giovedì 24 gennaio 2008

Omelia del giorno 27 Gennaio 2008 di Monsignor Riboldi

Omelia del giorno 27 Gennaio 2008

III Domenica del Tempo Ordinario (A)

Convertitevi, il Regno dei Cieli è vicino


Ci vuole veramente la coscienza di una grande missione e una profonda preparazione per affrontare un mondo apparentemente ‘chiuso’ al soprannaturale, ossia a Dio.
Ci portiamo addosso, tutti, le conseguenze del peccato originale, che ci ha portati lontano da Dio, ma, nel profondo, se siamo sinceri, sentiamo che il bene del dono della vita non può assolutamente esaurirsi nelle piccole cose di questo mondo.
Quando abbiamo il coraggio di rientrare in noi stessi con sincerità, forse provati da una profonda crisi esistenziale, con lo smarrimento sorge anche la domanda: ‘Ma perché vivo? Per chi vivo?’. Sono tante le parole degli uomini per spiegare questo profondo disagio, ma spesso avvertiamo che non rispondo fino in fondo alla domanda.
Tra le lettere che mi arrivano - e sono tante da ogni parte - sono stato colpito da una, che un adolescente scrive a papà e mamma.
Ve la propongo: “Caro papà e cara mamma, lo so che non eravate preparati a ricevere questa parte di me. So che non pensavate che tutto si sarebbe ridotto a un comprare pannolini, latte in polvere e notti in bianco per le mie colichette o l’influenza. Ma eccomi qui ora a farvi delle domande, ad osservare i vostri comportamenti, a cercare le motivazioni dei vostri giorni radiosi e di quelli grigi. A volte ho paura di non volervi assomigliare, a volte vorrei essere identico a voi. Ho la sensazione che c’è una parte di me che vi sfugge e che temete. No, non c’entra niente il morbillo, le allergie. È la mia anima quella che mi sembra vi faccia paura e che non sapete come nutrire, come curare. Non c’è pediatra al mondo che possa farci qualcosa: sicuramente non c’è farmaco al mondo che possa farla crescere sana. Tennis, piscina, inglese servono a ben poco, per questo. Io li sento i vostri discorsi, e come vi guardate intorno e pensate: Che sarà di nostro figlio? Temete che io possa diventare grande e non essere felice, che io possa ‘guastarmi dentro’ strada facendo. E allora che aspettate? Io cresco e c’è poco tempo ancora, ne avete perso già abbastanza! O lo fate ora o mai più. Vi prego, aiutatemi a raggiungere la felicità, quella vera, che non appassisce. Fatemi conoscere Gesù, anzi, conosciamoLo insieme! Non negatemi il dono della Vita vera. La mia mano nella vostra e la vostra in quella di Gesù. Donatemi la vera felicità. Amate anche la mia anima. Fatemi conoscere Gesù!”.
È commovente questa lettera e ci mette in crisi. Gesù non è uno sconosciuto: è sempre alla porta che bussa e nulla gli è più caro che noi Gliel’apriamo e Lo facciamo entrare.
Il Vangelo racconta il momento in cui Gesù lascia la quiete di Nazareth, nella santa Famiglia, per sempre, e, sconosciuto, irrompe in Galilea.
Un’irruzione di ieri, che sarebbe tanto bello avvenisse anche oggi, nel nostro mondo.
Narra l’evangelista Matteo: “Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e lasciata Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo che era immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 4, 12).
Un grande giorno quello in cui inizia il cammino di Dio tra di noi, per sciogliere il seno interrogativo della nostra vita.
Gesù chiede gli si faccia strada, strada all’opera di salvezza che esige una completa revisione della nostra vita. E questo ieri come oggi. Ogni volta mi reco in Palestina, visitando quei luoghi santi, percorrendo la via che costeggia il lago di Tiberiade, dove poi si svolse tanta parte della predicazione di Gesù, - essendo quella la via principale per attraversare la Terrasanta, chiamata anche ‘via maris’ - camminando ho come l’impressione - e credo sia di tutti i pellegrini - di sentire ‘quella voce’, venuta dal Cielo a riprendere il dialogo tra Dio e la nostra povera umanità.
Davvero il camminare in ‘quei luoghi’ offre un’esperienza spirituale profonda e ineffabile!
Gesù era stato annunciato da Giovanni, aveva ricevuto il Battesimo da lui nel Giordano e si erano “aperti i Cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed una voce dal Cielo disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo.
In chi davvero sente la nostalgia del Padre, fa grande impressione anche solo leggere che il Figlio, Gesù, abbia percorso le nostre strade, in mezzo alla nostra confusione, e ci parli.
Così descrive la sua meraviglia il profeta Isaìa: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te, come si gioisce quando si miete e si esulta come quando si divide la preda. Poiché, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra che gravava sulle sue spalle e il bastone del suo aguzzino” (Is 9, 1-4).
