venerdì 11 gennaio 2008

Timeo


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di Marta Diotallevi
Il ”Timeo” è un dialogo scritto da Platone riguardo una verosimile origine del mondo.Gli scritti di Platone si dividono in 3 periodi:-Scritti giovanili o socratici: Apologia, Lachete, Liside, Carmide, Eutifrone, Protagora, Gorgia;-Scritti della maturità: Menone, Fedone, Convito, Repubblica, Fedro;-Scritti della vecchiaia: Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Timeo, Leggi.In questo dialogo, come negli altri scritti nell’età della vecchiaia, Platone lascia maggior spazio all’indagine propriamente scientifica e naturalistica.Infatti il Timeo è un’opera molto importante sia sul piano filosofico-metafisico, sia sul piano della storia del pensiero scientifico.1.Dal punto di vista filosofico, la rilevanza del Timeo consiste nell’aver diffuso il concetto di una Mente intelligente e ordinatrice del mondo che rappresenterà lo schema con cui molti filosofi successivi e l’intero cristianesimo spiegheranno la realtà.2.Dal punto di vista della storia del pensiero scientifico il Timeo è importante perché è stato una miniera di informazioni sulle conoscenze scientifiche dell’antichità, rappresentando uno dei principali punti di riferimento del medioevo. La rilevanza del Timeo sta però soprattutto nell’aver mantenuto l’idea pitagorica secondo cui la matematica costituisce la chiave interpretativa della natura. Tale nozione sarà alla base della scienza odierna di Copernico, Keplero e Galileo.Cercando meglio di capire il rapporto fra idee e cose, Platone introduce la figura-mito del demiurgo, una sorta di divino artefice e plasmatore. Il termine demiurgo nell’antica Grecia indicava i lavoratori liberi (dēmiourgós in greco significa ”artefice”, propriamente ”lavoratore manuale”), contrapposti agli schiavi; i demiurghi inoltre erano i magistrati incaricati delle questioni civiche; nell’ambito della Lega achea, i demiurghi, in numero di dieci, affiancavano l’attività dello stratega.Nel Timeo, Platone definisce demiurgo l’ordinatore dell’universo, colui che conferisce ordine alla materia, adottando come modello la realtà ideale.All’inizio il mondo era solo una caos informe, materia spaziale priva di vita che Platone.Il demiurgo, essendo amante del Bene, ha voluto ordinare le cose del mondo a immagine e somiglianza delle idee, comunicando loro una parte di perfezione dei modelli iperuranici.Il demiurgo non crea la realtà dal nulla ma plasma e vivifica la materia preesistente senza vita, fornisce le cose di un’anima del mondo.Per rendere il mondo più simile al suo modello ideale che è eterno, il demiurgo ha generato il tempo, “immagine mobile dell’eternità”, che riproduce in mutamento l’ordine immutabile dell’eternità.L’opera del demiurgo, nonostante la sua buona volontà, è limitata dalla resistenza della materia, a cui Platone attribuisce le imperfezioni del mondo.Tutto ciò che esiste di negativo e di disarmonico, per Platone, è dovuto alla materia e alla necessità.I partecipanti all’incontro di cui si rende conto nel Timeo sono quattro: Socrate, Timeo, Crizia ed Ermocrate. Un quinto personaggio di cui Platone tace il nome e del quale si sa che non è presente poiché malato. Sono molto scarse anche le notizie riguardanti il personaggio di Timeo, che potrebbe essere con buona probabilità il fliosofo pitagorico Timeo di Locri, contemporaneo di Platone. Crizia (460-403 a.C.) invece è il celebre sofista del quinto secolo ed esponente di spicco dei Trenta Tiranni, gli oligarchi ateniesi che nell’aprile del 404 a.C. si impadronirono del potere ad Atene. Ermocrate, infine, potrebbe essere il generale siracusano che nel 412 a.C. sbaragliò la flotta ateniese in Sicilia. A Socrate Platone non offre, contrariamente alla parte dei suoi dialoghi, il ruolo di protagonista,questo infatti è affidato a Timeo che conduce senza interruzioni un esame in forma narrativa