domenica 13 gennaio 2008

Omelia del giorno 13 Gennaio 2008 di Monsignor Riboldi

Omelia del giorno 13 Gennaio 2008

Battesimo del Signore (Anno A)

Il Battesimo di Gesù


La Chiesa accompagna i nostri passi sulle orme della vita di Gesù, chiudendo il tempo dell’attesa del Figlio di Dio e dando inizio alla sua missione tra noi con la festa del Battesimo.
Può sembrare lunga la ‘preparazione’ di Gesù - potremmo pensare - che rimase nel ‘nascondimento’ per trenta anni. Oggi già da piccoli si fanno sogni per la vita. Ma in che consistono i sogni? Il più delle volte, per tanti, sono solo sogni ‘umani’, ossia traiettorie di vita che, purtroppo, molte volte portano al ‘niente’. Ma il dono che il Padre ha fatto della vita, a ciascuno di noi, contiene non un sogno, ma un ben preciso disegno, che è poi la nostra vocazione o missione.
Gesù sapeva che era tra noi per una missione unica: come Figlio di -Dio, leggendo le Scritture, doveva conoscere quanto il Padre chiedeva a Lui. Già a 12 anni, quando per la prima volta va a Gerusalemme con Maria e Giuseppe, per la Pasqua, volutamente si distacca da loro e si ferma nel tempio. Maria e Giuseppe, dopo un giorno di cammino, di ritorno a Nazareth, si accorgono che Gesù non è con loro e si mettono a cercarlo. “Lo trovarono nel tempio - racconta l’evangelista Luca - seduto in mezzo ai maestri della Legge: li ascoltava e discuteva con loro. Tutti quelli che l’udivano, erano meravigliati per l’intelligenza che dimostrava con le sue risposte. Anche i suoi genitori, appena lo videro, rimasero stupiti e sua madre gli disse: Figlio mio, perché ti sei comportato così con noi? Vedi, tuo padre ed io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto preoccupati per causa tua. Egli rispose loro: Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio. Ma essi non capirono il significato di quelle parole. Gesù tornò a Nazareth con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti. E Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini” (Lc 2, 46-52).
Quanta lezione per tutti noi viene da questo episodio della vita di Gesù.
Non ha fretta - come abbiamo noi - di ‘sognare’ il corso della vita, che contiene tanti segreti che Dio solo conosce, ma vuole presentarsi con le certezze del Cielo. E, quando il tempo di adempiere la Sua missione è venuto, Egli è pronto. Lo aveva preceduto Giovanni Battista, che invitava tutti a ‘convertirsi per preparare la via del Signore’.
Gesù, il Signore, si presenta, mettendosi nei nostri panni ‘davvero sporchi’ per il peccato originale e con tutte le nostre debolezze, chiedendo a Giovanni di essere battezzato.
Così racconta l’evangelista Matteo: “In quel tempo, Gesù dalla Galilea, andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù gli disse: Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3,3-17).
Gesù viene così presentato al mondo e, quindi, a tutti noi: è il Figlio prediletto dal Padre.
Il battesimo di Giovanni era una totale immersione nelle acque del Giordano, considerate ‘luogo di Dio’, per purificarsi dal peccato e così essere mondi. Ma sappiamo che il battesimo di Giovanni era una conversione che mancava del suo epilogo, ossia tornare ad essere quei figli che i nostri progenitori avevano rifiutato di essere con il peccato originale. Anche noi, da piccoli, veniamo battezzati, con la differenza che, dopo il Sacramento del Battesimo, diventiamo a pieno titolo figli del Padre e, quindi, fratelli di Cristo: da qui il nostro nome di cristiani.
Ricordando il mio Battesimo, come mi veniva raccontato dalla mamma, riscopro la ‘ragione’ del perché venisse dato appena nati: una fede radicata ed una speranza viva, oltre all’amore per eccellenza verso il proprio figlio.
