domenica 24 febbraio 2008

Ingres -



L'artista nelle sue tele darà maggiore importanza ai valori lineari e di superficie, una pittura a cui guarderà, negli anni '60 del XIX secolo, il giovane Edouard Manet. Questo grande pittore nato nel 1780, è accostato non senza suscitare dubbi e perplessità al movimento francese del romanticismo. Pur ribellandosi alla teoria del "bello ideale", non intraprende la via seguita dall'avversario, per altro mai amato, Delacroix. E se in gioventù fu effettivamente legato al romanticismo l'età matura lo legherà indubbiamente al classicismo. Formatosi accanto a David, ottiene un primo riconoscimento nel 1801 con il Prix de Rome, e in seguito scelta la volontà di essere pittore di storia, suscita dibattiti sul suo modo di dipingere appiattendo i volumi e spesso stilizzando le linee. Un chiaro riferimento a Raffaello lo abbiamo con il Voto di Luigi XIII (1820-24), mentre l'ispirazione arriva dai vasi greci per Romolo vincitore di Acrone (1812).Dopo un periodo a Villa Medici torna a Parigi e partecipa al Salon del 1824. Ottiene la carica di direttore dell'Accademia di Francia a Roma (1835-1841) e a questo periodo risalgono opere come Antionco e Stratonice (1839). Torna ancora un ultima volta a Parigi (dove morirà nel 1867) dedicandosi anche alla pittura monumentale, come l'opera non terminata al castello di Dampierre, (l'Età dell'oro, 1842-1849). Durante la sua vita ha dipinto numerosi ritratti, dai quali vengono fuori sempre i tratti somatici e caratteriali dei soggetti. Come l'Autoritratto a 24 anni, i tre ritratti della famiglia Rivierè. Inoltre fu attratto per tuta la vita dal nudo femminile, creando opere di vario genere in cui la bellezza del corpo femminile risulta attraente e personale fin nel minimo dettaglio: Odalisca con la schiava, Grande odalisca, Bagno turco, ecc..

Più tardo, si occupa della pittura francese dall’età tardo-napoleonica in poi. Muore tardissimo. I suoi temi non sono ne estetici ne etici, li riassume tutti e due ammorbidendoli. È un ritrattista.

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