che sia avvicina al modello di un trattato minuzioso e dettagliato.Il Timeo dice che l’incontro ha luogo in occasione delle Panatee, le feste in onore di Atena, celebrate verso la metà del mese di luglio. Socrate all’inizio del testo intraprende un riassunto della conversazione tenuta il giorno precedente sulla città e sulla costituzione; probabilmente vi è una continuità fra l’argomento trattato nella Repubblica e quello del Timeo.In seguito Crizia racconta una storia che si dice derivare da un’antica trasmissione orale, questa storia riguardante il mito di Atlantide, era stata raccontata da Solone, uno dei sette saggi, al bisnonno Dropide.Crizia ‘il vecchio’ racconta che in Egitto vi era una città chiamata Sais, in cui era giunto Solone in uno dei suoi viaggi, qui Solone interroga i sacerdoti su avvenimenti antichi. Uno di questi ultimi rivela a Solone che i greci sono tutti giovani d’animo poiché nell’antichità vi sono state molte gravi catastrofi per l’umanità provocate da fuoco, acqua e altre infinite cause. Infatti gli abitanti delle regioni elevate sono più soggetti all’eccesso di calore causato dall’avvicinamento del sole, mentre coloro i quali si trovano in pianura sono giovati dall’acqua dei fiumi e del mare che riesce a moderare l’aridità, in particolare il Nilo salva dalla desertificazione. Quando invece le terre basse vengono sommerse dalle acque, sono le regioni elevate a salvarsi, in particolare il Nilo salva coloro i quali risiedono lungo il suo corso poiché contiene il flusso convogliandolo verso il mare. Ne è esempio il mito di Fetonte, figlio del Sole, che, avendo rubato il carro paterno incendiò parte della terra e fu fulminato da Zeus.Il sacerdote aggiunge inoltre che i greci, per queste ragioni, conservano la memoria di un unico diluvio, mentre ve ne sono stati molti altri prima; e che la stirpe di uomini più bella e migliore è sorta proprio in Grecia. Vi fu infatti un’epoca in cui quella che era a quel tempo la città degli Ateniesi, prima del diluvio era in assoluto la migliore in guerra e quella dotata dei migliori ordinamenti da ogni punto di vista. Viene detto che questa città pose fine a una grande potenza che avanzava dall’Oceano Atlantico sull’Europa e sull’Asia insieme, il regno di Atlantide che deve il nome al primo re, Atlante, era estesa in Libia, Egitto, Europa e Tirrenia. La città greca superiore alle altre per potenza sconfisse gli invasori e impedì che fossero ridotti in schiavitù tutti coloro che rientravano nella regione all’interno delle Colonne d’Ercole. In seguito, a causa di tremendi terremoti, in un solo giorno, tutto l’esercito ateniese fu inghiottito sotto terra, e la stessa isola di Atlantide fu sommersa. Inizia quindi il monologo di Timeo, lodato da Crizia poiché più versato in astronomia, sull’universo, egli comincia a parlare dell’origine del cosmo e giunge fino alla natura dell’uomo. Timeo si pone il problema dell’origine del mondo, se sia esso generato o ingenerato ed eterno.1. La realtà di ciò che è pienamente,esente dal divenire e dalla trasformazione, in quanto rimane eternamente identica a se stessa al di fuori dello spazio e del tempo, costituisce l’oggetto della conoscenza vera e perfetta, della scienza in senso proprio, e si coglie con il pensiero puro in se stesso, senza l’ausilio dei sensi, e tramite il ragionamento discorsivo. Al contrario, la realtà di ciò che sempre diviene, in quanto è soggetta al movimento e alla trasformazione,alla generazione e alla corruzione, non può che costituire l’oggetto della mutevole opinione, come forma di conoscenza parziale e imperfetta, inferiore alla scienza, che si basa sulla sensazione e che con il suo contenuto si rivela assolutamente variabile e incerta. Inoltre Timeo dice che ogni fenomeno, ogni mutamento, ogni generazione, ogni cosa che divenga implica per necessità una causa che precede logicamente e ontologicamente l’effetto prodotto. 