domenica 20 gennaio 2008

Il finanziere che si allenava con Francesco Panetta di Giovanni Certomà


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“[…] in una mattina fredda e piovosa, mi ritrovai seduto all’interno di un pulmino scolastico che trasportava me ed altri ragazzini provenienti da altri istituti superiori di Locri (R. C.) e Siderno in quel di Bovalino.Tra i ragazzini vi era uno a cui la quasi totalità degli accompagnatori, rivolgeva molti sorrisi, saluti e soprattutto parole di lode e vanto per i successi ottenuti. Questi era un ragazzino di qualche anno più grande di me, con i capelli ricci e lunghi con due occhiali legati con l’elastico e con un paio di diadora di colore blu ai piedi, il suo nome era Francesco Panetta”. Si apre così il racconto dell’ispettore della Guardia di Finanza, Antonio Posca, che rievoca la sua storia di atleta. Tutto si svolgeva nell’ormai lontano 1979, quando Antonio frequentava il primo anno del liceo scientifico “Zaleuco” di Locri ed “ebbi la fortuna di essere selezionato a rappresentare il citato istituto per i “ giochi della gioventù”. Intanto su quel pulmino la sua tensione cresceva “e con lei cominciavano a frullarmi in testa mille pensieri: ”...ma che cavolo ci faccio io qui?...ecco sta piovendo, pensa che gara che sarà...ma guarda questo Panetta, vincerà lui e mi farà fare una figuraccia...”. Ma le paure di Antonio scomparvero “all’atto dell’appello degli atleti per le batterie, infatti, constatai che per la mia età, ero stato iscritto nella gara della categoria cadetti, con i ragazzini delle medie, mentre Francesco Panetta partecipava a quella degli allievi. La gara partì e, forse entusiasta del fatto che non dovessi confrontarmi con quel ragazzino che si chiamava Panetta, mi ritrovai dopo alcuni metri a condurre in testa. Correvo e correvo, senza preoccuparmi che stesse piovendo o degli schizzi di fanghiglia che si mescolava al mio sudore.Primo giro di boa, ecco sono primo, gli altri sono indietro ma ecco che accanto a me si affianca il professore Italo Pugliese che mi urla: ”calmati se no scoppi!”. Ma Antonio non ascolta quelle voci. “Continuai a tenere lo stesso ritmo, secondo giro di boa, ancora primo e gli altri lontanissimi”. E a quel secondo passaggio Antonio ascolta le urla di Francesco Panetta: “dai, vai sei solo, stai tanquillo”. “Arrivai vincitore così al traguardo, con un notevole distacco sugli ”inseguitori”; avevo il cuore in gola, la bocca secca e non stremai a terra forse, sorretto più dall’orgoglio che da altro. E al ritorno, su quello “storico” pulmino, si sedette accanto ad Antonio proprio Francesco Panetta dell’I.T.C. di Siderno. “Iniziammo a parlare e mi raccontò che l’anno prima aveva corso la finale nazionale e che si allenava con altri ragazzi di Siderno nel nuovo campo di atletica, invitandomi di andarlo a trovare. La sera stessa di ciò ne parlai con i miei genitori e qualche giorno dopo, accompagnato da mio padre, mi recai a Siderno dove ebbi a conoscere Marcello Attisani e così iniziai a correre per l’U.S.A.L. Siderno. Gli allenamenti si svolgevano il pomeriggio sotto la guida di Marcello.Prima di iniziare con il lavoro specifico, tutti noi, fondisti e mezzofondisti e i velocisti effettuavamo il riscaldamento con una corsetta blanda fino alla fiumara e ritorno. - Mentre Antonio srotola la sua pellicola della memoria è palpabile l’intensità delle emozioni sopite - . “Eravamo un bel gruppo, un potenziale umano impressionante. Facevamo paura a tutti. Correvamo e vincevamo, finali provinciali, regionali, qualificazioni alle fasi nazionali dei giochi della gioventù e meeting di atletica. Intanto Francesco Panetta seguito anche da istruttori federali dopo essere giunto settimo alla finale mondiale Juniores ad Helsinki si trasferiva a Milano alla “Propatria “ sotto la guida di G. Rondelli, mentre noi rimasti a Siderno continuavamo a vincere. L’attività sportiva di Antonio si protrasse fino al 1983, anno in cui si diplomò. A novembre, poi, si iscrisse all’Università, presso la facoltà di Ingegneria di Firenze e a quel punto arrivò il primo stop con “l’amata corsa”. Gli studi particolarmente impegnativi e difficoltà di altra natura fanno dimenticare ad Antonio la corsa per qualche anno. Ma nel 1989, durante il servizio militare da ufficiale nell’esercito, in occasione dell’allestimento della squadra da far partecipare alla “Vivicittà”, Antonio ritorna al suo “amore”, la corsa. La “sorte” o il “fato”, però, non si rivelano sui amici e, a causa di un piccolo infortunio alla caviglia, dovette smettere. Lo stop ha la durata di qualche anno e nel 1995, quando vinse il concorso nella Guardia di Finanza, “tra una nevicata ed una gelata per smaltire qualche rotondità ripresi saltuariamente a correre. Nel 1998 durante il servizio mi lesionai il LCA e il menisco del ginocchio sinistro. Ecco la mia FINE, cominciai ad ingrassare e soprattutto con l’andare avanti misi da parte qualsiasi velleità di correre a certi livelli”. Ma “il primo amore” non si può dimenticare, né può morire, “e ciò grazie al mio fraterno amico Giovanni Gelsomino. Fu lui a spingermi nell’estate del 2004 a calzare nuovamente le scarpette da corsa e ad accompagnarlo giornalmente nelle sue sedute di allenamento, svolte di prima mattina lungo la pista ciclabile che da Locri porta a Sant’ Ilario.Con mia sorpresa mi ritrovai a correre di nuovo e, sebbene in sovrappeso (82 kg.), a non faticare più di tanto. Così ho ripreso a correre e senza una adeguata preparazione ho partecipato all’estero ad alcune gare, la mezza di Locarno del novembre 2006, giungendo 155° su 1100 partecipanti e concludendola in 1h 35’00 a circa 4’30 a Km e sopratutto rivivendo sensazioni bellissime ripensando ai mie trascorsi”. La storia di Antonio Posca, oggi ispettore della Guardia di Finanza, in quel di Como, e 65 kg, non fa che suscitare emozioni, e di quelle “vere” di uno che ebbe la fortuna di sentirsi dire da Francesco Panetta: “dai, vai sei solo, stai tranquillo".

articolo da http://www.giovannicertoma.it/

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