mercoledì 2 gennaio 2008

Omelia del giorno 01 Gennaio 2008 di Mons. Riboldi

Omelia del giorno 1 Gennaio 2008

Maria Santissima Madre di Dio

Buon Anno nel Nome di Maria Santissima


Mi affretto a fare gli auguri di un anno pieno di Grazia, di Pace e serenità, non solo a voi miei carissimi, ma a tutti gli uomini.
E Dio solo sa - e noi con Lui - quanto bisogno c’è che il tempo che ci è donato da vivere su questa terra non sia un dialogo in bianco o, peggio ancora, un diario con troppi errori, alcuni madornali, che ci fanno male.
L’anno appena trascorso certamente è stato ricco di azioni belle che, credo, tutti abbiamo compiuto davanti agli occhi del Padre, e Lui le conserva, così come ormai fanno parte della nostra storia tutte le manchevolezze, gli errori, che affidiamo con fiducia alla Sua Misericordia.
La vera sapienza, che è dono dello Spirito, per tutti, ci insegna infatti ad affidare alla Misericordia di Dio ciò che ormai non possiamo cancellare, ossia il passato, nel bene e nel male, per ritornare ad essere capaci di usare ogni istante della vita come programma di bene, riempiendo il diario delle nostre giornate di azioni buone agli occhi di Dio e degli uomini.
Viviamo ogni giorno - anche perché non sappiamo se sarà ‘uno dei tanti’, che Dio ci dona, o se è l’ultimo - come la grande occasione per essere ‘uomini di buona volontà’.
Qui è la vera gioia e speranza che fa il futuro.
E il mio augurio, che è grande, carissimi tutti, a cominciare da quanti soffrono e sono in difficoltà, è lo stesso che dà la Chiesa oggi: “TI BENEDICA IL SIGNORE E TI PROTEGGA. IL SIGNORE FACCIA BRILLARE IL SUO VOLTO SU DI TE E TI SIA PROPIZIO. IL SIGNORE RIVOLGA SU DI TE IL SUO VOLTO E TI CONCEDA PACE” (Num 6, 22-27).
Ricordiamocelo sempre: il tempo che ci è dato può essere un’opportunità per ‘accumulare ricchezze per il Regno’ e per la Gioia, ma - Dio non voglia - può diventare un pericoloso ‘nulla’, un vivere alla giornata, per ritrovarci alla fine con le mani vuote o, peggio, con un carico di sbagli che poi si pagano.
Sul vostro diario di quest’anno 2008, possiate scolpire, giorno per giorno, i vostri gradini verso il Paradiso!
E oggi la Chiesa celebra LA SOLENNITÀ DI MARIA, MADRE DI DIO, come per darci una sicura compagnia nel nostro futuro cammino.
Per chi crede è una meravigliosa occasione per, non solo meditare, ma per metterci nel Suo Cuore di Mamma, donataci da Gesù in croce.
È un ineffabile dono quello di Gesù: darci per Mamma, Sua Mamma!
E la fede ci conferma che la Madonna non ci è Mamma ‘per modo di dire’, ma dal Cielo lo è con un Amore tenero e sollecito.
Conosce ognuno di noi e ci accompagna, non permettendo che restiamo soli. Se anche non la vediamo vicina fisicamente, lo è di fatto. Come le nostre mamme, del resto, ma molto più potente! E che ci è vicina ce lo ricordano le tante apparizioni tra di noi, in cui con chiarezza, ci consiglia, come le nostre mamme, e ci dà il segno che ci segue. Basta andare a Lourdes o a Fatima per averne conferma. E come si fa sentire la Sua vicinanza quando recitiamo il S. Rosario!
Il Vangelo ce la presenta, già dal Natale di Gesù, come Mamma, che davanti a ciò che succede di noi ‘serba tutto, meditandolo nel suo cuore’.
“In quel tempo - racconta Matteo - i pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva in una mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato loro detto. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole in cuor suo. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto come era stato detto loro” (Mt 2, 16-21).
Piace fare conoscere anche a voi la riflessione-preghiera che il Santo Padre rivolge a Maria, al termine della sua ultima Enciclica: ‘Spe salvi’ al n. 50.
