sabato 29 dicembre 2007

Il divaolo veste Prada di Lauren Weisberger


http://www.auditoriumcasatenovo.com/Film8anno/IlDiavoloVestePrada.jpg

Ci vollero dodici settimane perchè capitolassi e accettassi di imbottire il mio guardaroba con l'ampia gamma di abiti firmati che "Runway" non vedeva l'ora di fornirmi. Dodici lunghissime settimane di superlavoro e cinque ore di sonno a notte. Dodici miserabili settimane simili a un unico, lunghissimo esame, senza mai un complimento o una parola di incoraggiamento da parte dei miei superiori. Dodici orribili settimane in cui mi ero sentita inetta, incompetente, disperatamente stupida. Finché, all'inizio del quarto mese, stanca di tante umiliazioni, avevo deciso che avrei preso tutto ciò che di buono "Runway" poteva darmi, rinnovando il mio look.
Prima di questa epifania, vestirmi per andare al lavoro era un'impresa difficilissima, la parte più stressante dell'orrenda routine mattutina.
Arrivare al lavoro alle sette era di per sé un'impresa. Significava privarmi sistematicamente del sonno necessario alla mia salute psicofisica. Non so quante volte avevo tentato di andare a dormire prima di mezzanotte, fallendo miseramente. Le ultime due settimane erano state particolarmente dure. Poiché stavamo chiudendo il numero con la moda di primavera, spesso ero rimasta in ufficio fino alle undici di sera in attesa che il Book fosse pronto. Tempo di consegnarlo e andare a casa, ed era già mezzanotte. Mangiavo un boccone e mi infilavo a letto mezzo vestita.
La sveglia scattava alle cinque e mezza in punto. Allungavo un piede nudo in direzione dell'odioso apparecchio (strategicamente piazzato ai piedi del letto per costringermi ad alzarmi per spegnerlo) e scalciavo alla cieca finché non c'entravo il bersaglio. Ripetevo la mossa ogni sette minuti, fino alle sei e quattro minuti. A quel punto, in preda al panico, schizzavo fuori dal letto e mi cacciavo sotto la doccia.
Dopo la doccia, mi aspettava la solita disputa con l'armadio. I primi mesi mi ero svegliata addirittura a notte fonda, nel tentativo di cavare una mise adatta a "Runway" dal mio guardaroba targato Banana Republic. Stavo in piedi davanti all'armadio per delle mezz'ore, con in mano il mio caffè bollente, indecisa tra stivali e ballerine, lana e microfibra. Cambiavo collant almeno cinque volte prima di trovare il colore giusto, solo per ricordare avvilita che i collant, di qualsiasi stile o colore, erano out, punto e basta. Le mie scarpe avevano sempre il tacco troppo basso, troppo massiccio o troppo superato. Non possedevo neppure un capo in cachemire e non avevo mai sentito parlare del tanga. E per quanto ci provassi, non riuscivo a indossare un top elasticizzato senza spalline per andare al lavoro.
A livello emotivo, fisico e mentale, la prova quotidiana del guardaroba era un pozzo succhia-energia. E così, dopo tre mesi, mi ero arresa. Ero troppo stanca, ecco tutto.

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