giovedì 10 gennaio 2008

Le bellezze della notte di Alvise Zorzi


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E' altamente improbabile che il celebre quadro di Vettor Carpaccio tradizionalmente conosciuto col titolo "Le Cortigiane" raffiguri davvero due di queste signore. E' quasi certo che esso rappresenta, invece, due ricche dame, consorti di mercanti facoltosi e avventurosi come ce n'erano in abbondanza nella Venezia di quel tempo. Ma che volesse davvero vedere com'erano fatte, quelle donne che per tutto il corso del carnale e festoso Cinquecento impersonarono meglio di tante altre, patrizie e principesse comprese, il trionfo della femmilità, non ha che guardare certi nudi opulenti e sensuali di un Tiziano, di un Tintoretto, di un Veronese. Posavano volentieri nude, quelle signore, per i maestri del pennello. Tuttavia non avevano da offrire soltanto un corpo se è vero che Veronica Franco, dopo aver trascorso una notte con Enrico III di Valois, re di Francia e di Polonia, contraccambiava i doni, certamente splendidi, del giovane sovrano col proprio ritratto dipinto da Jacopo Tintoretto, suo amico e commensale.
Comune a Roma Papale ed alla Venezia dei dogi, il fenomeno della cortigiana assume soprattutto a Venezia quella dimensione mitica che faceva esclamare ad una delle Dames galantes dell'abate di Brantome: "Ah! Piacesse a Dio che avessimo fatto trasferire tutti i nostri denari a Venezia par lettre de banque, e che fossima là a condurre cette vie courtisanesque, plaisante e heureuse, alla quale nessun'altra potrebbe avvicinarsi quand'anche fossimo emperieres de tout le monde! Del mito di Venezia città libera diffuso in tutta Europa, anche le cortigiane costituivano dunque un elemento.
Non era stato sempre così. Anche e soprattutto nel Medio Evo, Venezia era stata una città cosmopolita, contro di traffici d'ogni genere e passaggio obbligato per le rotte d'Oriente; oltre al commercio delle spezie orientali, del sale e delle stoffe, un capitolo importante dell'economia veneziana era costituito da ciò che oggi chiameremmo turismo, soprattutto il flusso dei pellegrini che dall'Euroa continentale vi confluivano per imbarcarsi alla volta della Terrasanta. Per attrarre e meravigliare questa clientela, che si aggiungeva ai mercanti ed agli uomini d'affari europei ed orientali, la Repubblica veneziana si era accaparrata un gran numero di reliquie preziose, tra le quali facevano spicco i numerosi corpi di santi trafugati in Levante. Ma così come gli uomini d'affari, nemmeno i pellegrini vivevano di puro spirito e la prostituzione fioriva, non meno del gioco d'azzardom negli alberghie, nelle osterie enegli angiporti del quartiere mercantile e finanziario della città, quell'autentica Wall Street del Medio Evo che era Rialto. Tuttavia la Repubblica, che pur proteggeva le prostitute, conosciute col poetico nome di mammole, dai taglieggiamenti del loro protettori, i bertoni, aveva voluto evitare la diffusione della prostituzione nel tessuto urbano. E, nel 136o, aveva confinato mammole e bertoni nel cosiddetto Castelletto: un'area chiusa, presieduta da pubblici ufficiali, dalla quale né mammole né i bertoni potevano uscire (gran parte degli immobili che li ospitavano apparteneva ad un ramo della patrizia famiglia Malipiero)
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da Meridiani - Venezia - articolo di Alvise Zorzi

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