venerdì 18 gennaio 2008

Omelia del giorno 20 Gennaio 2008 di Monsignor Riboldi

Omelia del giorno 20 Gennaio 2008

II Domenica del Tempo Ordinario (A)

Ecco l’Agnello di Dio


A volte si ha come l’impressione, troppo superficiale, che sia come finito il tempo della presenza di Gesù...come se l’Emmanuele, ‘il Dio con noi’, avesse scelto di restare solo per breve tempo tra di noi. Ma può mai essere che l’amore del Padre per l’uomo abbia un termine?
Se fosse vero Dio non sarebbe il Padre che tanto ci ama, uno ad uno, con un amore che ha dell’incredibile: incredibile per noi così limitati nell’offrirci con affetto agli altri, ma non per Dio, che è l’Amore stesso.
E l’Amore si è mostrato donandoci il Figlio, che si è addossato per intero la nostra povertà di esistere senza di Lui e ha pagato il duro prezzo della morte in croce, perché il Padre tornasse ad essere il nostro ‘Abbà’, ‘Papà’, per sempre.
Scriveva Paolo VI: “Gesù lo conosciamo? Gesù noi lo conosciamo perché la nostra educazione religiosa ci parlò di Lui; non potremmo dimenticarlo e offenderlo, senza dimenticare e offendere gran parte della nostra anima. Eppure la domanda resta anche sulle nostre labbra, sovente senza risposta. La piena risposta è troppo grave: implica il nostro destino spirituale. È troppo profonda e ineffabile: conoscerlo e definirlo vorrebbe dire - lo si intuisce - viverlo e sarebbe una risposta fatta di singhiozzi di gioia e di interiore pienezza. La sua figura rimane vaga e sbiadita. Come i discepoli smarriti, diciamo: ‘E’ un fantasma!’. Anche volessimo atteggiarci a negatori, a critici, a storici, che sapremmo dire di Lui? ‘In mezzo a noi sta uno che noi non conosciamo’ (Gv 1,26) Cioè la nostra conoscenza di Cristo è rudimentale, frammentata, incerta e forse anche fredda e ostile. E i nostri stati di animo di fronte a Lui sono ordinariamente in gradazione negativa: conoscerLo senza amarLo, supporLo senza conoscerLo, trascurarLo e dimenticarLo”.
Ma che senso può avere la vita senza questo Amore venuto dal Cielo, che dà valore a tutto e ci fa sentire ‘orgogliosamente’ figli del Padre?
Può anche sembrare una situazione assurda che, dopo duemila anni di Cristianesimo, in cui tutta la nostra civiltà occidentale è stata immersa, tanto da dettare linee fondamentali espresse nell’arte e nella cultura, oggi l’uomo moderno sembri essere agli inizi di tale conoscenza, come se Gesù fosse nato solo ieri.
Ma ci si accorge, per fortuna, sia pure lentamente, ma con sempre maggior consapevolezza - e questo è uno degli indici di speranza del nostro difficile tempo - che Gesù non è una figura che è stata solo di passaggio tra noi, neppure un mitico personaggio solo da tramandare e riporre in nicchia. Lui, per Sua Grazia, anche se non ce ne accorgiamo, e magari lo rifiutiamo, è parte della nostra vita, è, per chi crede, la Vita stessa.
Ci si rende conto che la ‘nostra immagine’ stessa non è più una immagine, se non è ‘a Sua immagine’ .
Il nostro volto perde ogni contorno, si deforma, fino a diventare ‘mostruoso’, se non ha le ‘linee’ del Volto di Gesù, che tanto vediamo ed ammiriamo nei volti dei Santi, quelli grandi e quelli feriali, attorno a noi.
La nostra gioia non è più vera Gioia, se non attinge a piene mani alla Gioia unica che è Dio stesso, irripetibile e introvabile in ‘altro’ o ‘altrove’.
Le nostre mani rimangono vuote di opere e sono piene di fatti vuoti e inutili, se non dannosi, se non diventano ‘mani di Cristo’ guidate dalla Sua carità.
Il nostro cuore diventa un baratro spaventoso, anche quando crede di amare, se il nostro amore non è purificato e non deriva da Chi è veramente l’Amore: Dio.
I nostri discorsi di pace sono vuoti scorrere di parole, che si ripetono come un ritornello e volano via, se a riempirli non c’è Lui, ‘Principe della Pace’.
La nostra stessa volontà di verità è un girare a vuoto nella nebbia, se non siamo illuminati da Lui, che è la Verità.
Questa consapevolezza è tremendamente bella e necessaria per chi davvero ama la vita.
È - anche per noi - come trovarci sulla sponda del Giordano, accanto a Giovanni Battista, in attesa della conversione, di un cambiamento di vita, in attesa di Chi è la Salvezza del mondo.
Così, oggi, Giovanni Battista ci presenta Gesù:
“Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo! Ecco Colui del quale io dissi: dopo di me verrà un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non Lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché Egli fosse fatto conoscere a Israele. Giovanni rese testimonianza dicendo: Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui. Io non Lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è Colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,29-34).
La parola del profeta Giovanni Battista è una presentazione di Dio tra noi davvero solenne.