2. Ne segue quindi che il demiurgo è la causa della generazione del mondo, esso è infatti generato in base a ciò che si coglie attraverso il ragionamento e il pensiero e che rimane identico a se stesso, per questo il mondo è immagine di qualcos’ altro. Secondo gli ideali di Platone ogni realtà generata e in divenire non è che immagine o copia di un altro modello eterno e perfetto. E’ detto anche che l’essere è rispetto al divenire nello stesso rapporto in cui è la realtà rispetto alla credenza; in quanto la relazione ontologica tra essere e divenire si riflette sul piano epistemologico regolando il rapporto fra verità e opinione sensibile, verosimiglianza. In conclusione Timeo dice che il suo discorso sull’universo non potrà mai avere carattere di verità assoluta ma semplicemente di verosimiglianza.3.Timeo ora s’interroga sulla ragione per la quale il demiurgo ha prodotto l’universo, ‘egli era buono e volle che tutte le cose per quanto possibile simili a lui’ ; vengono attribuite a questa divinità le prime due caratteristiche: bontà e mancanza d’invidia; costruì quindi l’universo come un’opera che fosse per natura quanto più bella e migliore possibile. Essendo, per Platone, più bello e migliore possibile tutto ciò che è dotato di pensiero, ed essendo ciò che è dotato di pensiero in possesso di un’anima per compiere il disegno divino il demiurgo fece dell’universo un’essere vivente dotato di anima e pensiero. 4.Timeo si domanda a somiglianza di quale dei viventi sia stato prodotto il mondo, esclude subito però che sia stato prodotto a somiglianza di qualcuno dei viventi che esistono come specie particolari, poiché nulla che somiglia a un essere incompleto non potrà mai essere bello. Quindi il modello imitato dal demiurgo nella costituzione dell’universo sensibile è dunque la sfera delle realtà intellegibili. E’ detto inoltre che il mondo è unico poiché fabbricato secondo il modello in quanto se ve ne fossero due o più non si potrebbe stabilire quale fra essi sia il migliore.5. Il demiurgo costituì il corpo dell’universo con fuoco, poiché fosse visibile, e con terra, poiché fosse solido; perché vi fosse un legame intermedio che li unisca entrambi il dio introdusse l’acqua e l’aria in base a una proporzione di tipo geometrico. Questa importanza attribuita ai numeri è ripresa dalle idee pitagoriche, mentre l’introduzione dei quattro elementi è ripresa dalle idee di Empedocle.6. Descrizione esteriore del mondo: vivente perfetto composto da parti perfette, unico, estraneo all’invecchiamento e alla malattia, a forma di sfera. L’idea dell’assoluta perfezione della sfera è assai diffusa nel mondo greco, questo dipende dall’armonia simmetrica e dall’omogeneità della figura. Inoltre tale sfera fu fatta liscia perché non vi era niente al di fuori di essa da vedere, ascoltare, respirare, toccare, prendere, respingere o ingerrire ed espellere. Nulla poteva separarsi dal mondo e nulla aggiungervisi. Il corpo era quindi adatto al movimento di rotazione uniforme nello stesso luogo e intorno a se stesso.Queste caratteristiche si avvicinano molto al vero rispetto alle informazioni sulla terra che noi abbiamo.All’interno della sfera pose un’anima.7. Il demiurgo costituì l’anima come anteriore e più vecchia del corpo quanto alla sua nascita e alla sua virtù, perché comandasse e dominasse su di esso. L’anima è prodotta dall’unione dell’essere divisibile e dall’essere indivisibile, dando forma a un essere intermedio; dell’identico divisibile e dell’identico indivisibile, dando forma a un identico intermedio; e del diverso divisibile e del diverso indivisibile, dando forma a un diverso intermedio; presili tutti e tre formo un’unica realtà. Anche per questa operazione l’artefice divino si basò su progressioni geometriche di numeri, la prima con ragione 2, la seconda con ragione 3.Dopo aver diviso in due la sua composizione, regolate se¬condo le proporzioni matematiche, in