sabato 5 gennaio 2008

Cercasi amore disperatamente di Federica Bosco




Carmen

Spagna.
Solito giro per cercare lavoro in un bar qualunque e finalmente un sì.
La sera il locale si riempiva di gente assurda che animava la sera cantando e ballando e finivamo sempre a ballare sul bancone completamente ubriachi lanciandoci pezzi di frutta della sangria.
L'unico lato negativo è che toccava a me pulire.
Non andavamo mai a dormire, eravano tutti sempre su di gire e fumavamo l'impossibile.
Una sera verso le tre mentre zampettavo improvvisati passi di flamenco, si unì alle nostre danze etiliche un personaggio che, come poi avrei scoperto in seguito, era un coreografo in tournée con la sua compagnia di danza.
Fu una serata strepitosa in cui i freni inibitori ci abbandonarono completamente e dove ognuno diede il meglio di sè, della propria passione e della propria sensualità.
Certe cose succedono solo in certi posti magici, con determinate congiunzioni astrali e con un tasso alcolico spaventoso nel sangue.
Ballammo così bene che Eric, questo era il suo nome, alla terza bottiglia mi chiese se volevo partire in tournée con loro.
Non cercava artisti con grande esperienza, ma attori e ballerini con personalità, magnetismo e molta faccia tosta.
Ero perfetta!
Eric era l'omossessuale più etero che avessi mai conosciuto, era alto, bello, con un'eleganza innata da fare innamorare chiunque, e infatti nessun uomo gli aveva mai resistito.
Si profumava con una dose indegna di colonia alla tuberosa che riusciva a dominare alla perfezione, nonostante la dolcezza nauseabonda.
Noi ragazze non aspettavamo altro che il suo bacetto sulle labbra la mattina a colazione: ci saremmo sbranate per un suo complimento.
Il motivo di tanta competizione stava proprio nel fatto che non potevamo averlo.
Mettemmo in scena nientemeno che Carmen: praticamente una missione suicida, per questo eravamo tutti isterici.
Non sapevo niente di opera, mai ascoltata la Callas e non avevo idea di quello che avrei dovuto fare, ma Eric ci costringeva a interminabili ore di prova durante le quali ci torturava, ci umiliava e ci adorava, facendosi ogni volta perdonare anche quando ne avevi piene le palle e volevi andartene.
Ti corteggiava al punto da farti sentire indispensabile.
Un paraculo nato.
Se sbagliavi un passo e non era in giornata, cosa che accadeva molto spesso, poteva insultarti con uno o più fra i seguenti aggettivi: nullità, grassona, ballerina comica, culona e, quando era proprio al limite, il temuto "Basta, torno da mia madre".
Indifferentemente a uomini o donne.
Ci chiamava "le sue creature", ci faceva da padre, da madre, da amante e da maschio e in fondo sapeva benissimo che, se ne avesse avuto bisogno, saremmo stati disposti a dargli un rene.
Se sentiva che non eravamo ricettivi ai suoi messaggi, che non gli davamo abbastanza passione o desiderio non esitava a farci assistere a una corrida o a farci danzare sotto la pioggia o a svegliarci nel cuore della notte. Sapeva essere crudele all'occorrenza.
In un primo tempo ebbi il ruolo di Manuelita, poi in seguito a un infortunio capitato alla protagonista di cui, giuro, non fui responsabile, ebbi l'onore di avere la parte di Carmene

Io Carmen?
"Ah ah! Scherzi vero?"
"No no, sei adatta, lo puoi fare":
"Solo perché ho i capelli lunghi e sono grossa come un vagone non vuol dire che lo posso fare!":
A questo punto mise su la tipica faccia seccata di quando lo si contraddiceva ed era convinto di aver avuto una super idea: diventava taciturnom si rollava una canna, aspirava profondamente e poi ti spiegava e lo "spiegone" era così lungo che ti prendeva per sfinimento.
Quello che capii della Carmen, è che o era la storia più moderna che fosse mai stata scritta, oppure il monda dai tempi di Eva non era mai cambiato.
Carmen era una tipa tosta, nevrotica ed egocentrica, che cercava in fin dei conti solo qualcuno che l'amasse veramente (come tutte noi).
Il protagonista maschile, Don Josè, invece era il classico bellone smidollato, schiacciato dalla madre, frustrato dai sensi di colpa e dal "vorrei ma non posso".
Quando Carmen, grande provocatrice lo sfida a disertare per seguirla, il nostro uomo se la fa sotto e torna da mammà e dalla sua fidanzata frigida, senza però smettere di amare Carmen. Lei allora si innamora del Toreador bello, coraggioso e virile (anche se in realtà tutto quello che ha da offrirle è una vita di corna di quelle vere).
A questo punto Josè cosa fa? Quello che si legge sempre sui giornali: lei gli getta l'anello in faccia (un po' violentemente ad essere onesti) e lui impazzito per la gelosia la pugnala a morte e si consegna alla giustizia.
In ogni caso Eric, dietrologia a parte, era un gra bel Don Josè. Alla fine del terzo atto, cadeva disperato su di me che giacevo morta a terra e rimanevo alcuni lunghissimi secondi schiacciata sotto il peso del suo corpo, eccitatissima.
Sentivo battere il suo cuore contro il mio e respiravo il profumo di tuberosa misto al calore della sua pelle sudata e avevo la certezza che in quel momento lui mi amava.
E anch'io.
Un mattino di alcuni mesi dopo, in una giornata di vento straordinariamente freddo e ostile, il suo cane, dopo aver grattato alla porta per ore, trovò il corpo del suo padrone in un lago di sangue.
Si era tagliato i polsi.
Rimanemmo impietriti in un macabro semicerchio come nel finale di Carmen.
Era stato il suo colpo di scena. L'ultimo.
Nessuno disse più una parola.
Me ne andai la sera stessa.

dal libro Cercasi amore disperatamente di Federica Bosco

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