È il momento in cui Gesù, dopo 30 anni di silenzio, appare sulla scena del mondo, tra noi uomini, per dirci quanto Dio ci ama, non solo, ma a chiederei di farci totalmente trasformare da questo
Amore, che finalmente ci può ridonare - solo che lo vogliamo - la bellezza della vita che avevamo perduto nell’Eden.
Si ha la sensazione - al di là delle apparenze - che tanti sentano la nostalgia di Chi veramente è tra noi a dare senso alla vita, a darci una Gioia che le creature, dopo una superficiale soddisfazione, rivelando il loro volto di fatuità, di cose inutili, ci negano... facendoci così tornare alla sorgente! Da vescovo, che incontra tanta gente ovunque, colgo questo profondo desiderio o nostalgia di Chi avevamo quasi sfrattato dal cuore.
È la stupenda verità che ‘Dio non è morto’, come da tanti si è creduto. Non solo è vivo, ma sta facendo conoscere la Sua Bellezza, la necessità di Lui, a tanti che si erano illusi di vivere dimenticandoLo o rifiutandoLo.
Dobbiamo essere onesti con noi stessi, come quella cara persona che, un giorno, con le lacrime agli occhi mi disse pressappoco così: ‘Per una vita intera ho lottato nel cercare altri dèi, come il benessere, la gloria e quanto può momentaneamente soddisfare. Ho avuto la sensazione di essermi fatto ubriacare dalle bugie del mondo, che di felicità non conosce neanche la parola. Ho scoperto di essere stato ingannato. Ed è una vera grazia che ora mi trovo nudo ai piedi di Dio per dirGli: Cancella, battezza ancora una volta questo tuo figlio e ridammi la gioia, poiché Tu sei l’unico che veramente mi ama e il Tuo Amore non è una lucciola di passaggio, ma l’impronta incancellabile della felicità nel cuore. Ti prego, Padre, fa’ che nessuno e nulla possa più cancellare l’impronta della Tua Presenza, perché Tu solo sai fare felici e per sempre’.
Leggevo sul volto di questa persona una sincerità totale e i primi segni della serenità.
E quanti come lui ho avuto il dono di incontrare con lo stesso desiderio, come quella volta che, parlando in una grande assemblea di una cittadina umbra, che, dagli organizzatori mi era stata presentata ‘allergica’ ad ogni conversazione su Dio, avevo proposto il tema: “Cristo solo può essere la nostra felicità”.
Alla fine dell’incontro, dopo un’ora e mezza di profondo e commosso ascolto, nel congedarli, perché era notte, uno, interpretando il sentimento di tutti, mi pregò: Non ci mandi via, perché qui è luce, fuori è solo oscurità e quella del cuore che è la peggiore!’. E continuai a parlare di Gesù.
Tornando l’anno dopo trovai il grande teatro gremito da oltre 500 persone e molte altre che non poterono entrare perché non c’era più posto. Altro che allergia!
Viene da salutare allora, oggi, la presenza di Gesù tRa noi, con le parole del profeta Isaia:
“Il Signore mi ha detto: Mio servo sei tu, Israele, al quale manifesterò la mia gloria. Il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a Lui Giacobbe e a Lui riunire Israele - poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza - mi disse: E’ troppo poco che tu sia mio servo, per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. lo ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra” (Is 19,3-6).
E davanti a questo grande Amore di Dio, che è tra noi e per noi e di cui forse poco ci accorgiamo, affidandoci al niente che siamo senza di Lui e rendendo così la vita simile al fico evangelico, con tante inutili foglie decorative, ma assolutamente privo di frutti, mi viene da pregare con voi:
“Gesù sei davvero la nostra vita:
cosa sarebbe questa nostra esistenza senza di Te?
Forse una mostra di fiori di plastica,
che sembra non appassiscano mai, ma solo perché non hanno mai conosciuto la gioia della vita!
Eppure con tutto il desiderio che provo di farmi vivere da Te,
tante volte mi aggrappo alla mia misera vita... per poi sentirmi morire.
Fa’, o Gesù, che muoia a questa vita senza di Te, per viverla in Te.
O Gesù, molte volte ti grido che Tu sei il mio Tutto, ma veramente Tutto,
perché nulla può chiamarsi ‘qualcosa’, neppure l’affetto più bello, l’azione più efficace,
se non ci sei Tu a dare senso e contenuto.
Lo so per esperienza: so quanto vuoto c’è nel fare senza amare, nell’amare senza che Tu ami in me.
Eppure a volte mi aggrappo a tanti piccoli ‘niente’, che - è quasi una bestemmia - chiamo motivi di vita,
e poi ho la sensazione di una corsa nel nulla, che mi fa trovare sempre allo stesso punto di partenza, con il fiato in gola.
O Gesù, Ti ho sempre davanti, appeso ad una croce, ma mi nasce il dubbio di averTi appeso io a quella croce, perché Tu non possa muoverTi liberamente nella mia vita. Scendi da quella croce, Ti prego, e metti in croce me, perché, potendoti muovere liberamente nella mia vita, Tu possa diventare la mia resurrezione, il mio amore infinito per Te e per gli altri”.

Antonio, Vescovo
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

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