due ”strisce”, che sovrappone in seguito l’una all’altra nel loro punto mediano, dan¬do luogo così a una figura simile alla lettera greca X. Successivamen¬te, egli piega le due strisce portando le loro rispettive estremità a toc¬carsi, dunque chiudendole entrambe in due cerchi che condividono il medesimo centro e che si intersecano in due punti della loro circon¬ferenza, essendo evidentemente l’uno esterno all’altro e l’uno inclinato rispetto all’altro. Ai due cerchi egli im¬prime poi un movimento di rotazione uniforme intorno al loro cen¬tro. Dei due cerchi che risultano così dalla divisione dell’unica me¬scolanza di essere, identico e diverso, che è l’anima del mondo, l’arte¬fice designa quello esterno come cerchio dell’identico e quello inter¬no come cerchio del diverso. II cerchio dell’identico si muove quindi da sinistra verso destra, ruotando «secondo il lato», mentre il cerchio del diverso si muove da destra verso sinistra, ruotando «secondo la diagonale». II movimento del cerchio dell’identico è unico e indiviso, men¬tre quello del cerchio del diverso è diviso sei volte, dando luogo per¬ciò a sette traiettorie circolari concentriche, a loro volta separate da intervalli doppi e tripli, che saranno tre doppi e tre tripli. I sette cerchi concentrici in cui si divide il cerchio del diverso hanno movimento contrario rispetto al cerchio dell’identico. Il perfetto movimento del l’anima del mondo allude all’altrettanto perfetto modo di vita, divino eterno e razionale.8.L’universo sensibile è una «rappresentazione» degli dei eterni, nel sen¬so che esso è costruito a immagine delle idee, le realtà supreme che rappresentano gli eterni paradigmi di cui l’universo è, in qualche mo¬do, una copia o una riproduzione imperfetta. Poiché il modello intellegibile è eterno e senza tempo, mentre la sua copia sensibile ha avuto un principio ed è soggetta al tempo, la piena corrispondenza fra i due piani del reale è impedita, Timeo tratta ora dell’origine del tempo co¬me dimensione propria delle cose sensibili in divenire, cioè come immagine mobile dell’eternità. Il tempo è quindi un movimento armonico, regolare e invariabile, ‘che procede secondo il ‘numero’. Il tempo ha avuto origine insieme al cielo in modo tale che, essendo insieme generati, insieme si dissolveranno, se mai questo dovesse accadere. 9. Affinché il tempo fosse generato, nacquero il sole, la luna e altri cinque astri, che vengono chiamati erranti. I pianeti ruotano sullo stesso piano del cerchio del divenire, ma secondo orbite diverse. L’unico e perfetto movimento del cerchio dell’identico genera da solo il giorno e la notte, facendo ruotare il sole intorno alla terra che rimane ferma. La sovrapposizione dei movimenti del cerchio dell’identico e dei pianeti sul piano del cerchio del diverso produce un’inclinazione del movimento di rotazione della luna e del sole che genera invece i mesi e gli anni. I movimenti di ogni pianeta contribuiscono all’ordine numerico del tutto e alla disposizione del tempo, ma la scarsa applicazione della maggior parte degli uomini impedisce loro di prendere in considera¬zione i pianeti che non siano i più importanti.Anno perfetto: quello in cui tutti i pianeti compiono i loro anni nello stesso momento e si completano così i loro movimenti.10. il demiurgo a questo punto vede le diverse specie che caratterizzano la realtà intellegibile eterna e perfetta e le riproduce in forma sensibile e imperfetta nell’universo. Ve ne sono quattro nel mondo: la stirpe celeste degli dei, la stirpe alata, la stirpe acquatica, quella pedestre. Per creare gli dei, di natura migliore e più potente, il demiurgo imitò la struttura del mondo. Timeo per parlare delle divinità appena prodotto si rifà a storie e racconti tramandati da coloro che, secondo la tradizione greca, ne hanno parlato prima, dicendo di esserne i discendenti. Dopo che la genealogia della specie divina si fu costituita, il