sabato 29 dicembre 2007

Al diavolo piace dolce di Lauren Weisberger

Lo sguardo rapidissimo che lanciai con la coda dell'occhio fu più che sufficiente: ebbi l'immediata certezza che la creatura marrone saettante sul pavimento di legno sconnesso fosse uno scarafaggio, l'insetto più grosso che avessi mai visto. Prima di sparire sotto la libreria, per poco il super-bacarozzo non mi sfiorò i piedi scalzi. Tremante, mi sforzai di praticare la respirazione chakra che avevo imparato durante la settimana trascorsa - contro la mia volontà - in un ashram con i miei genitori. Dopo pochi ma intensi respiri, il mio battito cardiaco rallentò leggermente, e nel giro di pochi minuti fui abbastanza operativa per prendere le necessarie precauzioni. Come prima cosa, trassi in salvo Millington (anche lei rannicchiata per la paura) dal suo nascondiglio sotto il divano. Quindi, in rapida successione, mi infilai un paio di stivali di pelle alti fino al ginocchio, aprii la porta che dava sul pianerottolo per favorire la fuga dello scarafaggio, e iniziai a spruzzare su ogni centimetro quadrato del mio minuscolo monolocale un pesticida di contrabbando, ultrapotente. Premetti il grilletto quasi fosse un'arma, e dieci minuti dopo, quando squillò il telefono, stavo ancora spruzzando.
Il numero di Penelope lampeggiò sullo schermo. Stavo per non rispondere, quando mi ricordai che la casa della mia migliore amica era uno dei miei due potenziali rifugi. Se mai lo scarafaggio fosse riuscito a sopravvivere alla suffumicazione e ad attraversare nuovamente il mio salotto, mi sarei dovuta nascondare o da lei o da zio Will. E non sapendo dove sarebbe stato Will quella sera, giudicai più furbo mantenere aperte le linee di comunicazione. Risposi.
"Pen, sono attaccata dal bacarozzo più gigantesco di Manhattan. Che cosa faccio?" chiesi non appensa ebbi sollevato la cornetta del telefono.
"Bette, ho una notizia da darti!" urlò lei, palesemente indifferente al mio panico.
"Una notizia più importante della mia invazione?"
"Avery mi ha appena chiesto di sposarlo!" gridò Penelope. "Siamo fidanzati!"
Dannazione. Quelle due, semplici parole - siamo fidanzati - possono rendere una persona così felice e un'altra così depressa. Il mio pilota automatico scattò all'istante, ricordandomi che sarebbe stato quanto meno inopportuno formulare ad alta voce quello che stavo pensando: "E' uno sfigato, Pen. Un moccioso strafatto e viziato in un corpo da uomo. Se lo sposi non farai altro che aspettare il giorno in cui, tra dieci anni, ti sostituirà con una più giovane e più sexy. Non farlo! Non farlo! Non farlo!".
"Oh mio dio!" urlai di rimando. "Congratulazioni! Sono così felice per te!"
"Oh Bette, sapevo che saresti stata contenta. Non riesco quasi a parlare, sta succedendo tutto talmente in fretta!"
"Talmente in fretta? Ma se è l'unico ragazzo che ha avuto da quando hai diciannove anni. Non lo definirei proprio un evento inatteso: sono otto anni che state insieme. Spero solo che non si pigli un herpes al suo addio al celibato a Las Vegas."
"Raccontami tutto! Quando? Come? L'anello?" snocciolai, recitando la parte della migliore amica in modo tutto sommato convincente, o almeno credo.
"Be', non posso dirti molto perché ora siamo al Plaza. Ti ricordi che aveva insistito per passarmi a prendere al lavoro oggi?" Prima ancora che potessi rispondere, Penelope proseguì senza prendere fiato. "E' venuto in macchina e mi ha detto che i suoi ci stavano aspettando per cena a casa. Ci sono rimasta un pò male, avevo sperato in una cenetta romantica a due. Comunque, prima di andare dai suoi, abbiamo preso un aperitivo e a un certo punto ecco che compaiono i nostri genitori. Prima ancora che capissi quello che stava succedendo, me lo sono visto in ginocchio!"

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