domenica 24 febbraio 2008

Infanzia di Arthur Rimbaud


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I
Quell'idolo, occhi neri e crine giallo, senza parenti né corte, più nobile della favola, messicano e fiammingo; il suo regno, azzurro e verzura insolenti, si stende su spiagge nominate, da onde senza vascelli, con nomi ferocemente greci, slavi, celtici.

All'orlo della foresta - i fiori di sogno squillano, scoppiano, illuminano, - la fanciulla dal labbro d'arancia, con le ginocchia incrociate nel chiaro diluvio che sgorga dai prati, nudità che ombreggiano, attraversano e vestono gli arcobaleni, la flora, il mare.

Signore che volteggiano sulle terrazze vicino al mare: infanti e giganti, splendide nere nel muschio grigio-verde, gioielli ritti sul suolo grasso dei boschetti e dei giardinetti in disgelo, - giovani madri e sorelle maggiori dallo sguardo pieno di pellegrinaggi, sultane, principesse dal portamento e dal costume tirannici, piccole straniere e persone dolcemente infelici.
Che noia, l'ora del "caro corpo" e del "caro cuore".

dal "Illuminazioni" di Arthur Rimbaud

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