demiurgo pensò di affidare a questa la produzione delle altre tre specie mortali, perché gli dei potessero fare ciò li dotò di anima, composta nello stesso modo di quella del mondo. Il demiurgo esce quindi di scena.11. Gli dei, imitando il loro demiurgo, presero in presti¬to dal mondo porzioni di fuoco, di terra, di acqua e di aria e unirono le porzioni ottenute in un unico agglomerato, non con i vincoli indissolubili con cui essi stessi erano tenuti insie¬me, ma fissandole le une alle altre con fitti chiodi, in¬visibili per la loro piccolezza, e, fabbricando così, da tut¬te le porzioni, un corpo unico per ciascun individuo, i corpi così formati furono legati all’anima immortale.I sei movimenti caratterizzarono l’inferiorità dell’anima e il disordine della natura mortale. I movimenti colpivano l’anima attraversando il corpo, nel loro insieme tali movimenti furono chiamati sensazioni.Timeo dice poi che a una di queste specie fu data la testa, rotonda come l’universo, a imitazione della sua struttura, e ad essa gli dei offrirono come servitore tutto il corpo, dotato di quattro arti.Timeo si dilunga quindi sul complesso meccanismo della vista, bisogna prima distinguere il fuoco ”interno”, che è un fuoco sottile e puro dentro di noi, e il fuoco ”esterno”, quello della luce del giorno e degli oggetti in generale, che è assai meno puro del primo, in quanto denso di corpuscoli di ogni natura. Il bulbo oculare e soprattutto la pupilla hanno il compito di filtrare il fuoco ”esterno”, lasciando passare all’in¬umo solo quello più sottile e puro. A queste condizioni, quando il fuoco ”esterno”, così filtrato, incontra il fuoco interno, i due fuochi, che sono della stessa natura, costituiscono un «tutto unico», congiungendosi in un punto della linea che unisce l’oggetto da cui emana il fuoco “esterno” e gli occhi da cui emana il fuoco ”interno”: il movimento genera da questo ”incontro”, diffondendosi attraverso gli occhi e il corpo produce, una volta giunto nell’anima, la sensazione della vista. Voce e ascolto furono fornite dalle divinità perché ne traessimo la conoscenza dalla giusta armonia. C’è un’arte che Platone tiene in massima considerazione ed è la musica. Questa era stata inserita nella Paidea perché insegna le proporzioni geometriche, quindi è propedeutica alla matematica. L’armonia musicale è il godimento per i filosofi. Timeo dice infatti che il ritmo ci è dato come aiuto per correggere la nostra disposizione che manca per lo più di misura e di grazia.12. Si compie una nuova indagine che deve considerare l’intervento della necessità e delle cause secondarie (o concause), che sono erranti poiché non proseguono secondo il disegno razionale. All’inizio di questo discorso, come di quello precedente, viene invocato l’aiuto della musa, usanza dell’antica Grecia. Al di là dell’ambito così tracciato del mondoe al di fuori di esso, l’intelletto e i ragione non esercitano più un dominio assoluto, perché la loro azione e i loro disegni sono ostacolati dalla necessità, che non è una forza misteriosa che si oppone all’intelligenza demiurgica; piuttosto, e più semplicemente,si tratta dell’insieme di fenomeni che si producono indipendentemente da una ”ragione” e non in vista di un “fine” ma solo, appunto, per una ”meccanica” necessità. È a questa necessità meccanica, inconsapevole e priva di intelligenza - definita perciò anche come causa ”errante” - di per sé simmetrica e alternativa alla causalità consapevole, volontaria e intelligente del demiurgo, che ap¬partengono le ”concause” o cause ”accessorie”. Ora, nel¬la sua assoluta assenza di intelligenza e nella sua bruta ”meccanicità” materiale, la necessità, con tutta la sfera causale che implica, resiste all’azione demiurgica e si op¬pone (naturalmente in forma inconsapevole) ai disegni della ragione. Il demiurgo è quindi costretto, per poter compiere la propria opera, a persuadere o a forzare la