“Tu vivevi in intimo contatto con le Sacre Scritture di Israele, che parlavano della speranza – della promessa fatta ad Abramo e alla sua discendenza. Così come comprendiamo il santo timore che ti assalì, quando l’Angelo del Signore entrò nella tua camera e ti disse che tu avresti dato alla luce Colui che era la speranza d’Israele e l’attesa del mondo. Per mezzo tuo, attraverso il tuo ‘sì’, la speranza dei millenni doveva diventare realtà, entrare in questo mondo e nella sua storia. Ti sei inchinata davanti alla grandezza di questo compito e hai detto ‘sì’: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc l,38). Quando piena di gioia attraversasti in fretta i monti della Giudea per raggiungere la tua parente Elisabetta, diventasti l’immagine della futura Chiesa che, dal suo seno, porta la speranza nel mondo attraverso i monti della storia. Ma accanto alla gioia, che nel tuo Magnificat, con le parole e con il canto ha diffuso nei secoli, conoscevi pure le affermazioni oscure dei profeti sulla sofferenza del Figlio di Dio in questo mondo. Sulla nascita nella stalla di Betlemme brillò lo splendore degli Angeli, che portavano la buona novella ai pastori, ma nel tempo stesso la povertà di Dio in questo mondo fu fin troppo sperimentabile. Il vecchio Simeone ti parlò della spada che avrebbe trafitto il tuo cuore, segno della contraddizione che il tuo Figlio sarebbe stato in questo mondo. Quando poi cominciò l’attività pubblica di Gesù, dovesti farti da parte, affinché potesse nascere la nuova famiglia per la cui costituzione Egli era venuto e che avrebbe dovuto svilupparsi con l’apporto di coloro che avrebbero ascoltato e osservato la Sua parola. Nonostante tutta la grandezza e la gioia del primo avvio dell’attività di Gesù, tu, già nella sinagoga di Nazareth, dovesti sperimentare la verità del ‘segno di contraddizione’. Così hai visto il crescente potere dell’ostilità e del rifiuto che progressivamente andavano affermandosi intorno a Gesù, fino all’ora della croce, in cui dovesti vedere il Salvatore del mondo, l’Erede di Davide, il Figlio di Dio, morire, come un fallito, esposto allo scherno, tra i delinquenti. Accogliesti allora la parola: ‘Donna, ecco tuo figlio!’. Dalla croce ricevesti una nuova missione. A partire dalla croce diventasti madre in una maniera nuova: madre di tutti coloro che vogliono credere nel tuo Figlio Gesù e seguirlo. La spada del dolore trafisse il tuo cuore. Era morta la speranza? Il mondo era rimasto definitivamente senza luce? Senza la vera mèta? In quell’ora, probabilmente, nel tuo intimo, avrai ascoltato nuovamente la parola dell’angelo, con cui aveva risposto al tuo timore nel momento dell’annunciazione: ‘Non temere, Maria!’. Quante volte il Signore, il tuo Figlio, aveva detto la stessa cosa ai suoi discepoli. Prima dell’ora del tradimento, Egli aveva detto: ‘Abbiate coraggio! Io ho vinto il mondo. Non sia turbato il vostro cuore’. ‘Non temere, Maria!’, nell’ora di Nazareth l’angelo ti aveva detto: ‘Il suo regno non avrà fine!’. Era forse finito prima di cominciare? No, presso la croce tu eri diventata madre dei credenti. In questa fede, sei andata incontro al mattino di Pasqua. La gioia della resurrezione ha toccato il tuo cuore e ti ha unita in modo nuovo ai discepoli, destinati a diventare famiglia di Gesù, mediante la fede. Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza. Maria, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare e amare con te. Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel cammino”.
Voglio pregare Maria, la Mamma celeste, per tutti voi, perché vegli sul nostro cammino in questo nuovo anno, con le parole di P. Claudel:
Vengo, o Madre, da te, soltanto a guardarti.
Guardarti e piangere di gioia.
Sapere che io sono tuo figlio e che tu sei qui.
Essere insieme con te, Maria, dove sei tu.
Non dir nulla, cantare solo perché il cuore è troppo pieno.
Perché sei bella, sei immacolata, donna finalmente restituita alla grazia.
La creatura nella sua prima felicità e nel suo sboccio così come è uscita da Dio nel mattino del suo originale splendore.
Ineffabilmente intatta perché tu sei la Madre di Gesù Cristo che è la verità tra le tue braccia, la sola speranza, il solo frutto...
Perché tu sei la donna, l’Eden dell’antica tenerezza dimenticata il cui sguardo va diritto al cuore e fa sgorgare le lacrime accumulate. Semplicemente perché tu esisti, Madre di Cristo e nostra, sii ringraziata. Rinnovo a tutti il mio augurio di buon anno e prego e benedico.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

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