giovedì 17 gennaio 2008

L'amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez


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Florentino Ariza, invece, non aveva smesso di pensare a lei per un solo attimo dopo che Fermina Daza lo aveva respisto senza appello dopo alcuni amori lunghi e sofferti, ed erano trascorsi da allora cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni. Non aveva dovuto tenere il conto dell'oblio facendo una riga al giorno sui muri di una prigione, perché non era passato un giorno senza che accadesse qualcosa che gliela faceva ricordare. All'epoca della rottura viveva solo con sua madre, Transito Ariza, in una mezza casa in affitto di Calle de las Ventanas, dove lei fin da quando era molto giovane aveva un negozio di merceria e dove anche sfilacciava camicie e stracci vecchi che vendeva come cotone per i feriti di guerra. Era stato il suo unico figlio, frutto di un legame occasionale con il noto armotare don Pio Quinto Loayza, uno dei tre fratelli che avevano fondato la Compagnia Fluviale del Caribe, e avevano dato con questa un nuovo impulso alla navigazione a vapore nel rio del la Magdalena.
Don Pio Quinto Loaza morì quando il figlio aveva dieci anni. Anche se si era sempre occupato delle sue spese, non lo aveva mai riconosciuto come suo davanti alla legge né gli aveva lasciato risolto l'avvenire, e così Florentino Ariza era rimasto con l'unico nome di sua madre, benché la suavera generalità fosse sempre stata di dominio pubblico. Dopo la morte del padre, Florentino Ariza aveva dovuto rinunciare alla scuola per impiegarsi come apprendista all'Ufficio Postale, dove lo aveva incaricato di aprire i sacchi, di mettere in ordine le lettere e di avvisare il pubblico che era arrivata la posta issando sulla porta la bandiera del paese di provenienza.
L sua serietà richiamò l'attenzione del telegrafista, l'emigrato tedesco Lotario Thugut, che suonava anche l'organo nelle cerimonie maggiori della cattedrale e dava lezioni di musica a domicilio. Lotario Thugut gli insegnò l'alfabeto Morse e l'uso del sistema telegrafico, e bastarono le prime lezioni di violino perché Florentino Ariza continuasse a suonarlo a orecchio come un professionista. Quando conobbe Fermina Daza era il giovane più richiesto della sua classe sociale, quello che ballava meglio la musica di moda e recitava a memoria la poesia sentimentale, ed era sempre a disposizione dei suoi amici per fare alle loro fidanzate serenate con un a solo di violino. Era squallido fin da allora, con capelli da indio impomatati e gli occhialini da miope che aumentavano il suo aspetto di abbandono. A parte il difetto della vista, soffriva di una stitichezza cronica che lo obbligà a clisteri purganti per tutta la vita. Aveva un solo abito da cerimonia, ereditato dal padre morto, ma Transito Arizo glielo teneva così bene che ogni domenica sembrava nuovo. Nonostante la sua aria allampanata, la sua riservatezza e i suoi vestiti malinconici, le ragazze del suo gruppo facevano riffe segrete per giocare a restare con lui, e lui giocava a restare con loro, fino al giorno in cui conobbe Fermina Daza e gli morì l'innocenza.
L'aveva vista per la prima volta un pomeriggio in cui Lotario Thugut lo aveva incaricato di portare un telegramma a un tipo senza domicilio conosciuto che si chiamava Lorenzo Daza. Lo trovò nel piccolo Giardino de Los Evangelios, in una delle case più vecchie, mezza in rovina, il cui patio interno sembrava il chiostro di un'abbazia, con erbacce negli angoli e una fontana di pietra senza acqua. Florentino Ariza non udì nessun rumore umano quando seguì la domestica scalza sotto gli archi del corridoio, dove c'erano cassoni da trasloco ancora da aprire e attrezzi da muratore fra resti di calce e sacchi di cemento, dato che la casa stava subendo un restauro totale. In fondo al patio c'era un ufficio, dove dormiva la siesta seduto davanti alla scrivania un uomo molto grasso con le basette arricciate che si confondevano con i baffi. Si chiamava, in effetti, Lorenzo Daza, e non era molto conosciuto in città perché era arrivato da meno di due anni e non era uno di molte amicizie.

dal libro L'amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez

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