necessità per indurla così, nella misura del possibile, a ”prestarsi” al suo disegno, collaborandovi o, quantome-no, cedendovi in parte. Nella sua forma più propria, la necessità, la causa ”errante”, si manifesta in¬nanzitutto e nel modo più evidente nella chòra.13. Viene introdotto ora da Timeo un terzo genere: chora, il ricettacolo letteralmente, detto anche nutrice o madre della generazione, è lo spazio in cui ha luogo la generazione di ogni cosa e il materiale di cui ogni cosa sensibile si compone all’atto della sua generazione. La chora è una realtà stabile, un ”questo” che è sempre, proprio come le idee, anche se, diversamente dalle idee, essa non possiede nessuna qualità e nessuna determinazione, ma si configura precisamente come il puramente indeterminato e l’assolutamente potenziale. Essa condivide dunque con le idee solo il carattere dell’e¬ternità e della permanenza, non quello della piena determinazione. È’ il ”materiale” che permane indipendentemente da tutte le forme che possono essere in esso impresse, giacché, al di là della forma che può transitoriamente assumere, la chora non è cheLa chora e niente altro che questo. Le figure e le forme che, modellando tale materiale, vengono alla luce, non si può dire che siano ”queste”, giacché mutano continuamente a seconda della volontà dell’artigiano che le produce.La chora accoglie in se corpi sensibili, le immagini degli enti eterni, ma non certo le idee intellegibili. La chòra conserva sempre le proprie caratteristiche fondamentali, che consistono tuttavia nell’esse¬re un materiale puramente indeterminato e privo di qualunque carat¬teristica. Solo a queste condizioni, infatti, la chòra potrà davvero acco¬gliere tutte le cose, muovendosi, modificandosi, dividendosi in diverse porzioni che le fanno assumere una diversa apparenza, a seconda delle cose che vi entrano e che via via, dopo aver ricevuto la propria configu¬razione, ne escono ormai costituite. Nel corso di questo processo, la chòra appare ogni volta nella forma degli oggetti che in essa entrano: è evidente che, se già possedesse una sua configurazione ben determina¬ta, essa non potrebbe assumere ogni volta la forma di tali oggetti, per¬ché la sua propria figura rappresenterebbe un ostacolo alla loro esatta riproduzione. La chòra è un materiale puramente indeterminato e informe, in modo da poter assumere la forma di ciò che in essa entra; inoltre è mediatrice tra il sensibile e l’intellegibile, infatti prima dell’universo vi erano già l’essere ( le idee), la chòra(lo spazio), il divenire( il sensibile soggetto a generazione e corruzione). E prima dell’opera del demiurgo gli elementi erano disposti senza ragione ne ordine o regolarità.14. Timeo mette in atto un processo di riduzione, per cui ogni elemento è corporeo e ogni corpo è dotato di profondità, la profondità è volume, e per Platone il volume è costituito da una serie di superfici piane. I quattro elementi, radici elementari di ogni corpo visibile, sono, ciascuno, un «genere distinto» nel senso che ognuno di essi è associato a un poliedro regolare elementare diverso da quello proprio degli al¬tri tre. II triangolo equilatero è fatto derivare qui dall’unione di due triangoli rettangoli scaleni uguali, sovrapposti lungo il cateto maggio¬re e aventi il cateto minore uguale alla metà dell’ipotcnusa. Considerando i triangoli rettangoli scaleni dalla cui unione si genera il triangolo equilatero, ciascuno di es¬si ha il cateto minore uguale alla metà dell’ipotenusa. Ora, in virtù del¬l’applicazione del teorema di Pitagora, il quadrato costruito sul cateto maggiore è uguale al triplo del quadrato costruito sul cateto minore. I triangoli elementari scelti come componenti dei quattro elementi so¬no dunque il triangolo isoscele e il triangolo scaleno; del triangolo sca¬leno, che può presentare «infinite figure», è scelto quello che, «rad¬doppiato», genera un triangolo equilatero. Ma solo