sabato 29 dicembre 2007

Omelia del giorno 30 Dicembre 2007 di Mons. Riboldi

Omelia del giorno 30 Dicembre 2007

Sacra Famiglia (Anno A)

La Sacra Famiglia, subito alla prova

Sembra proprio che la famiglia, oggi, sia nel mirino di chi la vorrebbe o correggere o distruggere.
Si preferisce non parlare più di un vincolo indissolubile, come è l’amore nel sacramento del matrimonio, ma esaltare ‘un amore senza controlli burocratici’, andando ‘dove ti porta il cuore’, ... troppe volte ‘allo sbaraglio’, come molte situazioni, a volte anche tragiche, dimostrano!
Infatti sappiamo tutti che l’amore non è un bene commerciabile, che può indifferentemente passare da un acquirente all’altro, ma ha bisogno di crescere e farsi prendere la mano dall’infinito, che è la sua natura, superando le inevitabili prove.
Un vero amore, voluto e scelto, fondato sul sacramento, trova sempre la forza che Gesù, presente, assicura.
Non ho mai visto tanta serenità, tanto affetto, che superano la brevità del tempo in cui si vive insieme, come in matrimoni che celebrano le nozze d’argento, o d’oro e, a volte, di platino!
Ogni volta, da vescovo, sono chiamato a benedire coppie che ringraziano, celebrando i loro anniversari, mi è facile vedere sui loro volti la gioia di avere costruito la felicità insieme. Quella gioia che c’era nella mia famiglia, quando un giorno, papà, passeggiando con me, appena ordinato prete, mi disse: ‘Amo tanto mia moglie, la tua mamma, che mi sembra ogni giorno sia il primo giorno del nostro incontro. La amo come la vita. Mi venisse a mancare, sarebbe come vedere sparire la vita’. E questo me lo diceva dopo 33 anni di matrimonio e con sulle spalle la fatica, dura allora, di portare a casa un pezzo di pane a noi figli, che eravamo sette!
Oggi, sarà la mancanza di una vera formazione interiore, che ha come ingoiato i grandi valori, indissolubilmente legati alla capacità di amare, come la fedeltà, la gioia di fare della vita un dono, sarà il relativismo, il ‘mondo’, sarà quello che vogliamo, ma l’amore non è più ‘l’alito di Dio’ in noi, ma si dà il nome di ‘amore’ ad una merce ‘usa e getta’.
È quello che piace al nostro mondo consumistico, ma mette a rischio la stessa civiltà.
Tutte le famiglie dovrebbero pensare bene a questo, chiudendo la porta del cuore alla ‘grancassa’ di chi predica un ‘tale amore’.
C’è in atto uno scontro tra fedeltà nell’amore, che assicura felicità e santità, e una ‘falsa libertà’ nel rapporto, che può solo generare confusione e tanto, ma tanto, dolore.
La risposta che molte famiglie hanno dato, partecipando alla famosa manifestazione, detta del ‘Family day’, è davvero quella ‘della foresta che cresce nel silenzio’, a dispetto del grande chiasso ‘degli alberi che cadono’.
La Chiesa, dopo aver celebrato il Natale di Gesù, celebra oggi la festa della Sacra Famiglia.
L’amore, per sua natura, crea altro amore e, nella famiglia, questa continuità o ‘incarnazione dell’amore’, siamo proprio noi: i figli.
È anche vero che la famiglia, come ogni persona, conosce gioie e sofferenze. Ogni famiglia sa bene che l’attendono numerose prove. Come è accaduto anche alla famiglia di Gesù.
Proprio il Vangelo di oggi ce ne offre un esempio: “I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese di Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre ed entrò nel paese di Israele.
Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao, al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, e appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: Sarà chiamato Nazareno” (Mt 2, 13-23).
Fa davvero impressione come subito la Sacra Famiglia abbia conosciuto la cattiveria umana - generata dal timore che ‘il bambino’ potesse togliere il ‘potere’! - e sia stata costretta ad una fuga durissima, dalla Giudea verso l’Egitto, attraverso il deserto, non avendo dove alloggiare: una sofferenza che tanti oggi vivono, senza aiuti e anche sfruttati!
Ma quel Bambino celeste non era venuto, e non è tra noi, per un confronto con il potere umano, che scatena guerre, provoca stragi e carneficine, o con altri idoli del mondo. È venuto nella povertà ed insicurezza, che è di tanti oggi: vero uomo che conosce il nostro patire.
Paolo VI, visitando Nazareth, il 5 gennaio 1967, così esortava le famiglie: “Nazareth è la scuola in cui si è iniziato a comprendere la vita di Gesù, scuola del Vangelo. Vi si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa tanto umile, semplice manifestazione del Figlio di Dio. Forse si impara quasi insensibilmente ad imitare la lezione di silenzio. Rinasca in noi la stima del silenzio, ammirabile e indispensabile atmosfera dello spirito. Rinasca in noi, circondati da tanti frastuoni, strepiti e voci clamorose, nella nostra vita moderna rumorosa. O silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento, l’interiorità. Dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri. Insegnaci la necessità del lavoro, dello studio, della meditazione, della vita interiore personale, della preghiera, che Dio solo vede nel segreto.
Nazareth ci insegni che cosa è veramente la famiglia, la sua comunione di amore, il suo carattere sacro e inviolabile. Impariamo da Nazareth come è dolce e insostituibile la formazione che essa dà.
Impariamo come la sua funzione sia all’origine e alla base della vita sociale. O Nazareth, casa del ‘figlio del falegname’. Vorremmo qui comprendere e di qui celebrare la legge severa e redentrice della fatica umana; qui ricomporre la coscienza della dignità del lavoro; richiamare qui che non può il lavoro essere fine a se stesso, che a garantire la sua libertà e dignità sono, al di sopra dei valori economici, i valori che li finalizzino. Oh! Come vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazareth! Come vorremmo, vicini a Maria, ricominciare ad apprendere la vera scienza della vita e la sapienza più alta delle verità divine”.
In questa festa della Sacra Famiglia vorrei pregare per tutte le famiglie, a cominciare da quelle che soffrono o sono in difficoltà, con le parole di Madre Teresa:
“Padre dei cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra Famiglia di Nazareth.
Aiutaci, Padre d’amore, a fare della nostra famiglia un’altra Nazareth, dove regnino l’amore, la pace e la gioia.
Che possa essere profondamente contemplativa, intensamente eucaristica e vibrante di gioia.
Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia
Insegnaci a vedere Gesù nei membri della nostra famiglia, soprattutto se vestito di sofferenza.
Che il Cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori mansueti e umili come il Suo.
E aiutaci a svolgere santamente i nostri doveri familiari.
Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi, sempre più, giorno per giorno, e perdonarci i nostri difetti, come Tu perdoni i nostri peccati.
Aiutaci, Padre d’amore, ad accogliere ogni cosa Tu vorrai darci e a dare quello che Tu prendi, con un grande sorriso”.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
E-mail: riboldi@tin.it

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