Nato il 16 gennaio, mamma volle che subito, il giorno dopo, fossi portato al fonte battesimale. “E’ vero che tu eri nostro figlio, ma ti mancava la vera paternità, quella di Dio. La vita che papà ed io ti abbiamo donato è quella terrena, che è sempre un cammino difficile, nella valle di lacrime e senza un vero domani. Il Battesimo ti fa figlio del Padre e quindi è tutta un’altra cosa. Dio, diventando tuo Padre, ti sarà accanto non solo in questa vita, ma la aprirà a ben altro: come Lui siamo fatti per la gioia nella eternità”. E così, nonostante la neve, che era scesa abbondante quell’anno, il giorno dopo fui portato da papà al fonte battesimale e il sacerdote mi diede finalmente il nome: Antonio. Mi raccontava poi mamma che, dopo il battesimo, papà entrando in camera da letto, non finiva di danzare con me in braccio e cantare: ‘Ecco mio figlio, ecco il figlio di Dio!’.
Il Battesimo è ancora la grande festa del nostro ‘natale’ o si è ceduto troppo al consumismo che usa del battesimo solo per fare festa e non sa perché?
Ma lasciamoci prendere dalla gioia che viene dal semplice battesimo di Gesù nel Giordano: una semplicità in cui Dio stesso dà il nome: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Così il profeta Isaia canta quel giorno benedetto del Battesimo di Gesù: “Dice il Signore: Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto su di lui il mio Spirito: egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza: non verrà meno e non si abbatterà, finché non sarà stabilito il diritto sulla terra, e per la sua dottrina saranno in attesa le isole. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano. Ti ho formato e stabilito come alleanza per il popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, coloro che abitano nelle tenebre” (Is 42, 1-7).
Oggi, carissimi, è il giorno non solo per ricordare il nostro battesimo, il vero nostro natale, ma per domandarci se, fatti figli di Dio, viviamo una vita da figli del Padre o - Dio non voglia - il nostro Battesimo non faccia parte solo dei tanti ‘ricordi’, ma senza un seguito.
Mentre il Battesimo, per la sua natura di rinascita, dovrebbe essere reso consapevole e diventare uno stile di vita secondo Gesù.
Affermava Paolo VI, cui, spesso, se osservate, ricorro, per la grande attualità del suo magistero: “Teniamo bene presente questo fatto. Al Battesimo noi abbiamo incontrato Cristo. Incontro sacramentale e vitale, rigeneratore. Fu il nostro vero Natale. Ora attenzione! Che cosa comporta un simile incontro con Gesù? ancora il Vangelo ci insegna: comporta seguire Cristo. Comporta uno stile di vita, comporta un impegno inscindibile, comporta una fortuna inestimabile. Qui, c’è tutto. Qui la coerenza della nostra vita, qui la fedeltà della nostra professione religiosa; qui il genio della nostra presenza in questo mondo; qui l’obbligo della nostra testimonianza morale; qui la nostra capacità a sovrumane virtù; qui l’urgenza della nostra carità missionaria e sociale.
Essere cristiani! Noi non faremo che ripetere: bisogna ridare al fatto di avere ricevuto il Battesimo, cioè di essere stati inseriti, mediante tale sacramento, nel Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, tutta la sua importanza, specialmente nella cosciente valutazione che il battezzato deve avere della sua elevazione, anzi della sua rigenerazione alla felicissima realtà di figlio adottivo di Dio, alla dignità di fratello di Cristo, alla fortuna, vogliamo dire alla grazia, della in abitazione dello Spirito Santo, alla vocazione di una vita nuova, che nulla ha perduto di umano, salvo la infelice sorte del peccato originale, e che di quanto è umano è abilitato a dare le migliori espressioni e sperimentare i più ricchi e candidi frutti” (6 febbraio 1974).
Non ci resta, carissimi, che rispolverare la bellezza del nostro Battesimo e farlo diventare riferimento di ogni atto della nostra giornata.
Tutto, anche le cose più ordinarie della vita, alla luce del Battesimo, possono diventare grandi e belle agli occhi di Dio. Un grande compito che, credo, tutti dobbiamo accogliere come ‘tema della sinfonia della nostra vita’.
Ci aiuti Gesù, battezzato nel Giordano da Giovanni, che così preghiamo: “Anche su di noi, Signore, tu hai fatto discendere lo Spirito nel nostro Battesimo e ci hai chiamati figli adottivi. Aiutaci a essere consapevoli di questa dignità e a testimoniare ogni giorno nel servizio ai fratelli l’amore che abbiamo ricevuto”.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

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