tre degli elementi, fuoco, aria e ac¬qua, possono generarsi gli uni dagli altri, giacché le loro particelle ele¬mentari derivano dal triangolo rettangolo scaleno prescelto prima; la terra, le cui particelle elementari derivano invece dal triangolo isoscele, rimane esclusa da tale processo di gene¬razione ”comune”. Questi tre elementi, infatti, possono riunirsi in seguito alla decomposizio¬ne di corpi più grandi e per successive ricomposizioni. II «primo genere» di solido che deriva dall’unione dei triangoli elementari è il tetraedro regolare, composto da quattro triangoli equila¬teri che implicano ventiquattro triangoli scaleni elementari; corrisponde al primo dei quattro elementi, il fuoco. II «secondo genere» di solido è l’ottaedro regolare, composto da otto triangoli equilateri che implicano quarantotto triangoli scaleni elementari; corrisponde al secondo dei quattro elementi, l’aria. II «terzo genere» di solido è l’icosaedro regolare, composto da venti triangoli equilateri che implicano centoventi triangoli scaleni elementari; corrisponde al terzo dei quattro elementi, l’acqua. La terra invece deriva dal triangolo isoscele dunque il «quarto genere» di solido che è l’esaedro regolare, il cu¬bo, composto da sei quadrati che implicano ventiquattro triangoli isosceli elementi. II «quinto genere» di solido è il dodecaedro regolare, il quinto fra i poliedri regolari che si possono iscri¬vere in una sfera. Ma nessun quinto elemento viene introdotto da Pia¬tone in corrispondenza con questo tipo di solido. Infatti la divinità si servi del quinto poliedro regolare «per decorare l’uni¬verso con figure animali», cioè ai segni zodiacali e, più in generale, alle divine figure che le costellazioni compongono. Tutte le specie di corpi derivano da queste figure, dalle loro combinazioni e dalle loro trasformazioni. 15. Le «impressioni» (che divengono «sensazio¬ni» solo quando giungono alla parte razionale dell’anima) dipendeno essenzialmente, in ogni corpo, dalla capacità ”trasmettitiva” delle sue particene componenti, è evidente che i corpi composti da particelle poco mobili, come la terra, non avranno sensazioni, giac¬ché le loro particelle non riusciranno a trasmettere le impressioni subite fino alla parte razionale dell’anima, mentre i cor¬pi composti da particelle più mobili, come il fuoco e l’aria, che sono capaci di trasmettere, in virtù della propria mobilità, le impressioni subite fino alla parte razionale dell’anima, avranno molte e varie sen¬sazioni. Un’impressione contro natura e violenta, che si produca d in noi all’improvviso, è dolorosa, mentre un’impressio¬ne, che, anch’essa all’improvviso, ristabilisca di nuovo la condizione naturale, è piacevole; ancora, un’impressio¬ne che si produce gradatamente e a poco a poco non su¬scita sensazioni, mentre un’impressione che si produce in condizioni contrarie ne suscita. Ogni impressione che sorge con facilità è quanto mai produttrice di sensazio¬ni, ma non implica né dolore né piacere.16. Come Timeo ha già detto la parte razionale e immortale dell’anima è collocata nella testa, alla sommità del cor¬po umano, per poter esercitare un governo assoluto su tutte le membra, la parte mortale dell’anima è situata invece nel torace, divisa in due ulteriori porzioni: l’una, sede delle passioni e dell’ira, appare associata al cuore, l’altra, sede del desiderio e degli appetiti più bassi, si trova nel fegato. La parte razionale e immortale controlla ogni aspetto della vita del corpo, sottomettendo, grazie all’alleanza con la parte passionale, la parte desiderativa e appetitiva. Anche il corpo umano, pur nei suoi limiti e nelle sue imperfezioni, rispecchia la costituzione dell’intero uni¬verso, in quanto si compone degli stessi triangoli ele¬mentari che compongono tutte le cose. I triangoli ele¬mentari dalla forma più regolare vanno a costituire il midollo che, nel cervello, nella colonna vertebrale e nel¬le