martedì 22 gennaio 2008

Il giornale intimo di Henry Ryecroft di George Gissing


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Autunno

I

Penso che tutti possano essere soggetti a quello scherzo della mente che spesso mi rende perplesso.

Ad un tratto mentre leggo e penso - senza un'associazione o un motivo occasionale che mi sia dato notare - mi si parar dinanzi la visione di un luogo che conosco. Impossibile spiegare peché quella determinata località debba mostrarsi all'occhio della mente: l'impulso cerebrale è così impercettibile che nessuna ricerca può tracciare la sua origine. Se leggo, una frase, un pensiero, anche una semplice parola della pagina che mi sta dinanzi serve a risvegliare la memoria; se sono occupato in altre cose deve essere un qualche oggetto visto, o un odore, o un contatto; o forse la stessa posizione del corpo, basta a richiamare qualcosa del passato. Talvolta la visione passa e finisce; talvolta però, ha seguito poiché la memoria lavora in maniera interamente indipendente dalla volontà senza che appaia alcun legame tra una scena e la successiva.
Dieci minuti fa stavo parlando con il mio giardiniere.
Argomento della conversazione era la natura del suolo, e precisamente se vi si adatta o meno una certa verdura. Ad un tratto mi sono accorto di guardare attentamente la Baia di Avlona e sì, che è più sicuro che i miei pensieri non avevano vagato verso quella direzione. Il quadro che mi si parò dinanzi mi sorprese, e cerco ancora di scoprire come si sia presentato alla mia mente: ma è una vano tentativo.
Fu per una inaspettata fortuna che vidi Avlona. Ricordo che stavo andando da Corfù a Brindisi. Il battello a vapore veleggiava nel tardo pomeriggio: c'era un po' di venti, e poichè la notte di dicembre diveniva fredda, mi coricai.
La prima luce del giorno mi trovò sul ponte. Credevo fossimo vicini al porto italiano, ma con mia sorpresa vidi una spiaggia montuosa verso la quale il piroscafo era diretto a grande velocità. Mi fu detto che si trattava della costa dell'Albania: poichè la nostra nave non era molto resistente al mare, e poiché soffiava ancora un po' di vento (ma non in maniera da sconvolgere i passeggeri) il capitalno era tornato indietro quando era quasi a metà dell'Adriatico, e stava cercando un rifugio nell'insenatura di qualche collina incoronata di neve.
Poco dopo entrammo in una grande baia nella cui stretta bocca si stendeva un'isola. La carta mi indicava dove ci trovavamo, e con non piccolo interesse scopriii che la lunga linea di vette che vigilavano la baia sul lato sud costituiva il promontorio Acroceraunio. Una piccola città che si vedeva in alto sulla spiaggia interna era l'antica Aulon.
Ci ancorammo qui e vi rimanemmo tutto il giorno. Poiché le provviste erano insufficienti fu mandata una barca a terra, ed i marinai comperarono tra le altre case, un po' di pane - particolarmente detestabile - secondo loro "cotto al sole". Nel cielo non c'era una nuvola; fino a sera il vento fischiò sulle nostre teste, ma il mare intorno era azzurro e liscio. Stetti al sole e rallegravo i miei occhi con la visione delle belle scogliere e delle vallate della spiaggia ricca di fitti boschi. Giunse poi un magnifico tramonto ed infine la notte scivolò dolcemente nella cavità dell colline che ora avevano un colore verde più cupo e più intenso. Un piccolo faro cominciò a brillare. Nella perfetta calma che era sopraggiunta udivo il dolce e mormorante frangersi delle onde sulla spiaggia. All'alba entrammo nel porto di Brindisi.

dal libro Il giornale intimo di Henry Ryecroft di George Gissing

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