martedì 8 gennaio 2008

Lettere a Theo sulla pittura di Vincent Van Gogh


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Domenica mattina (L'Aia, settembre 1882)
Caro Theo ho appeno ricevuto la tua lettera, molto gradita, e dato che oggi voglio prendermi un pò di riposo, ti rispondo subito. Grazie della lettera, di quanto accluso e di quanto mi dici.
E ti ringrazio anche molto per la descrizione della scena con operai a Montmartre, che ho trovato molto interessante, dato che mi descrivi anche i colori, di modo che posso davvero vederla. Sono lieto che tu stia leggendo quel libro su Gavarni. Io lo ritenni molto interessante e me lo ha reso doppiamente simpatico.
Parigi e i suoi dintorni possono ben essere belli, ma non abbiamo di che lamentarci neppure quaggiù.
Questa settimana ho dipinto qualcosa che penso ti darebbe l'impressione di Scheveningen come la vedemmo quando vi passeggiammo insieme: un grande studio di sabbia, mare e cielo - un cielo enorme di un grigio delicato e di bianco caldo, con una singola piccola chiazza di azzurro che vi riluce attraverso - la sabbia e il mare, luce - cosicché il tutto si imbiondisce, ma pieno di animazione, con le figure sgargianti caratteristiche e i pescherecci, che sono pieni di toni di colore. Il soggetto dello schizzo è un peschereccio che sta levando l'àncora. I cavalli sono pronti ad essere attaccati alla barca per trainarla in acqua. Te ne accludo un piccolo schizzo.
E' stato un lavoro. duro. Vorrei averlo dipinto su tavola o su tela. Ho cercato di metterci più colore, ossia profondità e fermezza di tinte. Come è strano che io e te sembriamo avere spesso gli stessi pensieri. Ieri sera, ad esempio, tornai a casa dai boschi con uno studio, ed ero stato profondamente assorto in quella questione della profondità del colore l'intera settimana e particolarmente in quel momento. E mi sarebbe piaciuto parlarne con te, riferendomi in particolare allo studio che avevo dipinto; e, guarda un pò, nella lettera di stamattina mi parli per caso di essere stato colpito a Montmartre dai colori forti e vivi, che nonostante ciò risultano essere armoniosi.
Non so se si tratti esattamente della stessa cosa che ci ha colpiti entrambi, ma so bene che avresti certamente provato quel che mi ha colpito in modo tanto particolare, e probabilmente l'avresti considerato allo stesso modo. Inizio col mandarti un piccolo schizzo del soggetto e ti dirò di che si trattava.
Il bosco sta diventando proprio autunnale - vi sono effetti di colore che trovo molto raramente nei dipinti olandesi.
Ieri verso sera stavo dipingendo nel bosco un terreno piuttosto in pendenza coperto da foglie di betulla secche e ammuffite. Il terreno era di un marrone rossastro chiaro e scuro, reso ancor più tale dalle ombre degli alberi che vi gettavano sopra delle strisce scure che a volte venivano quasi cancellate. Il problema, che io trovavo molto difficile, stava nell'ottenere la profondità del colore, l'enorme forza e la solidità di quel terreno - e mentre dipingevo mi accorsi per la prima volta di quanta luce e al tempo stesso la luminosità e la profondità di quel colore denso.
Perché non puoi immaginarti un tappeto più meraviglioso di quel marrone rossastro profondo nel bagliore del sole di una sera d'autunno, schermato dagli alberi.
Da quel terreno si levano giovani betulle che da un lato sono colpite dalla luce e sono di un verde brillante in quel punto: nel lato in ombra quei tronchi sono di un verde brillante in quel punto; nel lato in ombra quei tronchi sono di un verde nerastro caldo e profondo.
Dietro quegli alberelli, dietro quel terreno marrone rossastro c'è un cielo di un grigio-azzurro delicatissimo, caldo, quasi per nulla azzurro, tutto splendente - e di contro al tutto un bordo, una nebbiolina di verde e una trama di piccoli steli e di foglie giallastre. Alcune figure di raccoglitori di legna si aggirano come masse scure di ombre misteriose. La bianca cuffia di una donna che si curva a raccogliere un ramo secco spicca improvvisamente contro il marrone rossastro profondo del terreno. Una gonna è colpita dalla luce - appare un'ombra - la scura immagine di un uomo si staglia sopra il sottobosco. Una cuffia bianca, un berretto, una spalla, un busto di donna si modellano di contro al cielo. Quelle figure sono grandi e piene di poesia - nella penombra di quella profona tonalità d'ombra paiono enormi terracotte che si stiano modellando in uno studio.
Ti descrivo la natura: fino a che punto io abbia reso l'effetto nel mio schizzo, io stesso non so; ma so di essere rimasto colpito dall'armonia di verde, rosso, giallo, nero, azzurro, marrone e grigio.
Era molto simile a un De Groux, un effetto simile al suo schizzo Le dèpart du conscrit, ad esempio, che era una volta al Palazzo Ducale.
E' stato difficile a dipingersi. Per il terreno ho usato un tubo e mezzo, della misura grande, di bianco - eppure il terreno era molto scuro - ancor più rosso, giallo, ocra marrone, nero, terra di Siena, bistro - e il risultato è un marrone rossastro, ma un colore che varia dal bistro al rosso vino profondo e perfino a un pallido colore bianco- rosato. E poi c'è anche il muschio sul terreno, e il bordo di erba nuova, che viene colpito dalla luce e brilla ed è molto difficile da rendere. Ecco che infine hai uno schizzo che ritengo abbia un significato e che esprime qualcosa, qualunque cosa possano dirne.
.....
dal libro Lettere a Theo sulla pittura di Vincent Van Gogh

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