ossa, ha il compito delicato di trasmettere per tutto il corpo il principio vitale: proprio nel midollo, infatti, so¬no «fissati i vincoli della vita, per cui l’anima è avvinta al corpo», che costituiscono «la radice del genere morta¬le». A protezione del midollo sono poste le ossa e la car¬ne, che lo avvolgono e lo contengono. Ed è a partire da questo fondamentale materiale vitale, il mi¬dollo, che vengono via via costituite le diverse parti del corpo umano e i suoi organi, stabilite le sue funzioni e individuate le cause delle diverse malattie che possono minarne la condizione e condurlo alla morte. Inoltre ai demiurghi dell’uomo sembrò che una vita meno lunga ma migliore fosse preferibile in ogni modo e da ogni punto di vista a una vita più lunga ma più ordinaria.Le piante e il mondo vegetale furono prodotte dalla divinità per fornire nutrimento all’uomo, ma anche per proteggerlo dalla violenza degli elementi e da ogni evento naturale, inoltre Timeo sostiene che la migliore delle fonti di nutrimento sono i discorsi razionali.Perciò la specie vegetale vive e non è diversa da un vivente, ma è immobile, è piantata a terra con tutte le sue radici e non è in grado di muoversi da sé; ma la loro anima deve essere dotata di qualche forma di movimento, se pur non citata da Timeo. È introdotta però una questione di cannibalismo.17. Quando la struttura dell’intero vivente è giovane i triangoli elementari di cui è composto sono nuovi, la massa possiede una struttura compatta, poiché questi triangoli hanno una forte coesione tra di loro e il tutto è solido; mentre col tempo i triangoli degli alimenti penetrano all’ interno della struttura umana, consumandola, questa condizione viene quindi chiamata vecchiaia. Alla fine, quando i triangoli del midollo vengono sciolti e l’anima è libera di volare via, si ha la morte dell’individuo.Essendo infatti quattro gli elementi li di cui si compone il corpo, terra, fuoco, acqua e aria, perturbazioni e malattie si producono quando, contro natura, essi sono in quantità troppo grande o troppo piccola, oppure quando si spostano dalla loro collocazione propria in un’altra che non è loro propria, o ancora quando, poiché vi è più di una varietà di fuoco e così anche per gli altri elementi, ciascuno riceve in sé la varietà che non gli è appropriata. Vi sono in¬nanzitutto le malattie dovute a un eccesso, a un difetto o a un’errata collocazione degli elementi componenti i corpi; seguono le malattie che riguardano i tessuti composti dagli elementi; chiudono l’esame, infine, le malattie che dipendono dal respiro, dai ”flegmi”, dalla bile e dalla febbre; quindi : (1) fuoco: caldo - bile gialla - infiammazioni e febbre conti¬nua; (2) aria: freddo - flegnia - febbre quotidiana; (3) acqua: umido - sangue - febbre terzana; (4) terra: secco - bile nera - febbre quartana. Le malattie dell’anima sono quelle che dipendono da un eccesso di dolore o di piacere nel corpo; poi quelle che dipendono da cattive istituzioni o da un’insufficiente educazione. Timeo esamina quindi la pos¬sibilità e le condizioni del bene nell’anima, inteso come equilibrio per¬fetto delle sue parti , secondo il modello dell’equilibrata co¬stituzione del corpo e dell’anima del mondo.18. Platone sostiene inoltre che nessuno è volontariamente malvagio, ma lo diviene per una cattiva disposizione del corpo e per una crescita senza educazione; allora tutti i malvagi sono diventati tali per due ragioni, senza volerlo e bisogna ritenere responsabili più i genitori dei figli, poiché chi educa è più di chi è educato e bisogna sforzarsi di sfuggire il male per quanto possibile con l’educazione, con le occupazioni e con gli studi, argomenti che sviluppa nella Repubblica. La salvezza da malattie e ignoranza è non muovere mai l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, in modo che essi divengano equilibrati e sani.

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