E Gesù, da duemila anni, percorre le strade del mondo con la stessa passione, gridando a me, a tutti: “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino”!
Lo percorre usando i piedi e la voce di quanti Lui sceglie come suoi missionari, vescovi, sacerdoti e tutti, senza eccezioni.
Ma Gesù è accolto?
Torna la supplica dell’adolescente sopra citata: “Donatemi la vera felicità. Amate la mia anima. Fatemi conoscere Gesù”.
Il Vangelo di oggi continua mostrando come Gesù moltiplica la Sua parola, chiamando subito quanti dovevano iniziare il viaggio nel mondo a portare la Buona Novella e mettendola nel cuore e sulle labbra di coloro che sceglie.
“Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. Disse loro: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre vide due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca con Zebèdeo, loro padre, rassettavano le reti e li chiamò. Ed essi, subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. E Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e infermità del popolo” (Mt 4, 12-23).
Gesù così, subito, sceglie “quelli che Egli volle stessero con Lui” per istruirli nella Parola di Dio “e poi mandarli”.
Dopo la Pentecoste, attraverso i tantissimi che, nei secoli, Dio sceglierà, le lingue, che porteranno la Buona Novella - quel ‘convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino’ - si moltiplicheranno, in una continua catena di missionari, fino al nostro tempo.
È davvero grande l’Amore di Dio nel preoccuparsi di ciascuno di noi: grande la sua passione perché tutti possiamo accoglierLo per poter essere accolti nel Regno dei Cieli!
Dalle parole di Matteo viene spontaneo lo stupore del come i chiamati lasciarono tutto e subito lo seguirono.
Dio chiama ancora e anche oggi chiede una risposta generosa e immediata.
Non vuole tentennamenti. È una questione di amore!
Sono tante le lettere che per e-mail mi arrivano da voi ed in cui manifestate la gioia di accostarvi alla Parola, leggendo le riflessioni che invio.
Una Gioia che diviene anche la mia; poiché ho un solo desiderio ed una sola ragione nelle mie riflessioni: fare conoscere Gesù.
E non ho parole per ringraziare tutti, perché davvero grande è ciò che Dio opera in voi.
Io mi sento solo - come diceva Madre Teresa – “la piccola matita tra le dita di Dio ed è Lui che scrive ciò che vuole comunicarci”.
Sono ormai 57 anni che sono stato preso per mano dalla Provvidenza di Dio, che decide dove e a chi portare la Sua Parola: dal Belice ad Acerra ed ora a voi e in tantissime località, che è impossibile anche solo numerare.
Ed è sempre per me una grande felicità poter donare a tutti la gioia di Dio che si offre a noi.
Tutto è iniziato da piccolo, a 10 anni, quando, dopo la Cresima, il mio vescovo, allora era il Card. Schuster, di cui ero chierichetto - e con orgoglio! - mi fissò e mi chiese: “Ti piacerebbe essere prete?”. Preso alla sprovvista, risposi: “No”.
Ma appena pronunciato il no sorse in me il dubbio: “E se fosse sì?”.
Con l’aiuto di mamma e papà, che davvero avevano cura delle nostre anime, e amavano farmi conoscere Gesù, decisi di accettare l’invito del mio vescovo, come fosse la chiamata di Gesù.
Non so nemmeno perché chiesi di essere ammesso tra i Padri Rosminiani.
Ma da allora, settembre 1935, vivo in continua missione, a volte in ambienti difficili, ma sempre con tanta fiducia - è difficile resistere all’amore di Dio - basta essere liberi interiormente e disposti ad essere amati e dare amore.
Qualche volta ripenso ai moltissimi che ho trovato sulla mia strada, compresi voi, e prego: “Grazie Padre, che hai avuto tanta fiducia in me, mi hai sorretto, ispirato e hai permesso che ti portassi nel cuore di tanti che, sono certo, incontrerò in Cielo”.
Quello che occorre, quando è Dio che si fa vicino, è - come fecero i primi discepoli - la prontezza di dire subito ‘sì’ e seguirLo, sapendo che Lui ci precede, accompagna, suggerisce ed agisce.
Ricordo sempre la frase di un ex terrorista, visitato nelle carceri. Dopo avere a lungo esaminato le ragioni della sconfitta delle loro ideologie, con cui ‘credevano di creare la civiltà dell’uguaglianza con la violenza’, mi disse: “La sola strada, padre, che può cambiare il mondo, è la sua. Voi cambiate il mondo con un’arma che noi non conosciamo: il Vangelo e l’amore”.
E voi pregate perché continui, fino a che Dio vorrà, ad essere ‘la matita tra le Sue dita’, o la voce prestata alla Sua Parola, perché, oggi - come sempre - l’uomo ha bisogno di ‘conoscere Gesù’!

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

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