domenica 13 gennaio 2008

La rosa di Ivàn Serghèevic Turghenev

Ultimi giorni di agosto...L'autunno era già vicino.
Il sole era tramontato. Un improvviso acquazzone, senza tuoni e senza lampi, era appena passato sulla nostra larga pianura.
Il giardino davanti la casa ardeva e fumava, tutto inondato dall'incendio del cielo e dal diluvio della pioggia.
Ella era seduta davanti alla tavola nel salotto e con ostinata concentrazione guardava il giardino attraverso la porta socchiusa.
Io sapevo cosa avveniva allora nella sua anima; sapevo che dopo una lotta non lunga, anche se tormentata, proprio in quell'istante ella si abbandonava a un sentimento con il quale non riusciva a spuntarla.
A un tratto si alzò, lesta andò in giardino e sparve.
Passò un'ora...ne passò un'altra; ella non tornava.
Allora mi alzai, e uscito di casa mi avviai per il viale lungo il quale - non ne dubitavo - anch'ella era andata.
Tutto si era oscurato intorno: la notte gia si avvicinava. Ma sull'umida sabbia del sentier, rosseggiante nettamente anche nella diffusa oscurità, si scorgeva un oggetto rotondo.
Mi chinai...Era una giovane rosa, appena sbocciata. Due ore prima, avevo visto quella stessa rosa sul suo petto.
Cautamente sollevai il fiore caduto nel fango e, tornato nel salotto, lo posi sul tavolo, davanti alla sua poltrona.
Ecco che anche lei infine ritornò e, attraversando a passi leggeri tutta la stanza, sedette al tavolo. Il suo viso era un po' più pallido e più animato; con un allegro imbarazzo, correvano veloci qua e là gli occhi abbassati, quasi rimpiccioliti.
Ella ha visto la rosa, l'ha afferrata, ha fissato i suoi petali sgualciti, imbrattati, ha guardato me, e i suoi occhi, fattisi improvvisamente immobili, luccicarono di lacrime.
- Di che piangete? - chiesi.
- Ecco, di questa rosa. Guardate com'è ridotta!
Allora pensai di dar prova di profondità di pensiero:
- Le vostre lacrime laveranno questo sudiciume - dissi con espressione densa di significato.
- Le lacrime non lavano, le lacrime bruciano - rispose e, girata verso il caminetto, gettò il fiore nella fiamma morente. - Il fuoco brucia anche meglio delle lacrime - esclamò non senza impeto; e gli occhi bellissimi, ancora lucidi per le lacrime, risero impertinenti e felici.
Compresi che lei pure era stata bruciata.
Aprile 1878

dal libro Poesie in prosa di Ivàn Serghèevic Turghenev

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