'oltremare. Quei tempi di grande attività erano trascorsi per sempre; le vacche pascolavano ove un tempo sbarcavano le balle di lana. Zenone si ricordò di aver udito l'ingegnere Blondel supplicare Enrico-Giusto di anticipare una parte dei fondi necessari per lottare contro l'invasione della sabbia: quel ricco dalla vista corta aveva opposto un diniego all'uomo capace che avrebbe salvato la città.

dal libro L'opera al nero di Marguerite Yourcenar

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