mercoledì 9 gennaio 2008

Rafting lungo il fiume Lao...di Giovanni Certomà





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L’aspro e incontaminato territorio calabrese non finisce mai di stupirci, offrendo la possibilità di viver la Natura nelle forme più complete e diversificate. Poteva sembrar un’utopia quando, 13 anni fa, il pionieristico Primo Galiano, lasciando la professione di commerciante, decideva di aprire la strada dell’imprenditoria turistica nell’alto territorio del cosentino e rendere fruibile il corso del fiume Lao, da tutti gli esperti del settore e non solo, considerato uno dei “diamanti” naturalistici dell’intera Europa. Primo Galiano, precisamente dieci anni fa, lanciava l’attività del rafting in Calabria, diventata, nazionalmente e internazionalmente, meta immancabile di esperti e appassionati. Il Lao è un fiume che nasce a 2181 m dalla Serra del Prete, all’interno del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria. E’ lungo 63 km, 30 dei quali navigabili tutto l’anno e alimentato dalle acque di altri torrenti, sfociando nei pressi di Scalea (CS). “E’ un corso d’acqua unico per le sue suggestive bellezze, la ricchezza delle acque, resa possibile dalle sue perenni affluenze carsiche, si esalta tra le gole e le pareti calcaree che proteggono il rapido scorrere dei gorghi che si arricciano in una schiuma impetuosa e ineguale”. La sua valle poi è abitata da una fauna unica e di notevole valenza scientifica: aquila reale, lupo appenninico, gatto selvatico. Ecco, in questo scenario, per la cui descrizione ogni passo di scrittura risulta insufficiente a descriverne le “bellezze”, io e gli amici Mimmo Carone (Guru), Ilario Fantò, Felice Lombardo (u’ servaggiu), decidiamo di chiuder la stagione escursionistica estiva 2005. “Siete pazzi!!!”. O meglio “siti pacci!!!”. Tale è stata la risposta di amici e familiari quando abbiamo esternato questo nostro desiderio d’avventura. E in un certo senso noi quattro lo siamo (pazzi…), se per pazzia s’intende la voglia irrefrenabile di allontanarsi dalla “civiltà” e riscoprire luoghi incontaminati che “regalano” vibrazioni dell’anima, della mente, del cuore. 27 agosto ore 5:30 del mattino partenza da Roccella Jonica e via tutti e quattro nel “mezzo” di Mimmo, per fare quasi 300 km e raggiunger dopo 3h circa, la località di Papasidero (CS) e incontrarsi alle ore 9:00 con lo staff che organizza in modo assolutamente perfetto, altamente professionale e in totale sicurezza le discese di rafting lungo il Lao. Buona parte dello staff è argentina, guide super esperte che, dopo la stagione estiva in Calabria rientrano nel loro Paese e altre località europee, per continuare questo loro lavoro. Tutto è minuziosamente organizzato e nulla è lasciato al caso. Con le loro navette che al traino avevano i gommoni, ci trasferiscono nel punto in cui avremmo iniziata la nostra dicesa: 9km circa per un totale di 3h. Dopo venti minuti siamo sul posto, quella mattina si era con sette gommoni, ognuno dei quali costituito da sette persone (6+ 1 guida). Inizia il rituale della vestizione: muta, giacchino impermeabile, giubbotto “galleggiante”, casco, insomma tutti stretti come dei salami, sembravamo degli astronauti; ma non era finita perché ci mancava la pagaia, di cui subito ci forniamo. Mimmo con la sua “nuova macchinetta” digitale scatta e soprattutto fa scattar un serie di foto che resteranno per noi storiche. Così agghindati ogni equipaggio si carica e trasporta il proprio gommone e prima di entrar in acqua, ultimo breafing, nel quale ci sono spiegati una serie di dettagli tecnici sulla discesa e tutte le operazioni che avremmo fatte. Piedi in acqua, abbastanza fredda direi, tutti e sei sui tubolari esterni del gommone, Aldo la nostra guida argentina dietro a far da timone; a dettare il tempo avanti, a sinistra Felice e un ragazzo napoletano a destra; al centro un altro ragazzo napoletano a sinistra, Ilario Fantò (col suo costume da lottatore di sumo) a destra; e in fondo a sinistra e a destra rispettivamente Mimmo Carone e il sottoscritto. Una discesa assolutamente adrenalinica da ogni punto di vista: muscolare, visivo, emotivo. Raccontarla non sarebbe sufficiente, va solo vissuta con intensità e trasporto, proprio come abbiamo fatto noi. Tre ore di estraniazione totale dal mondo, quello degli uomini così inflazionato e asettico. E dopo tre ore di quella fatta, permettete che lo stomaco (soprattutto il mio…) iniziasse a dare le prime avvisaglie di risveglio?!? E per chiuder in bellezza, prima di ripartire ci fermiamo al ristorantino “Il raduno” e “mangiamo a scascia panza”. Quindi alle 16:15 ancora in macchina e altre 3h per rientrare a Roccella Jonica alle 20:00, giusto in tempo per il mio collegamento in diretta con la trasmissione sportiva di RADIORAI e rilasciare un’intervista sul mio ultimo libro: “Due gambe e un cuore”. Una giornata memorabile quella del 27 agosto 2005.
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